Ci sono libri che servono a evadere, libri che fanno un po’ sognare, libri che spaventano, libri che trasportano quasi magicamente in altre epoche e altri luoghi. Poi ci sono libri che servono a capire, a sapere, a ricordare. 25 aprile. La storia politica e civile di un giorno lungo ottant’anni. È ancora una data fondamentale per l’Italia di oggi? di Luca Baldissara, appena pubblicato da Il Mulino è, per esempio, uno tra questi.
Cominciamo dalle basi: il 25 aprile siamo tutti contenti, perché non si va al lavoro, si dorme un po’ di più, si esce a passeggio col cane e – se il tempo lo consente – uno può andare anche al mare. Tutto bello, ma non basta, anzi, proprio non vuol dir nulla. Perché bisogna conoscere ed evitare che, scrive Baldissara nel prologo, “l’allontanarsi nel tempo degli eventi che le festività civili intendono celebrare tende inesorabilmente a sfumare il ricordo dei fatti storici rievocati. Spesso, le date del cosiddetto calendario civile si trasformano in mere occasioni di vacanza e fuga dalla quotidianità”. Bisogna essere consapevoli del fatto che il 25 aprile (da Wikipedia: festa nazionale della Repubblica Italiana che si celebra per commemorare la Liberazione d’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista, a coronamento della resistenza italiana al nazifascismo) è alla base della nostra democrazia.
Cos’è, più nel concreto, il 25 aprile? Non è la fine ufficiale della guerra, ma quello in cui si doveva insorgere in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti: una presa di coscienza allora, “il momento in cui una lunga, tragica e densa storia si scioglie e precipita nella festa di un nuovo inizio possibile, di un sollievo nel presente e di una speranza per il futuro che si affacciano agognati ma inattesi”. Non la fine delle ostilità, visto che la resa definitiva arriverà solo qualche giorno più tardi, ma l’inizio di un altro mondo possibile.
E occorre attendere qualche anno (siamo nel 1949) prima che il 25 aprile diventi festa nazionale, e già da allora non sarà una celebrazione condivisa da tutti perché, come notava Emilio Lussu “gli abiti sono repubblicani, ma la biancheria è ancora fascista”. Ci vorrà ancora del tempo allora, una trentina d’anni nello specifico, perché il 25 aprile si celebri in maniera più o meno condivisa, ma ci vorrà molto meno (e siamo già tra gli anni Ottanta e Novanta) perché la data torni a dividere, a suonare vuota o retorica, a essere solo l’occasione per una gita fuori porta. Sradicandolo dalla sua storia, il 25 aprile corre allora il rischio di diventare una festa buona per tutte le occasioni, perdendo definitivamente il suo vero significato: sarà allora il caso di ricordare effettivamente cosa è stato il 25 aprile, come ci si è liberati dal nazismo e dal fascismo, e approfittare della bella stagione per cambiarci la biancheria?

Dettagli

Luca Baldissara
25 aprile. La storia politica e civile di un giorno lungo ottant’anni. È ancora una data fondamentale per l’Italia di oggi?
Il Mulino
pp. 176

Sito web: https://www.mulino.it/isbn/9788815388773

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