Rubens, Van Dyck & Jordaens - Pittori fiamminghi dall’Ermitage
di // pubblicato il 29 Settembre, 2011
Inaugurata il 17 Settembre ad Amsterdam la mostra Rubens, Van Dyck & Jordaens permetterà di ammirare una selezione dei capolavori dei maestri fiamminghi conservati al museo Ermitage di S. Pietroburgo. Un’occasione unica per apprezzare contemporaneamente le opere di tre grandi artisti del loro tempo - Peter Paul Rubens, Anthony van Dyck, and Jacob Jordaens. I lavori dei tre pittori saranno eccezionalmente accompagnati da dipinti eseguiti da artisti coevi, per permettere una migliore contestualizzazione dal punto di vista storico ed artistico.
L’intera esposizione, infatti, oltre a rendere omaggio ai tre grandi artisti, vuole anche tentare di delineare lo sviluppo della cosidetta “scuola di Antwerp” (Anversa). La città portuale nel corso del XVI secolo divenne la sede di una florida comunità di artisti, ed il centro culturale più importante del Nord Europa.
Situata sulla foce del fiume Scheldt, Antwerp era all’epoca uno dei porti più importanti al mondo. Dalle sue coste transitavano merci di ogni tipo, e questo la rendeva una meta ambita dai ricchi mercanti: in questo modo si creava un mercato straordinario per artisti ed artigiani in cerca di committenti.

In breve molti artisti si stabilirono ad Antwerp trasferendosi da regioni diverse dell’area fiamminga - Jan Gossaert, Lucas van Leyden, Anthonis Mor e Hans Vredeman de Vries sono solo alcuni dei nomi più celebri. In questo periodo vengono prodotte opere sui temi più disparati: dalle tavole di ispirazione religiosa fino a soggetti riguardanti scene di vita quotidiana e nature morte - temi questi che in seguito saranno riconosciuti come “tipicamente fiamminghi” ma che in realtà fanno la propria comparsa proprio nei circoli artistici di Antwerp. Una produzione così diversificata troverà una certa omogeneità stilistica solo nel XVII secolo - il secolo di Rubens e Van Dyck - anche se non sarà mai riconoscibile un vero “marchio di fabbrica” comune a tutti gli artisti provenienti da questa area, che dimostrarono una notevole permeabilità alle influenze esterne.

Dopo la repressione di Filippo II nei confronti dei Calvinisti, Antwerp divenne una roccaforte cattolica, e dovette cedere il passo ad Amsterdam quale nuovo snodo portuale: questo determinò un notevole esodo di artisti e commitenti, i quali non si sentivano più sicuri in una città che aveva abbandonato il suo ben noto atteggiamento tollerante verso altre culture e religioni - verso la nuova capitale economica. Nonostante il declino della città, la vita artistica e culturale di Antwerp non si interruppe bruscamente: anche se la classe dirigente Cattolica non aveva mezzi per commissionare grandi quantità di opere - al contrario dell’élite protestante della parte meridionale dei Paesi Bassi - la presenza di grandi personalità come Rubens e Van Dyck permise alla città di mantenere una produzione artistica vivace e brillante. L’isolamento politico e commerciale del Nord cattolico, segnato dal clima della Controriforma, si rifletteva però anche sul mondo dell’arte: i pittori tendevano a specializzarsi sempre di più, acquisendo così tratti stilistici sempre più omogenei e marcati, mentre il Sud Protestante manifestava una maggiore apertura verso l’esterno e la scena artistica internazionale.

La controriforma condizionerà il percorso artistico di Rubens, Van Dyck e Jordaens: lo stile “eroico” di Rubens, che egli aveva sviluppato ispirandosi ai grandi pittori italiani che aveva avuto modo di studiare durante il suo soggiorno in Italia (1600-1608) ben si adatta alla committenza cattolica, e presto il suo stile influenzerà pittori del Nord come del Sud che applicherano i suoi insegnamenti a temi molto diversi: accade così di rintracciare elementi ispirati a Rubens anche in un pittore famoso per le sue nature morte, Frans Snijders, che aveva a lungo collaborato con lo stesso Rubens. Altri artisti invece si ispirarono alla dinamicità delle composizioni di Rubens per creare scene di caccia - è il caso di Paul de Vos. Questo accadeva anche perché Rubens, che aveva moltissime committenze, aveva sviluppato un metodo di gestione del lavoro molto efficace: dopo aver creato personalmente il cartone che avrebbe fatto da base all’opera, affidava la successiva esecuzione a una manodopera altamente specializzata, che si occupava di portare a termine le varie parti del quadro, con un’organizzazione quasi “industriale”. Ad esempio per le figure di animali o elementi di nature morte si serviva spesso dell’aiuto dei già citati Snijders e de Vos.

In alcuni casi l’influenza di Rubens non arrivò a toccare la cerchia dei pittori fiamminghi, ma fu comunque di ispirazione per artisti di altre aree geografiche e di altre epoche: ad esempio i suoi paesaggi, sicuramente audaci e innovativi, non diedero luogo a una produzione paesaggistica nell’area settentrionale dei paesi bassi, dove questo genere rimase limitato, ma sicuramente influenzò i grandi paesaggisti romantici - primi fra tutti Turner e Constable.

Rubens sarà la vera “star” della mostra: ben 17 i dipinti esposti, per documentare la grandezza di colui che è considerato a buon titolo il più influente pittore fiammingo del XVII secolo. Considerato una vera e propria leggenda quando era ancora in vita, Rubens era anche conosciuto per la sua fama di collezionista e di raffinato aristocratico. Inoltre, caso abbastanza raro nella storia dell’arte, era un abile imprenditore, e il suo laboratorio funzionava come un’azienda. In questa occasione sarà possibile ammirare molte opere del celebre artista, tra cui molti bozzetti e opere di varia ispirazione, tra le quali spicca senza dubbio la famosa Deposizione dalla Croce (ca. 1618) per la prima volta esposta al di fuori dell’Ermitage. In questo dipinto, che Rubens dipinge dopo il ritorno in patria a seguito di un lungo viaggio in Italia, si possono notare alcuni elementi tipicamente Barocchi, che segneranno un’intera epoca: il dinamismo della composizione, la drammaticità delle espressioni, la teatralità delle pose sono elementi distintivi della pittura di Rubens e di tutta l’arte europea seicentesca.

La mostra prosegue con le opere di due tra i maggiori eredi artistici di Rubens: Antoon Van Dyck - l’allievo prediletto - e Jacob Jordaens.
Antoon Van Dyck, fu un vero enfant prodige - dipinse il suo primo ritratto a 15 anni - e senza dubbio il vero erede Rubens che in molte occasioni espresse la sua ammirazione per il giovane allievo, con il quale collaborò più volte. La sua fama in area fiamminga fu sempre offuscata da quella del maestro, ma questo non gli impedì di perseguire una fortunata carriera in varie località europee: prima a Genova e poi alla corte di Carlo I a Londra. La sua abilità di ritrattista si esprime in dipinti dai quali traspare una forte empatia e una capacità non comune di rappresentare l’animo umano nelle sue molteplici sfaccettature. Numerose le opere di Van Dyck esposte in occasione della mostra, tra cui alcuni tra i più famosi ritratti, come quello di Sir Thomas Wharton (1639). I suoi lavori influenzarono generazioni di ritrattisti sia nelle Fiandre che in Inghilterra.

Jacob Jordaens fu uno dei più celebri pittori della scuola di Antwerp. Non fu un allievo di Rubens, ma un suo collaboratore, al quale il maestro spesso affidava la trasposizione dei propri cartoni sulla tela. Nonostante fosse l’unico fra i tre pittori di Anversa - e uno dei pochi tra i suoi contemporanei fiamminghi - a non aver intrapreso un viaggio di formazione in Italia, Jordaens fu largamente influenzato da pittori quali Jacopo Bassano, Paolo Veronese e Caravaggio. Nell’ultima fase della sua vita Rubens, ormai indebolito dalla malattia, affidò proprio a Jordaens il completamento di alcuni importanti lavori che il maestro non era più in grado di eseguire, come ad esempio la decorazione della camera della regina a Greenwich, commissionata da Carlo I d’Inghilterra. Alla morte di Rubens e dopo la prematura scomparsa di Van Dyck, Jordaens divenne il più importante pittore di Anversa: conosciuto per i suoi ritratti, si esprimeva però al meglio in opere dal carattere biblico, mitologico ed allegorico.

L’esposizione sarà visitabile fino al 16 Marzo presso la sede di Amsterdam del Museo Ermitage: situato in un palazzo che una volta ospitava un ricovero per anziani, il museo rappresenta di per sé un esempio di riconversione architettonica rispettosa dell’assetto urbanistico: ristrutturato tra il 2007 e il 2009 il museo ospita non solo mostre temporanee, ma anche una collezione permanente dedicata ai collegamenti artistici tra Russia e Paesi Bassi, un centro studi e un’area interamente dedicata ai bambini con programmi concepiti per lo sviluppo delle capacità artistiche e della creatività.