«Leonora Carrington non
è mai stata una surrealista,
ma una vera rivoluzionaria.»
(Leonor Fini)

«Sono nata cinquantatré anni fa
come animale umano femmina.
Questo mi dissero, significava
che ero una “donna”.
Anche se non ho mai capito cosa
volessero dire.
Innamorati di un uomo e vedrai…
Mi sono innamorata (più volte),
ma non l’ho visto.
Partorisci e vedrai… Ho partorito
e non ho saputo chi fossi. Fossi?
Chi? Sono ciò che osservo o ciò
che mi osserva?»
(Leonora Carrington)

L’articolo dello scorso 1° agosto, presentava la mostra che, prendendo per mano, conduce alla scoperta di una figura chiave del Surrealismo e dell’avanguardia, creatrice di un immaginario personalissimo plasmando arte, letteratura e vita in una serie di cosmologie personali, caratterizzate dalle idee di metamorfosi, reinvenzione e ricerca: Leonora Carrington. Donna fuori contesto in molti momenti della sua vita – emarginata, immigrata, esiliata, madre, sopravvissuta alla violenza e ai trattamenti psichiatrici della sua epoca – fece del viaggiare parte integrante della propria concezione di vita, una vita da Odissea, fatta di viaggi non solo geografici, ma anche metaforici, attraverso conoscenze arcane, credenze dimenticate e forme eterodosse del sapere che cercano di collocare la donna in un posto diverso nella storia.
«Ero troppo occupata a fare arte, quindi non avevo tempo per essere la musa di nessuno.»

Prendetevi almeno due ore, disconnettete ogni contatto con il mondo per restare soli con la vostra più profonda intimità e lasciatevi guidare a osservarla attentamente. Sarà palese quanto sia stata antesignana riuscendo, nel corso della carriera, ad assorbire influenze diverse per affrontare temi che la collocano al centro dei dibattiti contemporanei.
«Ho passato la notte a sistemare con cura le cose che pensavo di portare con me.
Erano tutte in una valigia che, sotto il mio nome, recava una placchetta di ottone incastonata nel cuoio
su cui era scritta la parola RIVELAZIONE».

Peculiarità dell’esposizione è di non fermarsi a mostrarne solo i percorsi, ma supportarli con le motivazioni che attraversarono trasversalmente la sua opera: trauma e introspezione, origini familiari e sradicamento, figure femminili ancestrali con i loro spazi personali, ecofemminismo, oltre al profondo interesse per le spiritualità alternative e le mitologie dimenticate.
Lungi dall’essere una figura marginale dell’arte moderna, Leonora emerge nel Ventunesimo secolo come un’autentica rivelazione di contemporaneità e, a oltre un secolo dalla nascita, il suo lascito sfida le convenzioni e invita a nuove letture.
Dall’intimo e biografico all’universale, un viaggio che non segue la narrativa canonica dell’eroe, ma quello dell’eroina, in quel percorso doloroso e audace in cui molte persone possono riconoscersi.