E Orfeo, cercando nella cetra conforto all’amore perduto,
solo te, dolce sposa, solo te sulla spiaggia deserta,
solo te cantava al nascere e al morire del giorno
(Virgilio, Georgiche, IV, 464-466)

Il mito del soave canto di Orfeo – figlio del re tracio Eagro e di Calliope, Musa della Poesia – che accompagnato dalla cetra affascina, addolcisce e commuove uomini e donne, animali, alberi di ogni specie, attirando a sé persino le correnti dei fiumi e le pietre, è presente nella cultura greca fino dal V secolo a.C.: si trova raffigurato su vasi attici e su un bassorilievo del 410 a.C. – di cui rimane oggi solo una copia di età romana – nel quale Orfeo è raffigurato insieme alla sposa Euridice e ad Hermes, il messaggero degli Dei che guida le anime verso l’Ade.

Il rilievo, oggi conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, apre la mostra L’incanto di Orfeo nell’arte di ogni tempo, da Tiziano al contemporaneo, in corso fino all’8 settembre 2024 nelle sale di Palazzo Medici Riccardi a Firenze: vi sono riunite una sessantina di opere dedicate a uno tra i protagonisti della mitologia classica che più ha ispirato, attraverso i secoli, capolavori di pittori, scultori, poeti e musicisti, mentre le narrazioni che vedono come protagonista la figura di Orfeo si sono andate arricchendo nel tempo di ulteriori imprese ed episodi.

Nel III secolo a.C. il poeta Apollonio Rodio (295 a.C. – 215 a.C.) nelle sue Argonautiche (I, 903-909) colloca Orfeo sulla nave degli Argonauti, e fra le creature marine soggiogate dalla malia del suo canto vi sono anche le sirene: nel vano tentativo di impedire il ritorno della nave in patria stregando l’equipaggio con le loro letali melodie, anch’esse cedono alla voce del poeta, e lasciano proseguire nel loro viaggio Giasone e i suoi compagni. Il percorso della rassegna fiorentina si snoda attraverso cinque secoli di arti figurative, ed è introdotto dal calco di uno dei rilievi per il campanile di Giotto, nel quale Luca della Robbia ha scelto a rappresentare l’arte della Musica (1437-1439) la scena di Orfeo che canta accompagnandosi con la cetra, circondato da animali e piante, tutti rapiti dall’incanto di una melodia ineguagliabile e irresistibile.

Già nel cortile di Palazzo Medici Riccardi, sede della mostra, i visitatori sono accolti dalla monumentale statua di Orfeo che incanta Cerbero, opera di Baccio Bandinelli, che papa Leone X Medici commissionò allo scultore agli inizi del Cinquecento. Il mito di Orfeo ebbe un posto di particolare rilievo nello studio e nell’interpretazione della classicità in età rinascimentale, con implicazioni letterarie, filosofiche e politiche. Orfeo divenne uno dei soggetti privilegiati nell’arte e nella cultura fiorentina – a fianco delle emblematiche figure di Ercole, David e Giuditta – fino dalla seconda metà del Quattrocento, al tempo di Cosimo il Vecchio e di Lorenzo il Magnifico, grazie agli artisti, letterati, pensatori e poeti che frequentavano la corte medicea. Nel Cinquecento, Cosimo I de’ Medici non sfuggì al fascino del mito e si fece ritrarre da Agnolo Bronzino nelle vesti del poeta, attribuendosi il ruolo di erede ideale del potere civilizzatore e pacificatore di cui era portatore Orfeo con il suo canto.

Nei secoli, il mito di Orfeo ha conservato intatto il suo fascino: vi si affrontano i temi fondamentali della vita umana, con gli eterni dilemmi fra amore e morte, tra aspirazione e ispirazione, tra accettazione e sfida, tra sublimazione e fallimento. Quella di Orfeo è una figura complessa, dalle molte possibilità interpretative, e nelle varie epoche gli artisti hanno messo in evidenza caratteri e aspetti diversi del mito. Così, il melodramma moderno, nato nella prima metà dei Seicento con l’Orfeo di Claudio Monteverdi, ha trovato una sublime espressione nel secolo successivo grazie all’Orfeo ed Euridice di Cristoph Willibald Gluck: forse l’unica opera settecentesca non mozartiana ancora oggi presente nella programmazione dei maggiori teatri lirici del mondo, con la celebre, struggente aria “Che farò senz’Euridice / Dove andrò senza il mio ben“.

L’epoca romantica esalta gli aspetti sublimi dell’amore tra Orfeo e Euridice, come nel dipinto di Ary Scheffer in cui il poeta tiene tra le braccia il corpo inanimato della sua sposa; Eugène Delacroix sceglie invece di rappresentare il momento in cui Euridice, in fuga dal pastore Aristeo che la insidiava, viene fermata dal mortale morso di un serpente. La pittura dell’Ottocento esplora l’oscurità della discesa agli Inferi – come nell’intensa interpretazione di Anselm Feuerbach – che diviene oggetto di interesse e meditazione anche da parte del Simbolismo: si deve a Odilon Redon l’immagine quasi fantasmatica della testa di Orfeo decapitata dalle Baccanti che fluttua sull’acqua, adagiata sulla sua cetra.

Ancora nel Novecento la figura di Orfeo offre ispirazione in ogni campo dell’arte. Jean Cocteau gli dedica un’opera teatrale e due film, mentre Igor Stravinskij compone nel 1947 le musiche per il balletto Orpheus, con le coreografie di George Balanchine. Al magnetismo che circonda questo personaggio cederanno anche artisti come Giorgio de Chirico, Alberto Savinio e Fausto Melotti , le cui opere sono esposte in mostra; tra i poeti, Rainer Maria Rilke affronta il tema in Orfeo. Euridice. Hermes (1904) – in cui compare un’inedita Euridice, vaga ombra ormai lontana dai sentimenti terreni e dimentica perfino del nome dell’amato – e nei Sonetti a Orfeo, dove esorta a lasciare il poeta, cantore e incantatore, avvolto nel mistero della sua inafferrabile essenza (Sonetto V): “Non ergete lapidi. Ma ogni anno / fate che per lui fiorisca la rosa. / Questo è Orfeo. La sua metamorfosi / in questo o in quello. Vano affaticarci / intorno ad altri nomi. Ogni volta sempre / è Orfeo quando c’è canto. Viene e va”.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Gerrit van Honthorst: Orfeo incanta gli animali – Museo del Palazzo Reale, Napoli
  2. L’incanto di Orfeo, Palazzo Medici Riccardi – Un’immagine dell’allestimento. Foto Nicola Neri
  3. Baccio Bandinelli: Orfeo che incanta Cerbero – Palazzo Medici Riccardi, Firenze ©Antonio Quattrone Courtesy MUS.E
  4. L’incanto di Orfeo, Palazzo Medici Riccardi – Un’immagine dell’allestimento. Foto Nicola Neri
  5. Anselm Feuerbach: Orfeo ed Euridice – Österreichische Galerie Belvedere, Vienna
  6. Giorgio de Chirico: Orfeo solitario – Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, Roma

in prima pagina:
Gerrit van Honthorst: Orfeo incanta gli animali (part.) – Museo del Palazzo Reale, Napoli

Orari

Dalle 9:00 alle 19:00
tutti i giorni
chiuso il mercoledì

Sito web: https://www.palazzomediciriccardi.it/mostra/lincanto-di-orfeo/

Dove e quando

Evento: L’incanto di Orfeo nell’arte di ogni tempo, da Tiziano al contemporaneo

Indirizzo: Palazzo Medici Riccardi - via cavour, 3 - Firenze
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Fino al: 08 Settembre, 2024