Vincitore del Premio della Giuria nella sezione Encounters alla 73ª Berlinale, Samsara è il terzo lungometraggio del cineasta galiziano Lois Patiño che spinge la sua ricerca di nuove forme visive a soluzioni sempre più sperimentali, nell’intento di rappresentare sullo schermo l’invisibile. Il titolo del film – la parola saṃsāra – nelle filosofie buddista e induista rappresenta il ciclo di morte e rinascita a cui ogni anima è vincolata, costretta a reincarnarsi in questo mondo, finché sarà completamente esaurito il carico del suo karma.
Con studi in psicologia all’Università di Madrid e un master dell’Università di Barcellona orientato al Documentario Creativo, il cineasta spagnolo fonde ritmi tipici del linguaggio documentario con la finzione narrativa, per sondare il Mistero supremo e tentare una rappresentazione visiva del viaggio di trasmigrazione, com’è raccontato in un testo antichissimo quale è il Libro Tibetano dei morti, scritto per fornire guida e istruzioni alle anime in transito, neutralizzando il rischio di perdersi attraversando il Bardo, lo spazio intermedio tra questo mondo materiale e l’Aldilà.
Samsara è strutturato in due parti distinte – girate in Laos e a Zanzibar, in Tanzania – unite da un ‘passaggio’ di quindici minuti che induce a vivere un momento meditativo, introdotto da una didascalia sullo schermo che avverte “sarà un lungo viaggio” e invita a chiudere gli occhi per lasciarsi trasportare dal flusso sonoro, in un viaggio interiore che risulta amplificato se vissuto nel buio della sala in condivisione con degli sconosciuti. Tentativo coraggioso di proporre un’esperienza cinematografica originale che, volendo trovare analogie con titoli del passato, sembra fondere insieme l’idea alla base di Blue, film testamento del britannico Derek Jarman, con Le quattro volte del nostro Michelangelo Frammartino.

Al fine di penetrare la realtà del luogo, superando le barriere linguistiche, Lois Patiño ha vissuto nel tempio buddista in Laos dove è ambientata la parte iniziale, i trecento novizi che appaiono nel film sono bambini spesso convertiti da famiglie di credo animista o etnia Hmong, che tentano così di dare un’istruzione ai loro figli. Al centro del racconto vediamo anche il giovane Amid, che va a leggere l’antico testo di preparazione al trapasso a un’anziana signora ormai quasi cieca.

Girato in pellicola 16 mm con straordinarie imperfezioni a margine inquadratura, che ricordano la sorta di deposito della polvere tipico delle vecchie proiezioni cinematografiche, Samsara gioca con le variazioni cromatiche come a voler ricordare perennemente che noi “tutti siamo luce” anche qui, già in questa realtà. Protagonista della parte finale la piccola Juwairiya con la sua capretta Neema, tra sbavature rosse – residuo di un altrove – e le donne al lavoro sulle coste dell’Oceano Indiano infestate di alghe.

Samsara di Lois Patiño sembra volerci ricordare che tutto è mutazione e cambiamento, con la presenza persistente dell’acqua come simbolo del fluire dell’Esistenza; dal prossimo 23 maggio sarà nelle sale italiane distribuito da Exit Media, ma preceduto da una serie di anteprime il cui calendario è consultabile alla pagina ufficiale sul sito della distribuzione.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. La bellezza naturale
  3. I piccoli novizi del tempio e il giovane ‘lettore’ Amid
  4. La piccola Juwairiya con la sua capretta Neema a Zanzibar
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    © Exit Media

IN COPERTINA

Il monaco laosiano Bee An
© Exit Media

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Samsara
  • Regia: Lois Patiño
  • Con: Amid Keomany, Toumor Xiong, Simone Milavanh, Neema, Mariam Vuaa Mtego, Juwairiya Idrisa Uwesu, Bernadeta Gaspar, Ame Simai, Yia Xiong, Bi Ly, Phuangkeo Hongamarth, Khamnoy Bounmun, Somephone Xiong, Mtumusa Haji, Sauda Deusi, Salama Abdalla, Mwanakombo Salehe, Mwanakombo Iddi Omar, Mariam Adalla Abdul, Chida Vuai Haji, Fatuma Vuai Hassan, Mariam Vuai, Mwanaisha Simai, Furahia Wanake, Upendo Oropi Kinoka, William Tanju Kimotonge, Hafsa Hassan  Ussi, Zulcha Mohamed Ali, Time Mkondo Mohamed, Raifa Ussi, Amina Abdalla, Mustafa Hassan, Khadija Makame, Mustafa Suleiman, Zainabu Juma, Swaleh Abdulah, Abdalla Ali, Khadija Salum Ali, Raiyan Abdalla Abdalla, Mussa Maulidi Shafi, Suleiman Daudi Suleiman, Thuwaiba Haruna, Hunaida Ahmed Maoud, Abdul Hakim, Shufaa Amour Shafii, Firdaus Khamisi, Hussein Juma Hajj, Hassan Ussi, Haji Amin Haji, Hashim ali Juma, Mudathr Juma, Lubanya Burhani Issa, Isa Abdulla, Raifat Hassan Ali, Ali Ramadhan Hassan
  • Sceneggiatura: Lois Patiño, Garbiñe Ortega
  • Fotografia: Mauro Herce, Jessica Sarah Rinland
  • Musica: Xabier Erkizia
  • Montaggio: Lois Patiño
  • Produzione: Leire Apellaniz López per Señor y Señora SL in coproduzione con Apellaniz y de Soza SL insieme a Lee Joondong, produttore delegato Jeonju International Film Festival, in associazione con Min Sungwook, Moon Seok, Sung Moon, Chun Jinsu e Jang Seongho con la partecipazione di Filmin e il sostegno di Jeonju International Film Festival e Jeonju Cinema Project 2023 con finanziamento del Gobierno de España, Ministerio de Cultura y Deporte
  • Genere: Spirituale
  • Origine: Spagna, 2023
  • Durata: 113′ minuti