In mostra presso il Museo Diocesano di Catania le opere d’arte degli ordini religiosi locali, confluite tra i beni statali dopo l’Unità d’Italia. È un progetto della Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Catania, curato dalla storica dell’arte Roberta Carchiolo.

Pale d’altare, sconosciuti dipinti di scuola antonelliana, codici miniati, antichi volumi, busti commemorativi, uniformi storiche, arredi e paramenti sacri, provengono dall’area compresa tra i comuni etnei e quelli calatini come Caltagirone, Militello e Mineo. Tutte opere risalenti ai principali ordini monastici siciliani, come i basiliani, i benedettini, i carmelitani, i francescani, etc., selezionate ed esposte secondo criteri scientifici e storici. Oltre al registro artistico, infatti, la mostra vuole aprire una riflessione sul contesto storico entro cui le opere si collocano, quello che dà forma al pensiero liberale e alla querelle sulla separazione tra Stato e Chiesa. Poiché nel 1866 le Leggi Siccardi decretano il trasferimento del patrimonio degli ordini religiosi allo Stato, nasce infatti la questione della tutela nazionale dei beni culturali. Cavour e il re Vittorio Emanuele II, da un lato, difendono la ragion di stato e la necessità di avvicinarsi agli altri Stati cattolici europei, mentre papa Pio IX e il clero, dall’altro, si sentono deprivati giuridicamente ed economicamente. Ma non c’è solo la perdita di privilegi degli alti prelati o dei grandi feudi concessi ai monasteri da famiglie facoltose alla presa del voto dei figli; ci sono anche i piccoli monaci che ricevono la notifica di sfratto e perdono casa e orti, unici mezzi di sussistenza.

Muta quindi la sorte di conventi e monasteri, trasformati in caserme, scuole e ospedali, mentre parte dei beni artistici degli ordini si disperde, viene mercificata o depredata; una piccola parte viene serbata da qualche accorto prelato, per poi essere acquisita dallo Stato e infine rientrare parzialmente in possesso di Chiesa e ordini. Ecco quindi la storia narrata dalla mostra catanese, una storia che illustra due grandi e dibattute visioni storiche.
Circa un centinaio, quindi, i beni in mostra nei due piani del museo catanese, organizzati secondo l’ordine religioso di provenienza nelle sezioni artistica, archeologica e bibliografica. Opere dal duplice valore documentario, quello dell’arte ma anche del prode senso di devozione dei monaci.
Oltre ai pezzi già summenzionati figurano epigrafi romane, statuette, vasi, fibule, bracciali, reliquiari. Pregiati, nella fattispecie, i manoscritti di antiche biblioteche conventuali come quelli dei benedettini, la cui floridezza è particolarmente apprezzata da Federico De Roberto.

Per quanto concerne la sezione storico-artistica si noti soprattutto il capolavoro cinquecentesco della Salita al Calvario del messinese Jacopo Vignerio, allievo di Polidoro da Caravaggio. La tavola proviene dalla Chiesa di San Francesco all’Immacolata di Catania e riprende l’opera raffaellesca dello Spasimo di Sicilia; è considerata dagli storici uno degli esempi più emblematici della pittura siciliana del Cinquecento. Ivi si affollano le figure, dalle membra massicce e dai chiaroscuri marmorei, in una composizione dalle linee divergenti che presagisce libertà e “disordini” manieristi.
Della sezione bibliografica si ricorda principalmente una delle prime mappe dell’età moderna, realizzata nel 1511 dall’umanista Bernardo Silvano, che già dopo pochi anni dalla scoperta di Cristoforo Colombo rappresenta i due continenti americani. Si noti anche l’Hortus romanus dell’Orto Botanico di Roma, edito nel 1770 dai francesi Bouchard e Gravier, prezioso erbario dipinto e suddiviso in otto volumi con ottocento acqueforti acquerellate che documentano gli studi botanici del XVII secolo. Importante anche il codice basiliano in greco dell’XI o XII secolo, su pergamena, proveniente dal monastero normanno del SS. Salvatore di Messina.
Nella sezione archeologica ammiriamo, tra gli altri, una selezione di bronzi protostorici e il rilievo marmoreo con l’orgia tra Dioniso e due satiri, del I sec. d.C.

Chiude l’esposizione la “Wunderkammer”, sezione con mirabilia come il Rompicapo in avorio di origine cinese, una meridiana portatile del Settecento, o la “sirenetta”, strumento musicale con cui l’organaro Donato del Piano nel XVIII secolo riprodusse il canto degli uccelli. Una piccola sala è infine dedicata al monachesimo femminile, di cui è documentata la vita monastica con paliotti, fotografie, arredi, argenti.
È quindi una mostra che comprova la grande vivacità culturale dei monasteri in Sicilia, nonché, come afferma l’arcivescovo Luigi Renna, l’unione e la continuità tra le culture classica, scientifica e teologica.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Iacopo Vignerio, Salita al Calvario, 1541, olio su tavola, Chiesa San Francesco d’Assisi, Catania
  2. Hortus Romanus, frontespizio del quarto volume
  3. Pittore dell’Italia settentrionale, Madonna con le sante Agata e Caterina, sec. XVI metà, dalla chiesa di San Gaetano alla Marina di Catania
  4. Rompicapo, avorio, sec. XVI, dalla collezione dei Benedettini, Museo Civico di Castello Ursino, Catania

IN COPERTINA

Iacopo Vignerio, Salita al Calvario (particolare), 1541, olio su tavola, Chiesa San Francesco d’Assisi, Catania
[particolare]

Orari

dal lunedì al sabato dalle 9:00 alle 13:00,
martedì e giovedì anche il pomeriggio dalle 15:00 alle 18:00
Aperta nelle domeniche e nei festivi indicati a seguire dalle ore 10:00 alle 13:00: 2 giugno e 7 luglio

Sito web: https://www.beniculturali.it/evento/dai-monasteri-e-dai-conventi

Dove e quando

Evento: Dai monasteri e dai conventi - tesori d’arte

Indirizzo: Museo Diocesano, Piazza Duomo - Catania
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Fino al: 28 Luglio, 2024