San Valentino: festa popolare, santo ignoto

di Marica Guccini // pubblicato il 14 Febbraio, 2009

Come spesso accade, anche senza che se ne sia coscienti, alle spalle di una tradizione consolidata da tempo, sta il fondamento di una vicenda cristiana.
Il 14 febbraio il mondo occidentale festeggia San Valentino, la festa degli innamorati, seguendo una consuetudine che, di certo, non richiama più alla mente le vicende del santo del quale porta il nome.

San Valentino (ca. 173-273), nome che significa “colui che sta bene”, è patrono degli innamorati e degli epilettici. La sua celebrità però non combacia con la chiarezza della sua vicenda che, ancora lunga a chiarirsi, ha le sue basi proprio nel mondo romano. Due importanti fonti agiografiche parlano di due distinti santi: l’uno martire romano e l’altro martire di Terni. Ma essendo queste agiografie molto simili, probabilmente l’unico Valentino esistito doveva essere uno, e l’altra divulgazione doveva essere nata da un’errata interpretazione.
L'ipotesi più probabile è che il Valentino esistito fosse il vescovo di Terni che dedicò la sua attività ai fedeli, in un momento difficile per la comunità cristiana a causa delle persecuzioni contro di loro.

Originario di Terni, le sue importanti doti di taumaturgo lo resero noto a Roma dove, ben presto, fu invitato dal retore Cratone per guarirne il figlio infermo.
Compiuto il miracolo, Valentino convertì poi al cristianesimo l’intera famiglia e un nutrito gruppo d’intellettuali.
A Roma la fama del santo crebbe rapidamente, così come la sua dedizione alla conversione dei pagani al culto cristiano.
È del 197 la sua consacrazione, da parte di papa Feliciano, a vescovo di Terni.
Il momento storico era sicuramente difficile, e il primo pericolo corso da Valentino risale al 270, quando l'allora imperatore Claudio II il Gotico (268-270), lo invitò a sospendere le celebrazioni cristiane, rinunciando alla propria fede.
Valentino, forte del suo sentimento religioso, non solo rifiutò, ma cercò di convertire l'imperatore stesso che, in nome del rispetto portato per quell'uomo tenace, lo graziò.

La situazione cambiò rasticamente quando Aureliano salì al soglio imperiale nel 270.
Ben presto avviò un’intensa repressione contro i vertici della Chiesa, lo stesso Valentino fu un bersaglio inevitabile.
Il consenso popolare che il santo riscuoteva era grandissimo, fu per questo, e per scongiurare la paura di una rivolta, che fu imprigionato e decapitato sulla via Flaminia, in una zona periferica, nell'anno 273.
Furono i suoi fedeli seguaci a trasportarne le spoglie a Terni e a seppellirle dove, dal 1606, sorge la nuova basilica dedicata al santo, nata sui resti di quella precedente del quarto secolo.

La festa di San Valentino fu istituita nel 496 quando papa Gelasio I decise di sostituire un'antica festività pagana dedicata alla fertilità, i lupercalia, con un'altra maggiormente ispirata a un messaggio d'amore orientato verso un'unione cristiana.

LEGGENDE AGIOGRAFICHE

Alcune informazioni, seppure non esaustive, sulla vicenda di San Valentino compaiono nella celebre Leggenda Aurea scritta da Jacopo da Varazze. Le leggende che stanno alla base della fama del santo sono molteplici e varie.
La prima e più corposa vede Valentino, giù vescovo di Terni, unire in matrimonio Serapia, giovane fanciulla cristiana, con Sabino, centurione romano non credente. L’unione grandemente osteggiata si risolse quando Valentino chiamò il centurione al capezzale della giovane morente, qui lo convertì al credo cristiano e poté così unirli in matrimonio prima che entrambi cadessero nel sonno eterno.
Un’altra narra di come un giorno il vescovo, udendo due giovani litigare, porse a loro una rosa invitandoli a tenerla tra le mani, immediatamente i giovani si riconciliarono. Una variazione di questa parla di come Valentino riuscì a riconciliare i giovani facendo volare attorno a loro dei piccioni, da qui probabilmente deriva l’espressione piccioncini.

ICONOGRAFIA DEL SANTO

L’abito vescovile è una costante nelle rappresentazioni del santo e, ugualmente, compare spesso la palma, indice della morte per martirio.
Spesso è accompagnato da un bambino malato, giacché sappiamo che le sue doti taumaturgiche gli avvalsero la nomina a protettore degli epilettici.

L’iconografia valentiniana si sviluppò prevalentemente in Germania, dove il culto si diffuse in maniera più massiccia rispetto agli altri paesi nei quali pure si diffuse quali Francia e, ovviamente, Italia.

Le cadenze poco gentili del santo, nei suoi sontuosi abiti e attributi vescovili, sono protagoniste della tavola di Lucas Cranach del 1502-1503 (oggi ai musei di Vienna), che rappresenta San Valentino mentre guarisce il figlio menomato di Cratone.
Sulla stessa scia vanno collocate le quattro tavole con la Leggenda di San Valentino eseguite dal pittore tedesco Bartolomaus Zeitblom nei primi anni del Cinquecento e oggi alla Staatgalerie di Augusta.
Se pochi sono, in assoluto, gli esempi che trattano tale iconografia in terra teutonica, pochissimi sono quelli di tradizione italiane.

Una però, eseguita da un grande artista, va a supplire questa mancanza. San Valentino battezza Santa Lucilla è l’opera eseguita nel 1575 da Jacopo Bassano oggi al Museo civico di Bassano del Grappa. L’episodio tratto dalla Leggenda Aurea si riferisce alla guarigione della giovane operata da Valentino. Lucilla era infatti non vedente ma il santo seppe infonderle, invocando l’aiuto divino, la vista sia per gli occhi sia per l’animo.
Il dipinto, che ci affascina per le qualità coloristiche e luministiche tipiche del grande maestro, vede la scena calata all’interno di un contesto contemporaneo, com’era d’uso per rivolgersi anche ai fedeli meno colti. La luce innaturale che con i suoi riverberi inonda il dipinto e il nucleo centrale con i due santi, proviene da uno squarcio di cielo aperto, come cortina tesa, da due angeli che tra le mani stringono la palma, simbolo del martirio che coglierà entrambi i santi.
Singolarmente simpatica l’illustrazione tratta da un manoscritto miniato francese del XIV secolo che vede un particolare San Valentino presiedere alla costruzione della basilica a lui dedicata a Terni.

 

“OFELIA: Diman ricorre San Valentino,
io, che son verginella,
vengo per tempo alla sua finestra
per esser la sua bella.
Sorse ei dal letto, mise il farsetto,
l'uscio di stanza aprì;
entrò la vergine, che mai più vergine di fuori non uscì"

(William Shakespeare, Amleto, III atto)

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Lucas Cranach
    San Valentino guarisce il figlio di Cratone, 1502-1503
    Gemäldegalerie der bildenden Künste Wien.
  • Jacopo da Ponte detto Jacopo Bassano
    San Valentino battezza Santa Lucilla
    olio su tela
    cm 182x127
    Bassano del Grappa, Museo Civico
    su gentile concessione della Direzione del
    Museo Biblioteca Archivio di Bassano del Grappa
  • Richard de Montbaston e collaboratori
    San Valentino da Terni e i suoi discepoli
    manoscritto miniato francese, XIV secolo.