Torna in palcoscenico a Francoforte il Giulio Cesare in Egitto, quasi in perfetta concomitanza con il tricentenario della sua prima rappresentazione il 20 febbraio 1724 al King’s Theatre di Londra, con Senesino e Francesca Cuzzoni nei ruoli dei protagonisti. George Frideric Händel e il suo librettista Nicola Francesco Haym si ispirarono a una delle coppie più famose della storia per creare un capolavoro. Nel 1784, lo storico della musica Charles Burney definì Giulio Cesare in Egittoun’opera che offre bellezza di ogni genere in abbondanza“. Non è un caso che essa sia tuttora l’opera händeliana più rappresentata. Le sue arie sono degli standard del repertorio barocco. Solo nella prima mezz’ora Händel cala due assi come il lamento di Cornelia “Priva son d’ogni conforto” e l’aria di furore del figlio Sesto “Svegliatevi nel core” in cui l’adolescente assicura alla madre che vendicherà l’assassinio del padre Pompeo. Promessa che manterrà nel terzo atto per la soddisfazione della platea.

Per questa nuova produzione la regista Nadja Loschky e il suo team sgombrano il campo dai cliché di maniera. Niente palme, piramidi e sfingi. Gli intrighi politici e le pulsioni del dramma si svolgono in un grande contenitore stilizzato, costruito dallo scenografo Etienne Pluss. Pareti vuote, colonne e pilastri. Ambienti che sembrano le sale asettiche di un museo delle antichità e che poi diventano un palazzo reale in rovina. La scena scivola continuamente da destra verso sinistra, con sale e stanze che cambiano al rallentatore, quasi una striscia cinematografica che si srotola. Pochi anche gli oggetti in scena. Il chiaroscuro è la cifra visiva della rappresentazione. In questi ambienti spogli, rischiarati dalle luci fredde di Joachim Klein, si scatenano le passioni di un gruppo di personaggi che lottano per il potere, per l’amore e per la vendetta. Cleopatra e il dissoluto fratello Tolomeo si dividono il trono di Egitto. Entrambi cercano in Giulio Cesare un alleato per assicurarsi il dominio esclusivo. Ognuno a modo suo. Tolomeo tenta di ingraziarselo offrendogli la testa del rivale Pompeo. Cleopatra combatte con le armi della seduzione. I costumi preparati da Irina Spreckelmeyer separano i due popoli. I romani vestono in scuro militaresco, quasi seriosi. Gli egizi portano abiti chiari, di foggia decadente. Tolomeo addirittura si pavoneggia ornato con fili di perle.

Lo spettacolo è coeso, senza inutili sbavature, e restituisce i personaggi con credibilità e chiarezza narrativa. Scorrono quadri di forte impatto drammatico. Il cadavere decapitato e pieno di sangue di Pompeo appare in una teca di vetro, mostrato con orgoglio dal degenerato Tolomeo. Splendida anche la scena in cui Cesare fa capire a Tolomeo, con metodi alla Pulp Fiction, chi è l’individuo Alfa in palcoscenico, sulle note di “Va tacito e nascosto”.
Nadja Loschky dedica grande attenzione alle donne: Cleopatra e Cornelia. Quest’ultima passa da essere un personaggio tutto sommato minore a un ruolo tragico di primo piano. Non è più solo una vedova a cui è stato brutalmente ucciso il marito. È una donna che diventa oggetto del desiderio altrui, spesso violento e pervertito. Una preda di guerra da assegnare alle brame del vincitore di turno. In “Tu sei il cor di questo core” (altro standard del teatro musicale barocco), un’aria che in principio sarebbe una dichiarazione di amore, viene quasi brutalizzata. Ne dà un’interpretazione magistrale il mezzosoprano Cláudia Ribas, che si appropria di tutta lo strazio di Cornelia con timbro scuro e vellutato e recitazione dolente. Accanto a lei il figlio Sesto, in divisa da scolaretto. Bianca Andrew fa rivivere con voce morbida e cristallina i tormenti di questo adolescente traumatizzato che prima si vede uccidere brutalmente il padre e poi condurre la madre in schiavitù. I due mezzosoprani dell’opera di Francoforte ben figurano accanto alle star internazionali in palcoscenico e quando si congedano assieme nel duetto “Son nata a lagrimar / Son nato a sospirar” sono festeggiati con calore.

Lawrence Zazzo torna in un ruolo händeliano all’Opera di Francoforte, dove era già apparso come Tamerlano e come Arsamene in Xerxes, per vestire i panni di Giulio Cesare. Il controtenore è un mattatore che padroneggia con destrezza sia il repertorio comico che quello malinconico. Passa con agilità dalla riflessione sulle sorti umane di “Alma del gran Pompeo” alla seduzione licenziosa di “Non è sì vago e bello”. Al suo fianco il soprano Pretty Yende debutta nel ruolo di Cleopatra e si cala con naturalezza nella parte della regina, con voce cristallina e colorature millimetriche. Maestosa e regale, sembra che tutto le riesca semplice, senza dover strafare. Perfetta nel registro basso, il lamento “Giusto cielo” va diritto al cuore. I due innamorati trionfano nel grandioso tableau finale che incorona Cleopatra regina d’Egitto con l’accompagnamento di quattro corni.
Nils Wanderer dà una perfetta caratterizzazione di un Tolomeo perverso e nevrastenico, a volte ripugnante, sostenuto da voce solida e recitazione brillante. Eccellenti anche i comprimari. Aggraziato e sicuro nelle agilità il Nireno (confidente di Cleopatra) del controtenore Iurii Iushkevich, al debutto a Francoforte. Irruento per voce e gesto l’Achilla portato in scena dal basso baritono Božidar Smiljanić. Ottimo anche Jarrett Porter nei panni di Curio.

Fin dall’Ouvertüre il Kapellmeister Simone De Felice rifugge dagli effetti pirotecnici che si odono talvolta in Händel e scava nella partitura, estraendone un suono morbido e solido che fa risaltare la finezza della scrittura del Giulio Cesare, in cui le emozioni prendono vita grazie alla potenza evocatrice della musica. Molto efficace il gruppo del continuo che scorta con sicurezza le tre ore abbondanti della recita.
Sono rare le serate operistiche in cui tutte le stelle si allineano. Questo Giulio Cesare è una di queste. Una regia solida si sposa a un cast di voci eccellenti e a una direzione accorta. Ne risulta una produzione che è destinata a durare e che giustamente riscuote gli applausi incondizionati della platea.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Bianca Andrew (Sesto) e Cláudia Ribas (Cornelia)
  2. Lawrence Zazzo (Giulio Cesare)
  3. Pretty Yende (Cleopatra)
  4. Božidar Smiljanić (Achilla; dietro la vetrina) e Bianca Andrew (Sesto)
    foto © Monika Rittershaus

In prima pagina:
Lawrence Zazzo è Giulio Cesare
foto © Monika Rittershaus

 

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