L’edizione 86 del Festival del Maggio Musicale Fiorentino, dopo il successo del concerto inaugurale dello scorso 13 aprile, nell’anno del centenario pucciniano, domenica 21 ha dato avvio anche alla programmazione lirica con Turandot. L’allestimento è forse tra gli spettacoli che più hanno segnato la storia operistica recente del Teatro ed è firmato da Zhang Yimou.

L’ultima opera composta da Puccini, a Firenze, a partire dal 1929, è andata in scena undici volte (quattro delle quali nel corso delle stagioni del Maggio) tra cui l’allestimento dell’autunno del 2012, sempre basato sulla regia di Zhang Yimou, in forma semi-scenica rendendo così, le recite 2024 (riprese da Stefania Grazioli), il ‘debutto’ nella Sala Grande di questo gioiello di uno fra i più influenti cineasti cinesi dell’ultimo mezzo secolo, per tre volte candidato agli Oscar.

L’opera – che si basa sulla fiaba scenica Turandotte di Carlo Gozzi, a sua volta ispirata dalla raccolta arabo-persiana Les Milles et un jour – come noto, non venne portata a termine dal Maestro che stava ancora lavorando al finale quando morì a Bruxelles il 29 novembre del 1924 e le ultime scene furono completate da Franco Alfano. Il 25 aprile del 1926, si tenne al Teatro alla Scala la prima diretta da Arturo Toscanini che, proprio di concerto ad Alfano, aveva contribuito a completare il finale.
Sul podio il direttore emerito Zubin Mehta, che ha fatto dell’opera una delle punte di diamante del repertorio, fu proprio lui a volere Zhang Yimou per l’edizione fiorentina del 1997 di Turandot che ebbe, fin da subito, un successo straordinario tale da essere portata, l’anno successivo, dopo lunghe trattative, in Cina, nella leggendaria Città Proibita di Pechino – fino ad allora mai concessa per spettacoli dal vivo –  dove l’opera di Puccini si ambienta e dove Zubin Mehta diresse l’Orchestra e il Coro del Maggio in nove memorabili serate consecutive, davanti a oltre quattromila persone per ogni singola recita, segnando una delle tappe più importanti della storia del Maggio. Da ricordare anche il grande successo dell’opera in occasione delle tournée a Tokyo nel 2001 e nel 2006, sempre nell’allestimento di Zhang Yimou con la direzione di Zubin Mehta.

Nell’intervista rilasciata per il libretto di sala del 1997, il maestro Mehta evidenziò di come il finale di Alfano (eseguito per questa produzione) fosse in realtà necessario da un punto di vista drammaturgico: “So bene che molti critici hanno analizzato a fondo il problema del finale di Turandot, formulando varie ipotesi. Noi eseguiremo il finale tradizionale, quello composto da Alfano sulla scorta delle indicazioni lasciate da Puccini. Anche perché dal punto di vista drammaturgico un finale è necessario e spiego perché: una volta, dirigendo quest’opera alla Scala l’ho interrotta dove l’aveva lasciata Puccini, dopo la morte di Liù e mi sono accorto che questa scelta sposta troppo il peso drammatico dell’azione sulla giovane schiava a scapito della figura della terribile principessa. Musicalmente parlando, in Turandot, come già in Fanciulla del West, Puccini risente dell’influsso della musica impressionista, soprattutto di Ravel, e ha delle pagine – penso alla scena fra Ping, Pong e Pang – armonicamente straordinarie e nuove, ma non è prudente dire che l’ultimo lavoro pucciniano segni l’inizio di una nuova era nel campo dell’opera“. 

Il maestro Mehta si soffermò poi su quello che fu il lavoro svolto in parallelo con Zhang Yimou: “Sono molto felice di aver lavorato con questo grande uomo di cinema, che per la prima volta affronta il palcoscenico della lirica. Ci siamo visti molte volte e abbiamo trovato un perfetto punto di intesa. Anche le scene e i costumi sono bellissimi e riproducono, finalmente, una Cina vera e reale. Così come la regia si rifarà a movimenti tradizionali, eppure familiari ai cinesi dei nostri giorni.
Presenti alla penultima recita, sold out come tutte le altre, in un clima elettrizzante, all’entrata del Maestro emerito, accolto da calorosi applausi, gli orchestrali lo omaggiano suonando “tanti auguri a te” (il giorno precedente aveva compiuto ottantotto anni) e tutto il pubblico si è alzato in piedi cantando, una ulteriore dimostrazione di quanto sia amato dai fiorentini.

Si inizia: in un silenzio irreale, le prime note invadono la sala grande del teatro, la lettura del capolavoro incompiuto è straordinaria e Zubin Mehta, come un condottiero, sprona l’Orchestra. I colori della partitura arrivano al massimo e i singoli strumenti cesellano i suoni per la gioia di chi ascolta. Orchestra sempre in crescendo che culmina, all’inizio del terzo atto, con il pubblico rapito dalla melodia eseguita alla perfezione.
Il Coro del Maggio, diretto dal maestro Lorenzo  Fratini, è una garanzia assoluta anche in questa occasione coadiuvato dal Coro delle Voci bianche dell’Accademia del Maggio istruito dalla maestra Sara Matteucci. Che dire? Veramente bravi.

Il cast dei cantanti solisti annovera, nella parte della perfida principessa Turandot, il soprano Olga Maslova al suo debutto a Firenze, supera l’impervia tessitura con fiati solidi, bel timbro e volume, indubbiamente un ruolo cantato molto bene.
Il principe ignoto Calaf, nelle recite del 27 e del 30 aprile, è cantato dal tenore Ivan Magri, a suo agio nella parte e, nel terzo atto con “Nessun Dorma“, ottiene meritatissimi applausi.

La schiava Liu del soprano Valeria Sepe ha un fraseggio molto curato e un’ottima vocalità, a fine recita risulta la più applaudita dal pubblico. Il Timur del basso Simon Lim molto ben cantato e interpretato.
In simbiosi il trio Ping ,Pong e Pang rispettivamente il baritono Filippo Ravizza, il tenore Lorenzo Martelli e il tenore Oronzo D’Urso, bravi anche scenicamente.

Bene anche gli altri interpreti e ancora un plauso per la parte visiva dell’allestimento.
Alla fine dello spettacolo applausi interminabili per tutte le maestranze e non si sono contate le uscite degli artisti e, festeggiatissimo, Zubin Mehta che ha ringraziato tutti.
Insomma, una di quelle serate da ricordare dicendo orgogliosamente “presente”! 

Dettagli

TURANDOT
Dramma lirico in tre atti e cinque quadri
libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni da Carlo Gozzi
(il finale dell’opera è stato completato da Franco Alfano)
Edizione: Casa Ricordi, Milano

Maestro concertatore e direttore Zubin Metha

Regia Zhaang Yimou
Allestimento storico del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Personaggi e interpreti

  • La principessa Turandot Olga Maslova /
    Eunhee Kim (3 /05)
  • L’Imperatore Altoum Carlo Bosi
  • Timur Simon Lim
  • Calaf (Principe ignoto) SeokJong Baek /
    Ivan Magrì (27, 30 / 04)
  • Liù Valeria Sepe
  • Ping Lodovico Filippo Ravizza
  • Pong Lorenzo Martelli
  • Pang Oronzo D’Urso
  • Un mandarino Qianming Dou
  • Il Principe di Persia Davide Ciarrocchi
  • Prima ancella Thalida Marina Fogarasi
  • Seconda ancellAnastassiya Kozhukharova

Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino
Maestra del Coro di voci bianche Sara Matteucci

Regia ripresa da Stefania Grazioli

Scene e costumi Gao Guangjian, Zeng Li, Huang Haiwei, Wang Yin
Coreografia Chen Weiya
ripresa da Damiana Pizzuti – Nuovo BallettO ToscanA
Luci Valerio Tiberi

Nuovo BallettO di ToscanA
Danzatori:  Benedetta Balducci, Carolina Braus, Elena Cerasa, Daniela d’Errico, Mariacarla Ferro, Sofia Galeotti, Ariana Gravilura, Rebecca Intermite, Melissa Rosi, Sofia Indovino, Beatrice Ranieri, Valeria Strati, Elena Tassi, Tommaso Magno

Figuranti speciali:
Ylenia Ambrosino, Lisa Baldi, Elena Barsotti, Ilaria Brandaglia, Cristina Cavalli, Sabrina Cerrone, Deborah Di Noto Marrella, Giulia Mostacchi, Roberta Raimondi, Livia Risso, Roberto Andrioli, Davide Arena, Andrea Baldassarri, Gabriele Barbetti, Mauro Barbiero, Lorenzo Braus, Rosario Campisi, Fabrizio Casagrande, Alessandro Ciardini, Leonardo Cirri, Lucio Colzani, Egidio Egidi, Nicola Fania, Luca Ferrigato, Stefano Francasi, Gioele Gaggio, Edoardo Groppler, Andrea Landi, Sandro Mabellini, Federico Macchi, Guido Mazzoni, Mauro Milone, Francesco Pacelli, Leonardo Paoli, Federico Raffaelli, Dario Tamiazzo, Simone Ticci, Federico Vazzola, Beniamino Zannoni

Teatro del Maggio Muicale Fiorentino dal 21 aprile al 3 maggio 2024

Didascalia immagini

alcune scene di Turandot
foto © 2024 Michele Monasta
courtesy Maggio Musicale Fiorentino