Sul finale dei Meistersinger una mucca gonfiabile, enorme e variopinta, domina la scena, sospesa dal soffitto. Walther von Stolzing canta il suo Lied “Morgenlich leuchtend im rosigen Schein” (Dall’alba tinto del roseo chiaror) in piedi su una balla di fieno, circondato dal popolo festante di Norimberga, un tripudio di colori e di forme. Al centro dell’edizione 2025 del Festival di Bayreuth c’è la nuova produzione di Die Meistersinger von Nürnberg affidata alla regia di Matthias Davids e alla direzione di Daniele Gatti. Matthias Davids è, dopo Jay Scheib che ha firmato il Parsifal dell’estate 2023, il secondo specialista di musical a mettere in scena uno spettacolo al Festspielhaus. Il regista tedesco, in collaborazione con lo scenografo Andrew D. Edwards, costruisce per ciascuno dei tre atti dei quadri visivi distinti e suggestivi. In tutti domina un’estetica contemporanea, attraversata da echi del Novecento, ma volutamente priva di riferimenti temporali precisi. Una scelta che rimarca la dimensione universale dell’opera, evitando anche forzati richiami all’attualità.

Nel primo atto ci si trova di fronte a una scalinata vertiginosa che conduce alla piccola chiesa di Santa Caterina, in una sera d’estate, alla vigilia di San Giovanni. Dall’alto scende un gruppo di fedeli abbigliati come in un dipinto di Rubens, mentre ai piedi della scala stazionano dei ragazzi, musicisti di strada in abiti casual: un contrasto visivo che già prefigura il conflitto tra tradizione e modernità, tema portante dell’intera commedia. La scena poi ruota lentamente, svelando un piccolo teatro che i coristi stanno ancora montando: una struttura essenziale, quasi da kit Ikea, che ospiterà l’audizione in cui i Maestri Cantori respingono l’arte innovativa di Walther von Stolzing.
Il secondo atto si svolge in una piazza stilizzata, delimitata dalle botteghe e dalle abitazioni di Norimberga, all’angolo fra la casa di Veit Pogner e la bottega di Hans Sachs. Alberi di tutti i colori avvolgono la scena. L’impianto visivo ricorda un enorme gioco di costruzioni a incastro, simile ai giocattoli in legno dell’infanzia, evocando un’atmosfera sospesa tra fiaba e artificio teatrale, quasi un Sogno di una notte di mezza estate. Nella gigantesca rissa che conclude l’atto, persino i tetti delle case si sollevano e gli alberi sembrano sradicarsi, accentuando il tono giocoso della messa in scena.

ll terzo atto si apre nella bottega di calzolaio di Hans Sachs, dove prende vita il quintetto “Selig, wie die Sonne” (Come beato il sole), un frammento di tempo sospeso, quasi irreale, in cui ogni personaggio si rifugia nei propri sogni più intimi. E infine, il gran finale ambientato sul prato delle feste, un’esplosione cromatica che sottolinea la vocazione ‘musical’ della regia di Davids, dove ha inizio la grande scena della competizione dei maestri cantori. Il contesto canoro potrebbe tranquillamente passare per un talent show televisivo tanto la scena è satura di splendore, luci e movimento. Non c’è un centimetro di palcoscenico sgombro. Eva Pogner arriva trainata su un carro ricoperto di fiori e i sosia di Angela Merkel e di Thomas Gottschalk ballano assieme alle altre innumerevoli comparse.
Alla fine, Matthias Davids firma una regia che conquista: divertente, leggera, capace di strappare risate sincere e di creare un’atmosfera di puro piacere teatrale. Un approccio che mette in risalto la vena comica dei Meistersinger, preferendo questa chiave interpretativa ad altre possibili letture dell’opera, e che si sposa bene con l’unicità di questa creazione di Wagner, l’unica in cui non compaiono dèi, creature mitologiche o eroi sovrumani, ma semplici esseri umani in carne e ossa. Una nota di merito va anche al brio delle coreografie di Simon Eichenberger, splendide nelle scene di massa, come la rissa alla fine del secondo atto o il gran finale sul prato delle feste.
Daniele Gatti, che a Bayreuth aveva già diretto il Parsifal dal 2008 al 2011, propone una direzione sontuosa, capace di soffermarsi sugli aspetti più evocativi della partitura e di esplorarne con cura le delicate sfumature, con un approccio quasi sinfonico. Il suono talvolta tende a risultare un po’ troppo voluminoso, nonostante le grandi voci in scena. Perfetto per equilibrio il grande quintetto del terzo atto.
Thomas Eitler-de Lint debutta alla direzione del coro del Festival, succedendo a Eberhard Friedrich dopo ventiquattro anni di ininterrotta direzione. Il coro anima con grande vivacità i tableau popolati da apprendisti, garzoni, ragazze e cittadini di tutte le corporazioni artigiane. Il finale colpisce per la sua potenza e ispirazione.

Il cast dei Meisteringer è enorme, basti pensare che solo i Meistersinger stessi sono dodici. Georg Zeppenfeld veste i panni di Hans Sachs, uno dei ruoli più impegnativi scritti da Wagner e che richiede una voce di basso-baritono drammatico più che da basso puro (en passant in questa edizione del Festival Zeppenfeld canta anche Gurnemanz, un’altra parte mastodontica). Zeppenfeld restituisce tutta la complessità psicologica del personaggio e dà vita a un Sachs sfaccettato e umano, una figura complessa e controversa che attraversa tutte le difficoltà di una crisi di mezza età e che solo nel monologo finale ritrova la propria sicurezza. Michael Nagy è un autentico mattatore nei panni di Sixtus Beckmesser, la controparte del saggio Sachs. Lo Stadtschreiber incarna con straordinaria efficacia la pedanteria del tipico sfigato, ostinato nel rivendicare un talento che non possiede. Figura al limite del tragico, ma con irresistibili risvolti comici. Il baritono tedesco, che aveva già cantato Beckmesser nel 2022 a Francoforte (La sostenibile leggerezza dei Maestri Cantori), non è solo una voce straordinaria, ma anche un irresistibile attore comico e si cala alla perfezione nel ruolo, complicato per lunghezza e ampiezza della tessitura. Straordinario quando imbraccia il liuto rosa al neon. Il tenore statunitense Michael Spyres debutta come Walther von Stolzing, con voce brillante e solida nel registro acuto – si odono a tratti echi belcantistici – e dizione limpida (importante, visto che a Bayreuth non ci sono sottotitoli). Debutta nel ruolo anche Christina Nilsson, che restituisce le passioni della giovane Eva Pogner. La soprano svedese dispiega voce ampia e ben timbrata, sebbene talvolta spinga sugli acuti, e mette in mostra tutte le qualità per affermarsi come un’importante interprete wagneriana. Ci auguriamo di ascoltarla presto come Brunilde. Jongmin Park canta il ricco borghese Veit Pogner con basso solenne, quasi un’ancora di stabilità nel turbinio incessante della commedia. Matthias Stier si distingue per la sua disinvoltura nel ruolo dell’apprendista David, con voce fresca e luminosa. Christa Mayer interpreta una Maddalena sicura di sé.
Quando si chiude l’ultimo sipario il pubblico, che gremisce il Festspielhaus, applaude lo spettacolo e tutti i suoi artefici con trasporto caloroso e prolungato.