Abbiamo sentito il brivido conturbante dello champagne nello spumeggiante brindisi (della seconda scena del primo atto della Traviata di Verdi) “Libiamo ne’ lieti calici, che la bellezza infiora; e la fuggevol ora s’inebrii a voluttà“. Ma è nelle note della “Cavalleria Rusticana” capolavoro dell’altro toscano (anzi livornese!) Pietro Mascagni (1863-1945) che questo assurge a vero protagonista di una drammatica intensa storia d’amore e morte.
Pietro Mascagni, personaggio iconico, emblematico della sua epoca creatore di un vero e proprio stile, innovatore come Giacomo Puccini, del linguaggio e della struttura dell’opera lirica (apprezzati ambedue da Giuseppe Verdi) dopo un inizio faticoso, con Cavalleria Rusticana, tratta da una novella di Giovanni Verga, raggiunse fama, onori, ricchezze entrando nel gotha dei grandi compositori italiani.
Bell’uomo, brillante, spirito ribelle, dalla parola spedita, dalla tipica battuta facile e pungente ebbe la passione per il sigaro toscano, il gioco dello scopone, il biliardo, il “ponche alla livornese” bevanda a base di caffè e rhum, adatto a stomaci robusti. Grande mangiatore di triglie, di cacciucco – che riteneva la miglior zuppa di pesce del Mediterraneo – era anche estimatore di tutti i vini del grande patrimonio enologico della Toscana.

In Cavalleria Rusticana (prima rappresentazione il 17 maggio 1890 al Teatro dell’Opera di Roma) riesce a coniugare musicalmente il carattere forte, sanguigno della sua esuberante personalità con il dramma di una vicenda in cui passione, odio, amore, gelosia, vendetta sono vissuti al massimo nel clima rovente di un angolo della Sicilia
dell’Ottocento.
Mentre gli aranci olezzano” in attesa della Pasqua, il vino corre da protagonista sulle scene e nel cuore di quell’amore clandestino, proibito, mortale tra il bel Turiddu e Lolache di latte ha la camicia” diventando nettare di quel pathos che solo la musica sa dare.

Viva
Viva il vino spumeggiante
Nel bicchiere scintillante

Viva il vino ch’è sincero
Che ci allieta ogni pensiero
E che annega l’umor nero…

Così, con questa ode al vino di Cavalleria Rusticana cala il sipario su questa, forse un po’ visionaria lettura della cucina italiana come… opera lirica.
Con le note dei nostri grandi protagonisti, che abbiamo un po’ giocosamente cercato di svelare, nei loro “peccati di gola” ci appare però chiaro il legame con le loro origini, con le radici, i sapori, i profumi delle loro terre.
Così queste due nostre eccellenze, cibo e opera lirica, diventano specchio del nostro Paese, della nostra storia, della nostra cultura, della nostra identità, della nostra anima… da considerare veri e propri patrimoni.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Ritratto fotografico di Pietro Mascagni
  2. Locandina di Cavalleria Rusticana

In copertina:
un ritratto giovanile del compositore Pietro Mascagni
(fonte)