Uccidete pure me, ma l’idea che è in me non l’ucciderete mai
(Giacomo Matteotti)

Il 30 maggio 1924, con quello che sarebbe stato il suo ultimo discorso alla Camera dei Deputati, Giacomo Matteotti iniziava a morire. Le coltellate che lo colpiranno tre settimane dopo, il 10 giugno a Roma sul Lungotevere, apparvero subito la risposta del regime fascista alla denuncia della violenza e del malaffare che a un anno e mezzo dalla Marcia su Roma stavano affossando le istituzioni democratiche. Le elezioni del 7 aprile 1924, svoltesi tra intimidazioni, violenze e brogli, furono le ultime che si tennero in Italia: ci vorranno ventidue anni e mezzo milione di italiani morti nella seconda guerra mondiale – un terzo dei quali vittime civili (oggi cinicamente definiti “danni collaterali”) – prima che i cittadini possano tornare alle urne, e per la prima volta in Italia voteranno anche le donne.

Alla Camera dei Deputati, quella che Mussolini aveva definito “aula sorda e grigia“, la voce di Matteotti, forte e chiara senza esitazioni, fu la sola che si levò, nella seduta di apertura della nuova legislatura, a denunciare lo scempio della democrazia e la corruzione diffusa. Un discorso durato oltre un’ora, in cui Giacomo Matteotti non faceva sconti a nessuno, e per il quale Piero Gobetti – che due anni dopo morirà giovanissimo in esilio in Francia per le conseguenze dei pestaggi subiti in patria – lo definì “un volontario della morte“. A cento anni dalla sua tragica fine, una serie di iniziative ne celebrano la figura: a Roma, la mostra Giacomo Matteotti. Vita e morte di un padre della democrazia, aperta fino al 16 giugno 2024 nelle sale di Palazzo Braschi Museo di Roma, rende omaggio al deputato e segretario del Partito Socialista Unitario. La vita e la carriera politica di Matteotti sono narrate attraverso filmati, articoli di giornali, discorsi pubblici, fotografie dei momenti trascorsi in famiglia e durante l’attività pubblico-parlamentare.

Mentre la rassegna romana ha un taglio prevalentemente politico-istituzionale, la mostra aperta a Rovigo presso il Palazzo Roncale dal 5 aprile al 7 luglio 2024, Giacomo Matteotti (1885-1924). Storia di un uomo libero, si focalizza soprattutto sulla personalità di Matteotti, la sua storia, formazione e il rapporto con il territorio in cui era nato, il Polesine, che rappresentò al Parlamento come Deputato del Partito Socialista Unitario. La mostra è rivolta a un ampio pubblico e in particolare ai giovani, per i quali spesso il nome di Giacomo Matteotti evoca soltanto la toponomastica della propria città. Ne emerge il carattere solitario di un uomo nato in una famiglia agiata, che gli aveva permesso di formarsi con studi giuridici in varie città europee e che per questo era guardato con sospetto anche da alcuni compagni di partito: non capivano, infatti, come un borghese potesse sposare la causa dei braccianti polesani con tanto fervore e partecipazione.

Stefano Caretti, docente di Storia Contemporanea all’Università di Siena, curatore della mostra di Rovigo, scrive che questa “può e deve restituirci anche il rapporto profondo e imprescindibile tra Matteotti e il suo Polesine: un legame che costituisce la chiave e la matrice di un percorso ideale che parte da una terra che è stata, a cavallo tra Otto e Novecento, uno straordinario laboratorio sociale, teatro di lotte e di processi di difficile emancipazione; terra aspra segnata dalla povertà e dall’emigrazione, ma anche di riscatto sociale, dove il fascismo agrario ha sperimentato tutta la sua violenza repressiva“. La mostra, prosegue Caretti “può restituirci a un secolo di distanza, senza retorica e senza ideologismi, la storia di un uomo libero, che del suo amore per la libertà ha reso testimonianza estrema”. Antimilitarista dichiarato fino dall’avventura coloniale dell’Italia in Libia nel 1912, Matteotti si oppose decisamente all’entrata in guerra dell’Italia, e questo gli procurò tre anni di confino in un luogo sperduto fra le montagne della Sicilia, dal quale gli fu concesso di tornare a casa solo dopo la fine della guerra.

Nel territorio polesano, le iniziative per la celebrazione del centenario dall’assassinio di Matteotti comprendono il restauro e riallestimento della Casa-Museo a Fratta Polesine, dove nacque, che verrà riaperta al pubblico proprio il 10 giugno, in occasione della giornata commemorativa nazionale. Nel nuovo allestimento gli ambienti domestici divengono luoghi di narrazione, di comunicazione ed evocazione, con spazi dedicati al racconto della vicenda finale di Matteotti e all’eredità antifascista nel tempo presente. La visita alla Casa-Museo offre lo spunto per una riflessione sulle immagini di un Paese in uno dei momenti più critici della sua storia, offrendo una visione completa e articolata di una figura, quella di Matteotti, centrale per la storia italiana contemporanea.

Nell’introduzione alla mostra il curatore indica gli intenti che ne hanno guidato la realizzazione: “Il percorso espositivo propone un confronto tra il contesto sociale e culturale del tempo e le idee, e gli episodi, della vita di Matteotti, così da evidenziare le influenze e le peculiarità delle sue scelte, dando la possibilità al visitatore di inquadrare la sua azione nelle corrette coordinate spaziali e temporali. La storia di Giacomo Matteotti è e deve essere considerata, soprattutto, una storia di tutti. Per questo il compito principale della mostra è quello di promuovere la conoscenza della società italiana dell’epoca e, quindi, delle complesse dinamiche che portarono all’instaurarsi della dittatura, al fine di evitare che gli errori commessi in passato possano ripetersi in futuro”.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. L’On. Giacomo Matteotti nella sua ultima seduta alla Camera
  2. Ai funerali di Matteotti, tenutisi a Fratta Polesine il 21 agosto 1924, parteciparono oltre diecimila persone (fonte)
  3. M. Bruno Frombolini: 1946 – Votate per il Partito Socialista – manifesto pubblicitario
  4. Casa-Museo Giacomo Matteotti a Fratta Polesine
  5. Ingresso della Casa-Museo Giacomo Matteotti a Fratta Polesine nel nuovo allestimento

in prima pagina:
I funerali di Giacomo Matteotti a Fratta Polesine (21 agosto 1924)
(fonte)