Si fa un gran parlare – e a ragione! – di intelligenza artificiale o AI, come dicono gli anglosassoni. Perché allora non provare a giocarci un attimo? Divertissement pre-natalizio. Abbiamo posto questa domanda al modello di linguaggio LLM (Large Language Model) più utilizzato: “Quali sono le cinque opere liriche da salvare dal prossimo diluvio universale?” L’artificialmente intelligente ha cogitato un attimo e poi ha dichiarato:

  • Le Nozze di Figaro
  • La Traviata
  • Tristan und Isolde
  • Carmen
  • Madama Butterfly

Con la postilla “Se vuoi fare uno strappo alle regole, potremmo imbarcare anche Il Barbiere di Siviglia di Rossini per l’energia travolgente… o magari Peter Grimes di Britten, per dare voce anche al Novecento.” E in effetti manca il Novecento (anche se a essere pignoli la Butterfly debutta nel 1904 …) e manca del tutto anche il barocco. Ci si attiene al periodo “classico” del teatro musicale, quell’arco di tempo che va da Mozart a Puccini. Diciamo che si sta sul sicuro.
Come per ogni esperimento degno di questo nome facciamo due controprove.

Prima ripetiamo la stessa domanda, ma in inglese. L’artificialmente intelligente esclude la Buttefly e la rimpiazza con il Ring (tutte e quattro le puntate del fantasy wagneriano prese in blocco). Proviamo poi a porre la stessa domanda a un altro LLM, stavolta europeo. Non cambia quasi nulla. Ci si limita a rimpiazzare la Butterfly con Bohème.
A questo punto viene naturale chiedersi se le risposte dell’Intelligenza Artificiale si rispecchiano nei gusti del pubblico.  Andiamo allora a consultare le statistiche pubbliche di operabase. Nel corso del 2024, ultimo anno per cui i dati sono completi, queste sono le opere più rappresentate in tutto il mondo:

  • Carmen
  • Bohème
  • Die Zauberflöte
  • La Traviata
  • Die Fledermaus
  • Le Nozze di Figaro
  • Tosca
  • Madama Butterfly
  • Don Giovanni

In effetti non ci si discosta molto dalle risposte dei modelli LLM, anche se l’opera più rappresentata (Carmen) sarebbe lasciata scomparire dalla AI. Spicca anche l’assenza del Tristan, comprensibile visto il cast impegnativo che esso richiede.
Per confrontare intelligenza artificiale e sensibilità umana, abbiamo infine posto la stessa domanda a un campione ristretto e assolutamente non rappresentativo di amici, fra musicisti, cantanti, persone di teatro e semplici appassionati. Da una dozzina di persone sono uscite trentacinque opere diverse e disparate! Si va da L’Orfeo di Monteverdi, la prima opera tutt’ora rappresentata, al pieno Novecento della Lulu di Alban Berg. In questa Babele di pareri solo tre opere ricevono tre candidature: Zauberflöte, Traviata e… Don Carlos.
A regola, l’opera della maturità verdiana, la sua opera più francese, riscuote più successo fra gli umani che fra i microchip.

Last but not least, ecco la nostra cinquina. In caso di diluvio universale prossimo venturo queste sono le cinque opere da trasmettere ai posteri:

  • Giulio Cesare in Egitto. Il teatro musicale barocco al suo meglio. Una parata meravigliosa di arie e di virtuosismi, in equilibrio perfetto fra dramma, emozione e glamour.
  • Le Nozze di Figaro. La perfetta costruzione drammaturgica sposata a una musica di una raffinatezza senza precedenti. Nota a margine: lo stesso si può dire delle altre due opere della premiata ditta Mozart/Da Ponte. Scegliete voi fra le tre o salvatele in blocco.
  • Il Barbiere di Siviglia. Il motore teatrale più perfetto mai costruito. Un’opera che “sembra muoversi da sola”.
  • Tristan und Isolde. Wagner rivoluziona il linguaggio musicale e crea un’esperienza estetica unica nella storia dell’opera. Dopo il Tristan il teatro musicale non sarà più lo stesso. 
  • Rosenkavalier. Il canto del cigno dell’opera per come la conosciamo, una combinazione magica di musica, drammaturgia, umanità e raffinatezza stilistica.
  • Special bonus per la Passione secondo Matteo, che non essendo un’opera non può entrare in classifica, ma è un pilastro della civiltà.

Buon Natale a tutti!

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Cervello a circuito stampato
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  2. Robot cantante
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