Genti di San Spiridione. I Serbi a Trieste 1751-1914
di // pubblicato il 07 Agosto, 2009
Ci sono eventi culturali capaci di fare luce su fatti storici sconosciuti o quasi e la mostra, promossa dal Comune di Trieste in collaborazione con il Consolato Generale della Repubblica di Serbia a Trieste e la Comunità Religiosa Serbo-Ortodossa di Trieste, riesce a interessare al punto che approfondire diventa come leggere un romanzo.

La mostra ripercorrere la storia della Comunità Religiosa Serbo-Ortodossa di Trieste, in occasione del 140° anniversario della consacrazione della chiesa di San Spiridione e del 240° anniversario della prima messa celebrata a Trieste in antico slavo ecclesiastico.

Risalgono al Settecento i primi insediamenti serbi a Trieste quando la città diventa "Porto Franco" per volontà di Carlo VI e nell'Adriatico era finalmente permessa la libera navigazione.
A Trieste, il principale porto commerciale dell'Impero austriaco, inizia un periodo di forti sviluppi in ogni campo per l'arrivo e l'insediamento di mercanti, uomini d'affari, armatori marittimi provenienti da tutta Europa e dall'Impero Ottomano con la rapida costruzione di fortune economiche dell'emporio adriatico. Basti pensare che negli anni '70 del Settecento approdavano annualmente a tra i 5 e i 6 mila bastimenti e le merci esportate superavano il valore di 6 milioni di fiorini.

In questo contesto, se è vero che la Comunità Serbo-Ortodossa non raggiunse mai grandi numeri, passando da poche decine a poche centinaia di persone, va detto però che nel 1864, periodo particolarmente florido per Trieste (gli Illirici erano circa 500, i Protestanti di confessione augustana 850, di confessione elvetica 520, anglicana 350, i Greci ortodossi 1200 e gli Ebrei 4400, il ruolo dei Serbi fu estremamente importante.
L'attività marittima era di primaria importanza ma non esauriva gli interessi dei commercianti della comunità illirica, che preferivano investire gli ingenti capitali di cui disponevano in diversi settori. Oltre all'acquisto e alla vendita di merci, provvedevano al loro trasporto con naviglio proprio. Per finanziare gli acquisti fondarono le prime banche private e per assicurare le merci le prime compagnie di assicurazione. Alla fine del diciottesimo secolo, delle quattordici compagnie triestine, otto erano controllate dagli Il lirici.

Il 20 febbraio del 1751, quando Maria Teresa emise la Patente di Riconoscimento (a Greci e Illirici veniva riconosciuto il diritto di fondare una propria comunità religiosa e fondare una chiesa), la Comunità decise di innalzarne una chiesa dedicandola a San Spiridione e l'area scelta nel cuore della nuova Trieste, accanto al Canal Grande. Area instabile visto che un secolo dopo chiesa e campanili erano lesionati da dover essere abbattuti.
Il concorso per la nuova chiesa venne vinto da Carlo Maciachini con un edificio monumentale ispirato all'architettura bizantina sovrastato da una grande cupola centrale e attorniato da quattro campanili.
A decorarlo furono chiamati insigni artisti lombardi con mosaici e marmi preziosissimi restituiti ora a tutta la loro bellezza e forza celebrativa.
Il tempio doveva confermare a tutti il "peso" economico e culturale di questa piccolissima, ma di grande prestigio e rilevanza, i cui membri stavano innalzando anche alcuni dei più imponenti edifici privati della nuova Trieste.
La mostra delinea proprio l'importanza del ruolo culturale ed economico che la comunità serba ebbe nello sviluppo triestino, mettendone in luce le vicende storiche e artistiche attraverso gli intrecci familiari.
Sarete catturati dalle sezioni dell'allestimento dove la documentazione dà risalto ai personaggi più rappresentativi che contribuirono alle fortune economiche della città con le loro vicende biografiche, i volti, i palazzi, i velieri di famiglie; personaggi come i Gopcevich, i Popovich, gli Opuich o gli Skuljevich ricostruiti attraverso ritratti, fotografie, progetti, libri, documenti d'archivio inediti o esposti raramente.

La mostra si sofferma sulla stroria architettonica della chiesa di San Spiridione, dall'originario edificio settecentesco ai restauri di oggi. Infatti gli acquerelli testimoniano l'aspetto della chiesa settecentesca, i progetti del concorso del 1859 per la nuova chiesa, la documentazione dei lavori di restauro delle facciate, i mosaici e la sostituzione del tetto che si concluderanno alla fine del 2009.
Troverete anche manufatti liturgici: evangeliari e oreficerie sette-ottocenteschi oltre ad antiche e raffinate icone per entrare virtualmente nella ritualità delle cerimonie religiose di confessione ortodossa.
Infine, due sezioni sono dedicate alla biblioteca e alla scuola della Comunità Religiosa Serbo-Ortodossa di Trieste, importanti istituzioni culturali che hanno tramandato il patrimonio culturale serbo in città con le loro preziose raccolte.

Ideata e realizzata dalla Direzione Area Cultura Civici Musei di Storia ed Arte, con la direzione di Adriano Dugulin, la mostra si avvale anche di un impedibile catalogo edito da Silvana a cura di Lorenza Rescinditi, Michela Messina e Marisa Bianco Fiorin.
Se non conoscete il fascino e le suggestioni di Trieste, l'educazione, la pulizia, la civiltà e la bellezza della Regione Friuli, questa è davvero un'ottima occasione per partire.