Tra gli eventi di punta del Maggio Musicale, quello di domenica 12 – in una Sala Grande da mesi esaurita in ogni ordine di posto per il concerto più atteso della 86ª edizione – il pubblico delle grandi occasioni è accorso per Riccardo Muti alla guida dei Wiener Philharmoniker. Dopo Ravenna, il concerto fiorentino rappresenta il secondo appuntamento del mini tour italiano – in tre tappe concluso a Bari – del Maestro con l’Orchestra viennese. Un sodalizio di oltre mezzo secolo, da quando cioè nel 1971 Karajan invitò Muti a dirigerli al Festival di Salisburgo. Da allora hanno suonato insieme in oltre cinquecento occasioni sinfoniche e operistiche, compresi i tradizionali concerti di Capodanno al Musikverain di Vienna che, con quello del prossimo 2025, saranno ben sette. Proprio con i Wiener Muti aveva diretto, nella primavera del 2021, il suo ultimo concerto sulle rive dell’Arno.

L’esecuzione dei capolavori proposti a Firenze è dovuta al desiderio di esaltare il carattere dell’orchestra e il suo suono così inconfondibile, mediante la Sinfonia n. 35 in re maggiore K. 385, Haffner di Wolfgang Amadeus Mozart e la Sinfonia n. 9 in do maggiore D. 944, detta Die Große (La grande) di Franz Schubert.
In apertura la spensierata Haffner, la prima del gruppo delle sei ultime sinfonie realizzate nel decennio viennese, il cui nome è dovuto alle circostanze che ne videro la nascita. Infatti, nell’estate del 1782 Mozart, impegnato con la messa in scena di Entführung aus dem Serail, è informato dal padre della richiesta di quella che doveva essere una serenata. L’invito arrivava da Sigmund Haffner che, in passato, quando ricopriva l’incarico di borgomastro di Salisburgo, gli aveva già commissionato un’altra serenata (la K. 250) in occasione delle nozze della figlia.
Bisogna ricordare che Mozart aveva lasciato la città natale dopo la rottura con l’arcivescovo Colloredo, quindi si trattava di una proposta impossibile da rifiutare. Il 20 luglio Wolfgang scrive al padre: “Lavorerò il più presto possibile, e cercando di scrivere bene, per quel che la fretta mi consente”; il 27 luglio spedisce il primo tempo; il 31 si scusa di non aver ancora finito; il 4 agosto si sposa con Constanze e il 7 il lavoro (non ancora una Sinfonia, ma una Serenata) è terminato.
Nel febbraio 1783 il padre rispedisce a Vienna il manoscritto e Mozart, eliminando una Marcia introduttiva e uno dei due Minuetti, si ritrova pronta una Sinfonia, la prima scritta a Vienna, che presentò il mese successivo al pubblico del Burgtheater (23 marzo). Il primo tempo, Allegro con spirito, da eseguirsi “con fuoco”, come scrisse Wolfgang, permeato da una tensione contrappuntistica, memore della lezione bachiana, presenta un primo tema dal ritmo marziale e dal carattere energico, cui fa seguito una figurazione dolce e cantabile e, alla fine dell’esposizione, un disegno nuovamente di tono vigoroso.
L’Andante successivo ci riporta ad una dimensione più gentile, di tenera eleganza, mentre il Minuetto, di impronta haydniana, è di nuovo pieno di energia, con al centro un elegante Trio. Il Presto finale, da eseguirsi “il più veloce possibile”, scrisse ancora Mozart, si basa su due temi principali che si ripresentano e vengono elaborati in una concisa struttura a rondò.

Dopo l’intervallo, l’ultima sinfonia, la straordinaria Die Große completata proprio nel marzo 1828, che deve il suo appellativo non solo all’ampliamento dell’organico, con tre tromboni aggiunti, ma anche al linguaggio già teso verso soluzioni tardo romantiche. Pur attenendosi alle regole costruttive classiche, Schubert ne modifica gli equilibri interni smorzando la contrapposizione tematica classica in favore di una continua espansione dei materiali melodici impiegati, secondo una logica narrativa interna alla composizione dilatata e digressiva, definita da Schumann ‘divina lunghezza’.
Che Schubert desiderasse cimentarsi con un lavoro sinfonico di grande respiro era cosa risaputa durante i suoi ultimi anni di vita e, dopo le sinfonie composte in gioventù, una sorta di apprendistato nel genere strumentale più alto, si sente pronto per una sinfonia in grande stile. La Sinfonia in do maggiore venne quindi offerta alla Società degli amici della musica di Vienna e sarebbe stata eseguita ufficialmente in quello stesso anno se la complessità, e la lunghezza di alcuni passaggi, non avessero spaventato l’orchestra, che, giudicandola troppo difficile, si rifiutò di eseguirla; così l’autore la ripose in un cassetto pochi mesi prima della morte avvenuta il 19 novembre. Un decennio dopo Robert Schumann la scoprì per caso durante una visita al fratello del musicista scomparso e si prodigò per farla conoscere al mondo, inviandola a Felix Mendelssohn a Lipsia dove, il capolavoro sconosciuto, fu eseguito per la prima volte il 21 marzo 1839.

Già all’entrata dei professori d’orchestra sono iniziati grandi applausi e, quando Riccardo Muti è salito sul podio, il teatro si è stretto attorno a lui tributandogli tutto il suo affetto. In un silenzio assoluto ha avuto inizio la prima parte dove, oltre all’eccellente lettura, l’interrelazione di suoni e gesti del direttore hanno come ipnotizzato i presenti. Crescendo di applausi alla fine delle note mozartiane come al rientro in sala dopo l’intervallo. Pubblico rapito anche nella seconda parte e, alla fine, oltre agli applausi anche le grida “braviiiii“. Il Maestro ha poi presentato al pubblico gli orchestrali e dopo varie uscite ha preso la parola dicendo “Tutto è partito da qui…” riferendosi alla città sulle rive dell’Arno, che lo ha accolto giovanissimo e ha creduto in lui facendogli ricoprire il ruolo di direttore  principale del Teatro Comunale di Firenze dal 1968 al 1980. 
È poi arrivato il momento del bis e poteva forse mancare un valzer viennese? E’ stato eseguito il Kaiser-Walzer (Valzer dell’Imperatore) op. 437 di Johann Strauss figlio, in una sorta di estasi collettiva di una domenica indimenticabile, ascoltando un’orchestra come poche e una bacchetta straordinaria. 

Dettagli

Programma

  • Wolfgang Amadeus Mozart
    Sinfonia in re maggiore K. 385 Haffner
    Allegro con spirito/Andante/Minuetto e trio/Presto
  • Franz Schubert
    Sinfonia n. 9 in do maggiore D. 944, Die Große
    Andante. Allegro ma non troppo/Andante con moto/Scherzo: Allegro vivace. Trio/Finale: Allegro vivace

Direttore Riccardo Muti

Wiener Philharmoniker

Didascalia immagine

Riccardo Muti e i Wiener Philharmoniker
foto © 2024 Michele Monasta
courtesy Teatro del Maggio Musicale Fiorentino