A volte, si sa, i titoli vengono un po’ gonfiati per i motivi più vari, ma quanto abbiamo vissuto domenica scorsa – all’Auditorium Sant’Agostino di Cortona, in occasione del concerto inaugurale di NUME Academy&Festival (di Elena avete già letto la presentazione) – merita il superlativo assoluto.
La musica da camera richiede rispettoso silenzio (quello che manca nella stragrande maggioranza dei teatri a iniziare da applaudire a sproposito con il solo risultato di disturbare musicisti e cantanti) e, seppur la sala fosse piena, si sono create le premesse per la magia.
Palpabile era l’attesa del pianista, compositore e musicologo Robert Levin considerato il maggior conoscitore e interprete di Mozart – di cui ha ricostruito alcune opere incompiute come il Requiem e la Messa in Do minore – che ha offerto due interpretazioni indimenticabili restando, a settantotto anni, una leggenda della musica non solo per la tecnica, ma soprattutto, per i colori, le sfumature timbriche, il tocco usato per caratterizzare il suono. Piano o forte, differenzia la propria tavolozza in modo unico. Il ricordo delle sue mani sulla tastiera resterà indelebile.

Il concerto è iniziato con il “Gran Duo”, la Sonata per violino e pianoforte in La maggiore, D. 574 – articolata in quattro movimenti – Allegro moderato (la maggiore), Scherzo. Presto (mi maggiore), Andantino (do maggiore) Allegro vivace (la maggiore) – una scrittura virtuosistica composta da Franz Schubert nell’agosto del 1817, espressione di inedita maturità (che non risente di Mozart) dove spicca un luminoso equilibrio tra i due strumenti.
Accanto a Robert Levin, la violinista statunitense Stella Chen, con uno Stradivari “General Kyd” del 1720, ha dato prova di tecnica, controllo del suono e profondità espressiva.
Il concerto è proseguito con la Suite n. 1 per violoncello solo (op. 72), scritta nel novembre-dicembre del 1964 da Benjamin Britten, capolavoro del repertorio contemporaneo, dedicata al leggendario Mstislav Rostropovič, che la eseguì in prima assoluta al Festival di Aldeburgh il 27 giugno 1965. A Cortona, il violoncello Stradivari “Boni-Hegar” del 1707 è stato suonato da Andreas Brantelid (uno degli artisti scandinavi più ricercati in grado non solo di suonarla, la musica, ma anche di parlarla, ballarla e cantarla), la cui bravura ha rapito il pubblico durante i nove movimenti – Canto primo: Sostenuto e largamente, Fuga: Andante moderato, Lamento: Lento rubato, Canto secondo: Sostenuto, Serenata: Allegretto (pizzicato), Marcia: Alla marcia moderato, Canto terzo: Sostenuto, Bordone: Moderato quasi recitativo, Moto perpetuo e Canto quarto: Presto – per il suono potente, fluidità tecnica, e per l’intonazione nordica così “calda”.

Lo Stradivari “ex Jules Garçin” del 1731 dal suonato magistrale era nelle mani di Vlad Stanculeasa, dalla carriera musicale ricca in Europa, Asia e Sud America, ma anche fondatore e direttore artistico di NUME Academy&Festival. Ha eseguito la Sonata per violino solo n. 3 in re minore, Op.27 n. 3 «Ballade» una virtuosistica, rapsodica e drammatica opera scritta nel 1923 da Eugène Ysaÿe che ha permesso al violinista rumeno di dimostrare il suo autentico spessore.

La serata si è conclusa con il ritorno sul palco di Robert Levin con Vlad Stanculeasa e Andreas Brantelid nel Trio per pianoforte, violino e violoncello in do maggiore, Hob. XV:27, brillante composizione scritta nel 1797 da Franz Joseph Haydn in tre movimenti – Allegro, Andante (la maggiore), Finale. Presto – nota per il suo equilibrio tra lo splendore del pianoforte e le melodie degli archi. La magistrale esecuzione ha infiammato il pubblico ed è stato concesso il bis dell’ultimo movimento.
Una serata di musica leggendaria.