Al Teatro Comunale di Modena due rappresentazioni per l’Orlando Furioso di Antonio Vivaldi in un nuovo allestimento firmato da Marco Bellussi in coproduzione con il Teatro Comunale di Ferrara, Bayreuth Baroque Opera Festival e Daegu Opera House.
Impresario al Teatro Sant’Angelo di Venezia, già dal dicembre 1714 il Prete Rosso aveva iniziato a lavorare alla sua opera dopo aver letto il testo di Ludovico Ariosto e prendendo parte attiva alla ripresa del dramma per musica Orlando furioso, su libretto di Grazio Braccioli e musica di Giovanni Alberto, che aveva debuttato il 9 novembre dell’anno precedente. Vivaldi modificò la partitura con molta musica propria, così da creare una versione che circolò su molti palcoscenici europei.

Dopo innumerevoli rielaborazioni, la versione definitiva debuttò nell’autunno 1727 al Teatro Sant’Angelo di Venezia. Dall’intricata trama dell’originale ariostesco, l’opera segue il filo delle vicende del paladino, perdutamente innamorato di Angelica, e di Ruggiero, vittima dei sortilegi della maga. È l’isola incantata a fare da sfondo a un intreccio che mescola elementi magici, eroici, comici e amorosi, perfettamente assecondati dalla scrittura vivaldiana con una suggestiva varietà di stili musicali.

Il regista, nel libretto di sala, scrive: «Affrontare la drammaturgia dell’Orlando Furioso significa cimentarsi con un testo di straordinaria complessità, articolato in molteplici fili narrativi: ognuno di essi è autonomo eppure tutti s’intrecciano creando una sola struttura architettonica. Ecco nascere il luogo: uno spazio delineato, una dimensione conclusa che afferisce al protagonista carismatico dell’opera. Non Orlando, bensì Alcina, la maga. Nel suo palazzo si consumano le intricate vicende previste da Grazio Braccioli sulla base del testo ariosteo e mirabilmente espresse dalla musica di Antonio Vivaldi. Siamo dunque in un palazzo dai perimetri definiti ma non certi. È la mistificazione della magia, che li dilata e li deforma togliendo la sicurezza d’una sola prospettiva.

La tensione barocca allo stupore e alla meraviglia si giova di questi meccanismi. La regia asseconda le dinamiche distorsive del dramma e per questo decide di puntare su un solo potente elemento, lo specchio. Nel disegno di Matteo Paoletti Franzato le pareti del palazzo sono dunque specchio. Specchio è anche il soffitto della reggia. Ne deriva che tutto ciò che in essa avviene può essere realtà o riflesso distorto della stessa. Accade quindi che la piccola società dei nostri personaggi agisca e reagisca di riflesso ai condizionamenti di una destabilizzante molteplicità di ambigue prospettive, dando vita ad una commedia in cui tutti, più o meno consapevolmente, sono mossi dalle loro passioni in una condizione di insicurezza e provvisorietà».

La direzione è stata affidata a Federico Maria Sardelli, tra i massimi interpreti ed esegeti del compositore veneziano, protagonista della rinascita del teatro musicale vivaldiano dei nostri tempi, con più di quaranta incisioni discografiche per le quali ha ricevuto due nomination ai Grammy Awards. Famoso anche come pittore, incisore ed autore satirico, nel 2015 ha ricevuto il Premio Comisso alla narrativa con il romanzo L’affare Vivaldi, edito da Sellerio. Il Direttore racconta come, in questa rappresentazione, sia stato posto grande impegno nella ricostruzione di usi e costumi musicali e interpretativi del periodo storico, spiegando che «per la prima volta, in questi tempi moderni, l’opera non viene divisa in due parti, facendo un taglio artificioso al centro, ma conserva la tripartizione in tre atti con due intervalli. In secondo luogo, lavoriamo su un’edizione critica nuova, che ci permette di mettere in luce tanti piccoli particolari. L’organico strumentale prevede due cembali, tipico della struttura teatrale barocca; evitiamo certi strumenti che oggi sono di moda nella pratica barocca contemporanea, come le chitarre e gli arciliuti, ma che al tempo di Vivaldi, intorno al 1727, non erano più in uso, tanto più in teatro. Questa operazione di recupero filologico sicuramente andrà a favore dell’ascolto e della piacevolezza».

Assistendo alla seconda recita (che ha concluso la stagione operistica del Teatro Pavarotti – in una bellissima e calda giornata con un teatro affollato – fa piacere constatare come, piano piano, il barocco inserito nelle programmazioni, attiri sempre più pubblico, specialmente i giovani. Il maestro Federico Maria Sardelli ha diretto in modo ineccepibile l’Orchestra barocca dell’Accademia dello Spirito Santo e il Coro della stessa Accademia preparato dal maestro Francesco Pinamonti. Ogni suono è stato pura melodia in simbiosi con le voci e, a ogni entrata del maestro dopo le pause, grandi applausi sono partiti in favore del direttore e dell’orchestra.

Molto bene il cast della compagnia di canto iniziando dal controtenore Yuriy Mynenko, al suo debutto in Italia, ma già ampiamente apprezzato in Ariodante di Händel a Losanna nel 2016 e in Polifemo di Nicola Porpora a Salisburgo nel 2019, è stata occasione per notare come sia maturato: la sua voce è raffinata e molto estesa, con la capacità di cesellare arie e recitativi in modo personale anche per una presenza scenica di spessore.

La maga Alcina, cantata, ma anche recitata dal contralto Sonia Prina che è una garanzia in questo repertorio soprattutto per il suo timbro scuro che fa la differenza.
Il soprano Arianna Vendittelli è stata un’Angelica elegante e sicura bissando il successo ottenuto – in questo teatro – con Giovanna Seymour nell’Anna Bolena di Donizetti.
Il mezzosoprano Loriana Castellano ha reso Bradamante da manuale, come il contralto Chiara Brunello con Medoro. L’altro controtenore, Filippo Mineccia nei panni di Ruggiero, ci ha fatto emozionare nel primo atto in “Sol da te mio dolce amore” anche perché, solo quest’aria cantata come si deve, valeva il biglietto.
Una bellissima sorpresa Astolfo del baritono Mauro Borgioni, con voce solida e profonda oltre a presenza scenica impressionante.

Alla fine dello spettacolo grandi applausi per tutti, sperando che i nostri teatri Italiani possano diffondere cultura proponendo sempre qualcosa del patrimonio di musica barocca che è immenso e, troppo spesso, sconosciuto.

Dettagli

Antonio Vivaldi
Orlando furioso 
RV 728. Dramma per musica in tre atti su libretto di Grazio Braccioli
Nuova edizione critica a cura di Federico Maria Sardelli e Alessandro Borin, Ricordi 2023

Direttore Federico Maria Sardelli

Regia Marco Bellussi

Orchestra Barocca Accademia dello Spirito Santo

Maestri al cembalo Lorenzo Feder, Alberto Maron

Personaggi e interpreti

  • Orlando Yuriy Mynenko
  • Alcina Sonia Prina
  • Angelica Arianna Vendittelli
  • Bradamante Loriana Castellano
  • Ruggiero Filippo Mineccia
  • Medoro Chiara Brunello
  • Astolfo Mauro Borgioni

Coro Accademia dello Spirito Santo
Maestro del Coro Francesco Pinamonti

Ideazione e regia video Fabio Massimo Iaquone
Scene Matteo Paoletti Franzato
Costumi Elisa Cobello
Luci Marco Cazzola

Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Fondazione Teatro Comunale di Modena, Bayreuth Baroque Opera Festival, Daegu Opera House
Nuovo allestimento

Modena, Venerdì 12 aprile e Domenica 14 aprile 2024

Didascalia immagini

Alcuni scatti durante la rappresentazione
foto © Marco Caselli Nirmal Teatro Comunale Ferrara
courtesy Fondazione Teatro Comunale di Modena

in copertina
un particolare dell’immagine guida modenese