I Meistersinger sono l’unica commedia composta da Wagner. Dei, giganti, eroi e nani lasciano il posto a uomini e donne in carne e ossa, con le loro pulsioni e le loro malinconie. Artigiani di diverse corporazioni, due coppie di innamorati, il popolo di Norimberga. Ma è anche l’opera wagneriana più densa di implicazioni politiche, per il contenuto e per l’abuso propagandistico che ne fece il regime nazista. Se a questo si aggiunge la lunghezza monstre dello spettacolo si capisce che portare in scena i Maestri cantori è sempre una sfida ardua.

Barrie Kosky, nella sua ben nota produzione del 2018 per il Festival di Bayreuth, creò una commedia nella commedia e immedesimò lo stesso Wagner nei panni di Hans Sachs e Walther von Stolzing. Il regista Johannes Erath, ospite abituale dell’Oper Frankfurt, prende un’altra strada e aggira gli scogli delle difficoltà politiche confezionando uno spettacolo intessuto di atmosfere trasognate, a tratti quasi oniriche. Nel primo atto i Maestri beccheggiano su dei seggioloni altissimi, quasi dei grandi uccelli in una voliera. L’impressione di sogno è magnificata anche dalle scene in continuo movimento e dai costumi fantasiosi, quasi circensi, di Kaspar Glarner. In fondo i Maestri cantori si svolge durante la notte e il giorno di San Giovanni e allora perché non pensare al Sogno di una notte di mezza estate? A tratti sembra perfino di vedere un cabaret, quando due gambe femminili gigantesche calano sul palco, in uno sfolgorio di nastri luccicanti e frac. Le luci di Joachim Klein contribuiscono all’atmosfera radiosa. Uno spettacolo leggero, che anestetizza la contraddizione fra lo splendore dello spartito e il furore ideologico che affligge i Maestri cantori. Alla fine Hans Sachs, solo in scena insieme a Beckmesser, legge il famoso sermone finale sulla Sacra Arte Tedesca da un foglio, senza sembrare davvero convinto di quello che sta declamando. Più un dovere che una passione.

La recita, nella sua effervescenza, a tratti perde un po’ di compattezza e qualche passaggio rimane non spiegato. Perché i Maestri cantori sono in sedia a rotelle all’inizio del terzo atto? Postumi della rissa finale del secondo atto? E perché Hans Sachs sogna l’intero pantheon del rock and roll, dai Beatles a Tina Turner ai Kiss? Sogna la musica del futuro? Una messinscena che ha comunque il pregio di mantenere viva l’attenzione della platea per l’intera maratona di quattro ore e mezza di musica. E in questa atmosfera trasognata, a tratti perfino un po’ felliniana, echeggia anche Aspettando Godot di Samuel Becket. Hans Sachs e Sixtus Beckmesser sono tratteggiati come Estragon e Vladimir, due uomini diversi che litigano e si accapigliano, ma che non possono fare a meno l’uno dell’altro.
Il cast dei Maestri cantori è smisurato (soltanto i Maestri sono dodici!) e l’Oper Frankfurt punta quasi interamente sul proprio ensemble, con molti debutti di ruolo. Una prestazione che pochi teatri possono permettersi. Non è un caso che Francoforte sia stata premiata come “Teatro dell’Opera dell’anno” per la sesta volta dalla prestigiosa rivista Opernwelt.

Fra i protagonisti svetta il Sixtus Beckmesser di Michael Nagy. Un debutto fulminante quello del baritono tedesco che restituisce un personaggio non caricaturale, come spesso avviene, ma un essere umano a tutto tondo, il severo e pedante censore che non arriva a capire il corso degli eventi e soccombe. Recitazione e voce perfette.  Meraviglioso quando prova la canzone in pigiama con il chitarrino e il registratore a musicassette. Nicholas Brownlee, anche lui al debutto nel ruolo, presta voce e gesto a Hans Sachs. L’artigiano, poeta e filosofo è il ruolo più prezioso scritto da Wagner per basso-baritono (e probabilmente il più lungo in assoluto!). Richiede voce piena e una dose notevole di resistenza e il cantante americano assolve al compito in maniera convincente. Il tenore AJ Glueckert offre una solida interpretazione di Walther von Stolzing, il giovane cavaliere che irrompe nelle tradizioni incartapecorite dei Cantori e alla fine vince la mano di Eva. La stessa Eva è portata in scena da Magdalena Hinterdobler (altro debutto nel ruolo), con voce non enorme ma ricca di fascino e di grazia. Michael Porter (tenore) nei panni di David e Annika Schlicht (mezzosoprano) in quelli di Magdalene sono una fresca coppia di innamorati. Lui ardente ed entusiasta, lei spigliata e statuaria, nel secondo atto diventa perfino la Marlene Dietrich dell’Angelo Azzurro. Il quintetto del terzo atto, con le due coppie di innamorati e Hans Sachs in scena, è un momento magico della serata. Andreas Bauer Kanabas fa leva su un’autorevole voce di basso ed è un solido Veit Pogner, orafo facoltoso e padre di Eva. Bene anche i comprimari, a partire dal Fritz Kothner di Thomas Faulkner.

Eccellenti coro e orchestra. Sebastian Weigle, Generalmusikdirektor dell’Oper Frankfurt, che già aveva diretto i Maestri cantori a Bayreuth, guida la Frankfurter Opern- und Museumsorchester con mano sicura e leggera e fa brillare tutta la molteplicità dello spartito senza cadere in toni enfatici. Il coro, istruito da Tilman Michael, è il solito grande valore aggiunto del teatro. Restituisce alla perfezione gli umori cangianti dei cittadini di Norimberga; meravigliosa la fuga a sedici voci alla fine del secondo atto, una delle scene corali più originali e raffinate del teatro d’opera.
Teatro strapieno e un caloroso successo finale per tutti.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. AJ Glueckert (Walther von Stolzing;  a sinistra in abito bianco) e i Meister (sulle sedie)
    foto © Monika Rittershaus
  2. AJ Glueckert (Walther von Stolzing), Nicholas Brownlee (Hans Sachs) e Magdalena Hinterdobler (Eva)
    foto © Monika Rittershaus
  3. Michael Nagy (Sixtus Beckmesser) e Nicholas Brownlee (Hans Sachs)
    foto © Monika Rittershaus
  4. Nicholas Brownlee (Hans Sachs) e Michael Nagy (Sixtus Beckmesser)
    foto © Monika Rittershaus

IN COPERTINA

AJ Glueckert (Walther von Stolzing;  a sinistra in abito bianco) e i Meister
foto © Monika Rittershaus

Sito web: https://oper-frankfurt.de/de/mediathek/?id_media=361

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Oper Frankfurt - Untermainanlage 11 - Frankfurt am Main
[Guarda su Google Maps]