I Piceni da Matelica a Bologna
di - pubblicato il 19 Maggio, 2009 in Musei
E’ proprio così, se si vuole conoscere quello che gli archeologi hanno scoperto negli ultimi venti anni di ricerche eseguite nelle necropoli picene di Matelica (Mc) occorre andare nel bel Museo Civico Archeologico di Bologna entro il 13 settembre. La mostra “Potere e splendore. Gli antichi Piceni a Matelica” è arrivata a Bologna in sintonia con il programma che questo museo, sin dalla sua inaugurazione nel 1881, cerca sempre di attuare al meglio: essere un valido punto di riferimento per chi studia la civiltà etrusca e quelle collaterali sorte in Italia, partendo dal IX secolo per arrivare al II a.C. In pratica sono prese in considerazione le civiltà che sono sorte in epoca preromana.

I corredi funerari più antichi, esposti in mostra, risalgono all’VIII secolo a.C. e sono stati disposti, come tutti gli altri, riuniti secondo il loro ritrovamento in maniera che chiunque li vede riesce a percepire chi era la persona, anzi il personaggio che era stato sepolto e se era stato un uomo, quale mestiere faceva oppure se era una donna quanto era stata importante.
Devo confessare che sono rimasta molto stupita nel vedere la superficie delle giare o delle olle più o meno grandi ricoperte da simpatiche paperette impettite e quasi scodinzolanti e ho scoperto che questo animale ha il significato totemico del passaggio all’altra vita e i Piceni, sembra impossibile!, sono gli unici al mondo che usano questa simbologia.
E’ solo grazie alle recenti scoperte archeologiche che ci si è potuti rendere conto dell’importanza di questa popolazione che ha vissuto e civilizzato un territorio venuto a contatto con mondi lontani, in epoca preromana, grazie alla sua posizione geografica. Proprio perché il territorio è situato sulle vie che collegavano (e collegano) l’Adriatico e il Tirreno i Piceni sono diventati ricchi e culturalmente importanti e le loro risorse agricole e pastorali hanno fatto il resto.
La complessità e la bellezza dei corredi funerari testimonia quanto la popolazione maschile e femminile di un certo rango possedesse una cultura estetica e religiosa particolarmente interessante e evoluta per l’epoca.
Le armi da parata degli uomini sono decorate con degli inserti in avorio e ambra, i carri hanno le ruote ferrate e gli elmi hanno interessanti rilievi anche allegorici. Ho trovato divertente l’elmo che è servito per fare il manifesto della mostra: sulla fronte ha una faccia con i denti digrignati che avrebbe dovuto, penso, fare paura al nemico e invece, a mio avviso, diverte perché sembra il sorriso che sfoderava il mio cane quando ne aveva fatta una grossa e cercava di farsi scusare. Nella tomba di un principe sono stati ritrovati anche due cani simili ai levrieri, evidentemente sacrificati alla morte del padrone.

Nelle tombe femminili ci sono, come sempre, oggetti preziosi in oro, argento e avorio finemente lavorati e si sa che allora le donne organizzavano i banchetti, ma non potevano parteciparvi, così non compaiono oggetti che inneggiano alla giovialità delle mense.
Per fare capire i comportamenti di quel popolo e farli apprezzare ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie, la sezione didattica ha preparato un percorso particolare dove ogni partecipante avrà da rivestire un ruolo e dovrà usare le copie degli oggetti presenti in mostra, interpretando i momenti fondamentali della vita di una corte picena. Attraverso il gioco si riesce a fare conoscere una civiltà poco studiata e sicuramente diversa da quella etrusca, greca o romana, ma non per questo estranea ai grandi movimenti culturali e artistici che hanno interessato le civiltà del Mediterraneo a partire dall’VIII secolo a.C.

Ritrovare in mostra gli oggetti usati durante la rappresentazione didattica servirà a fare capire il perché essi erano stati messi nelle tombe, l’uso al quale erano destinati, le strutture sociali allora esistenti e le capacità degli artigiani che li avevano creati.
Sono state organizzate parecchie attività collaterali che vanno dalle visite guidate gratuite a “Assaggiare l’antico: cereali, puls, pane e panificazione nell’Italia Antica", alle conferenze alle quali seguirà l’assaggio dei diversi tipi di pane antico.

Come sempre, visto che sono ammesse solo 50 persone alla volta, occorre prenotare telefonando dalle 9 alle 12.
Consiglio spassionato: già che si è dentro al Museo, vale veramente la pena di visitarlo tutto per spaziare gioiosamente tra le antiche civiltà.