A Pavia: che bello!
di // pubblicato il 16 Ottobre, 2011
Pavia è una simpatica cittadina famosa, soprattutto, per la sua università e il vino prodotto nelle colline che ha intorno, ma occorre gironzolare nelle sue strade per rendersi conto di quante belle cose contiene e per stupirsi dell’allegra pacatezza che aleggia ovunque si vada.
Ormai da qualche anno, dopo un lungo restauro, il bel Castello Visconteo eretto da Galeazzo II nel 1360 è stato destinato a essere anche il contenitore di mostre temporanee oltre al Museo Civico e alla Pinacoteca Malaspina.
Il verde giardino che lo circonda serve a mettere in risalto il colore e le forme di questa maestosa costruzione in laterizi svegliando la voglia di vedere dentro cosa c’è: il bel cortile circondato su tre lati da una comoda loggia arricchita da eleganti bifore e quadrifore con decorazioni in cotto sicuramente non delude chi entra.
Ora vale la pena di entrare all’interno anche perché nelle scuderie è allestita, sino al 18 dicembre, la mostra Degas, Lautrec, Zando’. Les folies de Montmartre dal taglio insolito che riesce a dire e fare vedere qualcosa di diverso nonostante gli artisti siano molto conosciuti e spesso tirati in ballo per creare attenzione. Comunque sono stati scelti proprio per attirare l’attenzione e promuovere, così, la voglia di andare a vedere Pavia e il pavese.
La curatrice, Lorenza Tonani, è sicuramente la protagonista dell’insolito taglio ideato per questa esposizione, prodotta e organizzata da Alef - cultural project management di Milano - e promossa dal Comune di Pavia: è riuscita a fare soprattutto una bella carrellata puntando a evidenziare i caratteri delle persone ritratte, compreso il loro essere un po’ macchietta.

Le opere esposte sono un centinaio tra olii, disegni e grafiche e il confronto diretto tra questi tre artisti così “personaggi” permette di apprezzare quanto sia stato importante Edgar Degas (Parigi 1834-1917) nell’avere per primo guardato e trasmesso nei suoi lavori la vivacità del quartiere di Montmartre.
La Butte, o collina di Montmartre, era diventata il fulcro della vita parigina e vi convivevano un po’ tutte le classi sociali creando un’atmosfera particolarmente interessante e tale da stimolare fantasia e creatività, voglia di documentare quello che vi succedeva.
Nelle opere di questo periodo per la prima volta si trova l’atmosfera equivoca dei cabaret e delle case chiuse, i clown del circo, il mondo semplice, vivace, pieno di satira, di gioie e di dolori che era presente e palpabile a Montmartre, la bella donna intenta a farsi un’accurata toilette.
A questo proposito Degas osserva: “Sinora il nudo è stato presentato in pose che presumevano un pubblico, invece le mie donne sono gente semplice, onesta, che non si occupa d’altro che della propria cura fisica”.

Sono carichi di vita e caratterizzati da una raffinata composizione i manifesti ideati dallo sgraziato Henri de Toulouse-Lautrec (Albi 1864 – Malroné, Bordeaux 1901) per reclamizzare spettacoli o altre cose. Naturalmente i suoi quadri non sono da meno, quasi sempre sono ritratti di persone che frequentano i bar e i cabaret, a volte con visi perplessi o avvinazzati: fanno capire e percepire l’atmosfera che si viveva a Parigi, anzi a Montmartre alla fine dell’Ottocento.

Molto diverse sono le opere di Federico Zandomeneghi detto Zandò (Venezia 1841 – Parigi 1917), i colori sfumati, il suo graduale avvicinamento, dopo l’arrivo a Parigi, prima all’Impressionismo e piano piano al Divisionismo lo rendono particolare, riconoscibilissimo perché rimane sempre legato alla sua scala cromatica nonostante l’influenza che hanno avuto su di lui le nuove tecniche.
Credo sia importante ricordare che si possono vedere delle opere che non sono mai state esposte in Italia, per esempio i due quadri provenienti dalla National Gallery di Washington: À la Bastille di Lautrec e The Loge di Degas.
Naturalmente c’è un catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale, corredato da scritti critici e dalla storia dei lavori esposti.
Per finire in bellezza la giornata consiglio di non dimenticare di andare a vedere S. Pietro in Ciel d’Oro, una chiesa dall’esemplare e raccolta architettura romanica (è stata consacrata nel 1132) con un bel portale in legno minutamente intagliato e l’interno a tre navate. Sull’altare maggiore si trova la raffinata Arca di S. Agostino decorata con molte statue e rilievi realizzati (1362) da scultori lombardi che avevano sicuramente visto e apprezzato l’arte toscana.
Tutto il resto che c’è da vedere a Pavia penso sia meglio ricordarlo perché lo si è scoperto da soli: in questa maniera si rimane sicuramente più appagati.