La collezione del Cardinale Pallotta nelle Stanze di Caldarola

di Cecilia Limpido // pubblicato il 22 Ottobre, 2009

Voglio raccontarvi una storia. E’ la storia di un patrimonio disperso e ritrovato, di un sogno di bellezza infranto e infine realizzato. E del suo protagonista, Giambattista Pallotta, non solo uomo politico della Roma barocca e Legato pontificio in Emilia ma anche e soprattutto grande appassionato d’arte. A modo suo, una storia d’amore. E tutto questo in una mostra, “Le stanze del Cardinale”, curata da Vittorio Sgarbi e ospitata nella cittadina di Caldarola, delizioso borgo maceratese ai confini coi Monti Sibillini.

L’alto prelato, elevato alla porpora cardinalizia da Urbano VIII nel 1635, a soli 35 anni, e legato alla raffinata cerchia culturale della famiglia Barberini, intrattenne rapporti di committenza con i più grandi artisti del suo tempo, da Caravaggio a Guido Reni, da Mattia Preti a Guercino e ai Carracci. Il colto mecenate collocò la sua preziosa collezione nella quadreria del Palazzo dei Cardinali Pallotta, eretto dal cardinale Evangelista suo zio alla fine del ‘500, facendone uno dei pochi edifici marchigiani in grado di rivaleggiare, per fasto e raffinatezza, con le corti principesche della Città Eterna. Ma dopo la sua morte, da datarsi nel 1668, i suoi eredi furono costretti, per sanare i cospicui debiti da lui lasciati, a disperdere il patrimonio artistico e a venderne una parte significativa ai conti Grassi di Bologna e successivamente ai marchesi Brignole Sale di Genova, la cui raccolta è oggi confluita nel museo di Palazzo Rosso di Genova.

È grazie a un’attenta ricerca, condotta da Antonio D’Amico negli archivi pubblici e privati di Catania, Roma, Caldarola e Bologna, che è stato possibile dare forma e consistenza alla quadreria del cardinale, seppur lasciando sospesi e insoluti alcuni interrogativi circa l’individuazione fisica e la precisa identità di certe opere. Nondimeno la collaborazione di alcune entità museali, di massimo rilievo e prestigio, come la Galleria Borghese, la Galleria nazionale d’Arte Antica e Palazzo Doria Pamphilj di Roma, Palazzo Pitti a Firenze, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, il Museo Capodimonte a Napoli, Palazzo Rosso a Genova ha permesso di ricomporre, dopo 400 anni di silenzio, una memoria collezionistica degna dell’ammirazione di teste coronate come la regina Cristina di Svezia e il principe Casimiro di Polonia, ospiti in quel tempo della dimora cardarolana per una sosta lungo il percorso Roma-Loreto.

Oltre sessanta le opere in esposizione. Molte di queste sono il frutto dei rapporti intercorsi tra il mecenate e la scuola seicentesca bolognese durante il periodo in cui egli esercitò il ruolo di legato pontificio a Ferrara. Così si spiega la presenza del San Sebastiano e dell’Ecce Homo di Guido Reni, di alcune allegorie di Elisabetta Sirani, dell’Angelo custode di Domenichino e del San Francesco penitente di Ludovico Carracci.

Ma portano la firma del Guercino le tele più strettamente legate alla committenza del cardinale. La prima, Cristo allontana i mercanti dal tempio, restaurata in occasione della mostra, contiene nel flagello con cui il Salvatore allontana i profanatori dal luogo sacro un esplicito riferimento allo stemma araldico dei Pallotta. La seconda, invece, Damone e Pizia, proveniente dal Palazzo Rospigliosi della Coldiretti, narra un tema storico ispirato al “De officiis” di Cicerone: l’atto di clemenza di Pizia a favore della condanna di Damone diventa il manifesto programmatico dell’operato ferrarese del colto prelato. Lo stesso accade per l’opera di Mattia Preti Clorinda libera Olindo e Sofronia dal rogo che fa da pendant alla precedente: secondo la vicenda narrata dal Tasso nella “Gerusalemme liberata”, la guerriera Clorinda avrebbe graziato i due giovani amanti, accusati ingiustamente di furto, perché mossa da un nobile sentimento di clemenza. Una tela drammatica, affollata, con richiami alla tradizione veneta di fine XVI secolo e allo stesso Guercino, che risale al periodo giovanile del Preti.

Accanto a un numero considerevole di dipinti ritenuti con certezza come appartenenti alla collezione del Pallotta, l’esposizione propone una serie di opere similari a quelle andate disperse, dello stesso autore e soggetto, allo scopo di ricostruire perlomeno il gusto raffinato del nostro mecenate. È il caso della Maddalena penitente del Caravaggio della Galleria Doria Pamphilj, presenza che si spiega attraverso i contatti con il pittore intrattenuti dallo zio Evangelista in relazione alla “Madonna dei palafrenieri” per la Basilica di San Pietro e per la citazione di una “Maddalena” del Merisi all’interno dell’ inventario dei beni di Giambattista Pallotta. Simbolo dell’abbandono di una vita frivola e mondana, avrebbe sicuramente toccato la sensibilità del prelato, almeno per quello straordinario effetto di luce diagonale che taglia la stanza vuota e per il dettaglio minuzioso, di vaga reminescenza fiamminga, dei gioielli e dell’ampolla di profumo lasciati a terra.

Ma per conoscere appieno il gusto personale ed elegante del cardinale basta aggirarsi con curiosità tra le sale del palazzo, che non è solo cornice di una mostra temporanea, ma eccezionale gioiello architettonico espressione dello spirito della Controriforma. Già da sola la Stanza del Paradiso, luogo di meditazione del legato pontificio e tesoro nascosto di uno scrigno prezioso, vale la visita a Caldarola: l’esuberanza cromatica e la vivacità giocosa di una decorazione, composta da scene di caccia tratte dal Tempesta e da festoni e puttini con i simboli araldici della casata, ci trasporta, ancora una volta, in un ambiente lirico e intriso di suggestioni seicentesche.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Veduta di Caldarola
  • Guido Reni
    San Sebastiano
    olio su tela
    cm 127x92
    Genova, Musei di Strada Nuova, Palazzo Rosso
  • Guercino
    Damone e Pizia
    olio su tela
    cm 233x233
    Roma, Palazzo Rospigliosi, Confederazione Nazionale dei Coltivatori Diretti
  • Mattia Preti
    Clorinda libera Olindo e Sofronia dal rogo
    olio su tela
    cm 248x246
    Genova, Musei di Strada Nuova, Palazzo Rosso
  • Michelangelo Merisi da Caravaggio
    San Francesco in meditazione
    olio su tela
    cm 120x90
    Cremona, Museo civico Ala Ponzone
  • La stanza del Paradiso, Palazzo dei Cardinali Pallotta

Mappa

Dove e quando

Le Stanze del Cardinale

  • Fino al: - 15 Novembre, 2009
  • Indirizzo: Palazzo dei Cardinali Pallotta, Caldarola
  • Sito web

Salva l'evento nel calendario (formato iCal)