In attesa dell’arrivo a Cortona dei tredici giovani talenti selezionati per fare parte della Academy – tra le oltre trecentocinquanta domande giunte da tutto il mondo – mercoledì 17 giugno (ore 19) al Teatro Signorelli è programmata l’anteprima di “NUME Academy & Festival” costruito sulla straordinaria voce della mezzosoprano Fleur Barron e affiancata da una compagine di altissimo livello composta dalla pianista Martina Consonni, dal primo violino Vlad Stanculeasa, dal violoncellista Charles Antoine Archambault e dal flautista spagnolo Francisco Lopez. “Fleur à ses Amis” farà battere il cuore della musica francese con un programma che omaggia Debussy, Fauré, Ravel e Caplet, riunendoli in un ritratto condiviso di grande eleganza timbrica pur mantenendo forte l’identità artistica. Un concerto con cinque artisti uniti in un omaggio alla grande musica classica.

Tutto questo si inserisce nella filosofia d’insieme di “Nume” che vive, rappresenta e racconta la musica classica nella società contemporanea, ma per i dettagli, lasciamo la parola alla direttrice artistica, Natalie Dentini, che ringraziamo per la disponibilità: «Quando abbiamo immaginato NUME, la domanda che ci ponevamo non era “come fare un festival di musica classica”, ma “perché la musica classica ha smesso di sentirsi necessaria”. E la risposta, per noi, era una sola: perché si era chiusa in se stessa, parlava solo a chi già sapeva ascoltarla. Noi volevamo riaprire quella porta, senza abbassare di un millimetro il livello artistico. Anzi, convinti che l’eccellenza vera non esclude: illumina. La chiave che abbiamo scelto per raccontare la musica classica è una dimensione dove incontrare i giovani atleti olimpici della classica e le grandi stelle del panorama mondiale. Un’edizione che ruota intorno alle relazioni umane per ricordarci che la bellezza nasce dai rapporti umani in contrapposizione alla distruzione e violenza che prendono vita dalla prepotenza e dalla mancanza di sentimenti di cura e creazione.

Quest’anno abbiamo tre Stradivari originali sullo stesso palco in una sola serata – il “General Kyd” del 1720, l'”ex Jules Garçin” del 1731, il “Boni-Hegar” del 1707. Gli interpreti sono tre musicisti giovani e parte fondamentale di NUME Festival, la violinista Stella Chen, trentaquattrenne e solista internazionale docente alla Juilliard School, il violinista docente alla Mozarteum University e co-direttore artistico del festival Vlad Stanculeasa ed il violoncellista trentanovenne Andreas Brantelid solista e docente alla Royal Danish Academy of Music. Questi tre amici e colleghi suoneranno in compagnia di una vera e propria leggenda: Robert Levin anche mentore di Stella Chen. Accade rarissimamente al mondo. Robert Levin, il più grande interprete vivente di Mozart e Beethoven, porta a Cortona un seminario che poche università al mondo potrebbero ospitare. Nikolaj Szeps-Znaider – grandissimo violinista e direttore musicale dell’Orchestre National de Lyon – costruisce una serata che racconta l’influenza dell’amicizia nella musica da camera: “To my friends”, non perché sia informale, ma perché la musica da camera è per sua natura un atto di amicizia profonda».

La Direttrice, ha ci ha poi confidato: «L’aspetto che mi è più caro, quello che credo renda NUME davvero unico in Italia, è l’Academy. Abbiamo ricevuto oltre trecentocinquanta candidature da tutto il mondo per solo tredici posti – un tasso di ammissione del tre percento, in linea con le grandi istituzioni mondiali come Juilliard e Curtis. E questi tredici giovani straordinari, dai diciassette ai ventiquattro anni, vengono qui in una formula completamente gratuita. Nessuna retta, nessun costo di vitto e alloggio. Questo non è un dettaglio: in un settore dove una settimana di lezioni ai livelli che offriamo può costare migliaia di euro, la gratuità totale è una dichiarazione di valori. Diciamo che il talento non deve avere un prezzo di accesso. E non è formazione nel senso convenzionale. I mentori – Stella Chen, Ettore Causa, Andreas Brantelid, Vlad Stanculeasa – non arrivano a fare una lezione e ripartono. Vivono il festival. Cenano con gli studenti, li portano sul palco nelle serate conclusive, condividono il modo in cui si affronta un programma difficile davanti a un pubblico vero. Julia Smit ha diciassette anni ed arriva dalla Danimarca avendo già suonato la Sinfonia Concertante di Mozart con Szeps-Znaider e la Danish National Symphony. Isaac Lottman è stato pochi giorni in semifinale al Queen Elisabeth Competition, Bade Dastan è stata recentemente in finale al Montreal Competition e Anais Feller è al momento in corsa per il Wieniawski International Competition. Questi sono alcuni dei giovani artisti che sono stati selezionati a questo esclusivo programma formativo e sono destinati a rappresentare il futuro della musica classica. Quello che imparano questa settimana a Cortona – come si stia in scena, come si dialoghi con un collega che ha trent’anni di carriera – non si insegna nei conservatori. Si trasmette per osmosi, solo quando il tempo e lo spazio lo permettono».

Alla domanda quale è la sfida che più la entusiasma, Natalie Dentin ha risposto senza esitazioe: «i nuovi pubblici. Siamo stati molto onesti con noi stessi: non basta fare concerti meravigliosi se il pubblico è sempre lo stesso. Allora abbiamo deciso di spingerci fuori dalla sala da concerto. Roberts Balanas alla Fortezza del Girifalco porta il violino da Bach a Billie Eilish, non come provocazione, ma come dimostrazione che lo strumento parla ogni linguaggio quando è nelle mani giuste. Funziona. Vengono persone che non avrebbero mai comprato un biglietto per un quartetto di Brahms. E poi magari ci tornano».
La Direttrice tiene anche a sottolineare: «Il progetto che più descrive le nostre intenzioni è l’installazione “Mille violini suonati dal vento” una prima mondiale. Violini sospesi nello spazio urbano di Cortona, che trasformano il borgo stesso in uno strumento. La gente li incontra passeggiando, senza averlo cercato. Non è musica che aspetti seduto: è musica che ti sorprende mentre sei fuori a fare la spesa o a guardare il tramonto. Per me questo è il modo più autentico di restituire la musica classica alla città, non farla scendere dai palchi, ma farla abitare i luoghi che già le appartengono. Quello in cui crediamo è che la musica classica non abbia bisogno di essere resa più facile per essere amata di più. Ha bisogno di essere resa più viva. Questo è quello che proviamo a fare ogni giugno a Cortona.»