Il Comune di Firenze, fra le numerose iniziative programmate nell’anno in cui si celebrano i sette secoli dalla morte di Dante Alighieri presenta, all’interno del Salone dei Cinquecento il “Ritratto allegorico di Dante” e, durante la conferenza stampa, il sindaco Dario Nardella, ha spiegato: “Palazzo Vecchio ospita, tra le primissime celebrazioni, questo ritratto del Sommo Poeta ad opera di Agnolo Bronzino. Una esposizione che vuole non solo omaggiare Dante con l’arte di un altro grande artista fiorentino, ma anche riportare nella casa dei fiorentini quel concittadino così illustre e così vituperato in vita con l’esilio. Una mostra che vuole essere dunque una sorta di riconciliazione della città con uno dei suoi figli più amati”.

La straordinaria lunetta è l’omaggio non solo del pittore, ma anche eccellente poeta, a colui che fu punto di riferimento non solo nella lirica del Cinquecento, ma per le arti in genere. Infatti il Poema dell’ascesa dell’uomo dagli inferi al Paradiso, rappresentava per ogni artista l’esempio di una raggiunta armonia formale tra immaginazione astratta e descrizione del reale, tra la storia universale e quella particolare di uomini e donne reali. Dante era considerato un faro dal punto di vista morale in un’epoca di conflitti politici e scontri ideologici e, la sintesi di questo, unitamente a sentimenti e certezze estetiche si esemplifica nel “Ritratto allegorico“.

La storia dell’opera è riferita da Giorgio Vasari secondo la cui ricostruzione l’olio su tela, datato 1532-1533, fu commissionato al Bronziono insieme ai ritratti di Petrarca e Boccaccio per ornare una camera della casa del colto banchiere fiorentino Bartolomeo Bettini, insieme a “poeti che hanno con versi e prese toscane cantato d’amore” nelle lunette delle pareti e al centro una tavola con “Venere e Cupido” dipinta dal Pontormo su cartone di Michelangelo Buonarroti, oggi conservata alla Galleria dell’Accademia.

L’ambizioso progetto, rimasto incompiuto, coinvolgeva i maggiori pittori attivi in città in quel periodo e anticipava temi cari ai letterati della futura Accademia Fiorentina (cui appartenne lo stesso Bronzino fino al 1547), come la superiorità della lingua toscana e il rapporto tra arte e poesia.
Dei tre ritratti commissionati al Bronzino, solo quello di Dante è arrivato ai giorni nostri. Conosciuto in passato attraverso un disegno preparatorio della testa del poeta (conservato alla Staatliche Graphische Sammlung di Monaco di Baviera), una copia su tavola (conservata nella Collezione Kress della National Gallery of art di Washington) e varie riproduzioni grafiche, è stato a lungo disperso finché la tela non è stata rinvenuta in una collezione privata fiorentina e accolta dalla critica come l’originale del ritratto dantesco ricordato nella biografia vasariana.

Bronzino e il Sommo Poeta. Un ritratto allegorico di Dante in Palazzo Vecchio“, promossa dal Comune di Firenze, curata da Antonio Natali e Sergio Risaliti e realizzata da MUS.E, proseguirà fino al 31 maggio inclusa nel percorso museale. Osservando bene il dipinto vi si trovano, in basso a sinistra, le fiamme dell’Inferno, a destra la montagna del Purgatorio e sopra il bagliore dorato del Paradiso.
A veder qui, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, il Ritratto di Dante dipinto dal Bronzino, esposto col risalto che in antico i romani riservavano agli antenati più nobili e autorevoli nelle loro dimore, si ha la sensazione che il posto suo sia proprio questo” ha sottolineato Antonio Natali durante la conferenza stampa dove ha lanciato l’appello (che condividiamo) di usare solo termini italiani, almeno nell’anno dantesco, esortando a non scrivere come il Salone dei Cinquecento sia una splendida “location” per l’opera.

“L’effigie d’un poeta altissimo, fiorentino di nascita, concepita da uno dei maggiori artisti della Firenze del Cinquecento e nata per la camera d’un colto committente privato (lui pure fiorentino) trova in questa sala di Palazzo Vecchio, che invece è per eccellenza pubblica, la sua consacrazione. È come realizzare il sogno di Dante d’essere con tutti gli onori celebrato in patria. Un sogno che Dante esprime nei primi versi del XXV canto del Paradiso, che sono per l’appunto quelli trascritti dal Bronzino nel libro tenuto in vista dal poeta
”.

Quel canto di speranza in cui Dante auspica il ritorno a Firenze, lo stesso esilio patito dal repubblicano Bartolomeo Bettini. Il professor Natali ha fatto notare come un’opera celebrativa includa anche il tema dell’esilio collegando il Venticinquesimo Canto del Paradiso con il Venticinquesimo Canto del Purgatorio. Infatti, lo sguardo sembra rivolto in direzione della montagna in fiamme, il fuoco tra cui si trovano anche stilnovisti toscani e provenzali.

Dettagli

Didascalia dell'opera
Bronzino (Agnolo di Cosimo)
Ritratto allegorico di Dante, 1532-1533
olio su tela - 130x136cm
collezione privata

credito foto Mattia Marasco - MUS.E

 

 

Museo di Palazzo Vecchio
Aperto dal lunedì al venerdì nei seguenti orari:
lLunedì, martedì, mercoledì, venerdì
dalle 9 alle 19
giovedì dalle 9 alle 14
(biglietteria online




per approfondimenti sull'opera
si segnala il libro del prof. Antonio Natali 
«… con altra voce ritornerò poeta
Il ‘Ritratto di Dante’ di Agnolo Bronzino alla Certosa di Firenze /
The ‘Portrait of Dante’ by Bronzino at the Certosa of Florence 
»
(edito da Polistampa in occasione della mostra ospitata negli spazi monumentali della Certosa del Galluzzo, esposizione chiusa appena aperta a seguito delle norme di contenimento pandemico)

Sito web:

Dove e quando

Evento: Salone dei Cinquecento - Palazzo Vecchio - Firenze

Indirizzo:
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Fino al: 31 May, 2021