
Progetto di grande ambizione anche per gli standard del cinema francese, certamente l’industria dell’audiovisivo più solida e differenziata d’Europa, The animal kingdom di Thomas Cailley è una storia fantastica che impiega in maniera efficace la forza della metafora, ma è anche e soprattutto il racconto toccante dell’amore di un padre per suo figlio, colto nel momento delicato in cui la vita opera il grande mutamento di trasformare il bambino in uomo.
François Marindaze e il giovane Émile sono bloccati in auto nel traffico di un ingorgo cittadino, il genitore invita il ragazzo a “disobbedire al Sistema” rifiutando il consumo delle patatine che in quel momento condivide col suo cane Albert. Sono diretti all’ospedale in cui è ricoverata Lena, la moglie di François, ma sono in ritardo e il nervosismo è palpabile, col figlio che protesta perché non voleva andare a trovare sua madre ed è stato costretto; uno scatto di rabbia spinge il ragazzo a uscire dall’auto, seguito dal padre che non ha alcuna intenzione di interrompere la discussione, quando strani rumori provenienti da un’ambulanza poco più in là catturano la loro attenzione. All’improvviso un uomo con mani e piedi deformi come artigli, con una vistosa fascia sul volto e un’ala che sta nascendo sul suo braccio sinistro, fuoriesce dal mezzo; pare dotato di forza straordinaria e, sfuggendo la custodia del personale sanitario, si dà alla fuga tra l’allarme generale. Strane mutazioni si stanno verificando in numero sempre maggiore negli esseri umani, chi ne è colpito inizia a sviluppare in modo esponenziale udito e olfatto, primo segno di una cambiamento destinato a trasformare completamente la sua umanità in un esemplare di un’altra specie. Un dramma collettivo per la società, impreparata e incapace a gestire il problema, ma vissuto con totale naturalezza dai diretti interessati che anelano la libertà, per cui davanti a deliranti persecuzioni delle istituzioni e delle forze armate è legittimo domandarsi: chi sono davvero i mostri?

Il regista Thomas Cailley ha scoperto una prima stesura della sceneggiatura originale quando era membro dei selezionatori alla Fémis – scuola del Ministero della Cultura francese, che lavora per formare professionisti del cinema e dell’immagine – e ha invitato l’autrice, Pauline Munier, a lavorare con lui alla realizzazione di un adattamento, profondamente diverso, ma che conserva tutti i temi già presenti in potenza nella versione presentata al concorso di sceneggiatura.

La mutazione, vista come gene naturale pronto al risveglio, si presta a riflessioni ambientaliste molto attuali, in un momento in cui il genere umano sembra avviarsi sì verso una fusione, ma con apparati tecnologici lontanissimi dalla Natura. Romain Duris nel ruolo di François è un padre dispotico, perché oppresso dalla paura, al suo fianco Adéle Exarchopoulos è una poliziotta disponibile ad aiutarlo e a cui lui confessa di non sapere cosa è meglio augurarsi.

Anche la foresta selvaggia si fa personaggio – gran parte del film è stata girata in zone impervie da raggiungere, nelle Landes de Gascogne – ma fulcro determinante e vero protagonista del racconto è Émile, interpretato in maniera sorprendente dal ventunenne, al tempo delle riprese, Paul Kircher. Solo al quarto film in carriera, il giovane attore offre una prova incredibile per l’uso del corpo e dei movimenti, sfoggiando un magnetismo naturale nel dare volto all’innocenza.

Superlativa anche la prova dell’israeliano Tom Mercier nel ruolo del mutante Fix, soprattutto sul piano vocale, dato che tutti i suoni emessi dal suo personaggio sono frutto di accurato studio ed esercizio, senza alcuna alterazione successiva. Fondamentale il lavoro sui suoni notturni della natura selvaggia, giustamente riconosciuto con uno dei cinque premi César vinti dal film – su dodici candidature – insieme a quelli per costumi, effetti speciali, musica e fotografia.

Autore della fotografia, insostituibile complice nella creazione delle bellissime sequenze nella foresta, è David Cailley, fratello maggiore del regista, mentre la colonna sonora originale è opera del torinese Andrea Laszlo De Simone, primo italiano a ricevere il César per la musica. La sua partitura, coinvolgente, è parte integrante dell’esperienza visiva e facendo tesoro della lezione di Morricone, primo a introdurre la voce come strumento musicale, articola anche gli ansimi.

Dopo il grande successo avuto in patria, adesso The animal kingdom di Thomas Cailley sarà nelle sale italiane dal 13 giugno, distribuito da I Wonder Pictures a cui si può rimproverare la scelta del titolo inglese, poteva essere lo stesso in italiano o l’originale in francese, se proprio non si può rinunciare alla solita dilagante esterofilia.