In questo doloroso difficile momento delle nostre vite, travolte dalla pandemia in cui più forte che mai sentiamo urgente il desiderio di musica, concerti, teatro, di quella magia di emozioni dell’attimo prima che tutto cominci, del silenzio assoluto che attende il “via” della bacchetta del maestro per lasciarci inondare di note, armonia, emozioni, mi piace ricordare il “via” della carriera del grandissimo Arturo Toscanini. Genio immortale nell’Olimpo della direzione d’orchestra, con la sua bacchetta riaprì alla vita e alla musica, dopo gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, il ricostruito Teatro alla Scala di Milano e al mondo, la speranza e la gioia dell’incanto della musica. Era l’11 maggio 1946. Il mio augurio è che presto possa esserci anche per noi un “maggio” così.

C’era grande attesa quel 30 giugno 1886 al Teatro Pedro II di Rio de Janeiro. Il cartellone della stagione lirica proponeva un evento musicale d’eccezione “Aida” di Giuseppe Verdi. L’opera del Maestro di Busseto, dopo la grande Prima del Cairo e lo straordinario successo alla Scala di Milano, aveva proseguito la sua “marcia trionfale” in tutti i teatri d’Europa. L’orchestra era italiana e questo rendeva l’appuntamento ancora più attraente. L’aristocrazia e la buona borghesia della città, scelte le eleganti toilettes per l’occasione, avevano, da tempo, prenotato i posti migliori, palchi e poltrone. Gli emigranti italiani arrivati in quel Paese in cerca di fortuna, si erano accaparrati quelli di loggione, per applaudire con orgoglio, insieme al pubblico brasiliano, il capolavoro verdiano.

L’orchestra, tutta italiana, dopo un lungo viaggio in nave, dove si era studiato, provato e riprovato si sarebbe cimentata, sotto la direzione del maestro Leopoldo Miguez, brasiliano con certa rinomanza, in una tournée che prevedeva anche Faust di Gounod e la Favorita di Donizetti. Tra gli orchestrali italiani e il direttore, però, non scattò quell’intesa misteriosa che crea il miracolo della musica d’insieme. L’esordio fu disastroso, e furono travolti dai fischi. Miguez dette immediatamente le dimissioni attribuendo la causa del disastro ai musicisti italiani! Neppure il sostituto, il piacentino Carlo Superti, ebbe miglior sorte. Non resse alla tanta tensione che si era ormai creata all’interno dell’orchestra e con la stampa locale. Così, il giorno fatale dell’attesissima “Aida”, col brusio crudele e minaccioso del pubblico, il maestro non riuscì neppure a dar l’attacco!.

Immaginiamo, dunque, un teatro importante con il Pedro II, stracolmo di pubblico in vibrante attesa… il sipario non si alza, il mormorio crescente della platea e dei palchi, le proteste vivaci e rumorose dei loggionisti, lo sgomento dell’orchestra… immobile che aspetta un cenno che salvi dal fiasco clamoroso di una tournée su cui tanto si era puntato, costata tanti soldi e sacrifici e che metteva a rischio tante carriere… Ma tra loro c’era un giovanissimo violoncellista di Parma, con i baffetti all’insù ed un ciuffo ribelle di capelli sulla fronte, rivelatore di un certo caratterino. Durante le prove, nella lunga traversata che li aveva portati fino in Brasile, si era distinto per il rigore, la ricerca della perfezione con cui leggeva le sue partiture, senza perdere di vista quelle degli altri. Lo avevano notato e apprezzato i compagni di quella avventura musicale, anche se qualche volta si erano scontrati con lui per la sua puntigliosità. Ma, alla fine, l’avevano compreso e stimato.

In quel drammatico momento, mentre un’ondata di fischi proteste, schiamazzi stava per far naufragare l’evento, all’improvviso, sale sul podio un giovanottino di diciannove anni, vestito da orchestrale… con la bacchetta in mano, chiude lo spartito e comincia a dirigere a memoria! Ecco come Arturo Toscanini racconta questo indimenticabile momento della sua vita che segna il suo destino: “Tutti sapevano che conoscevo le opere a memoria, quando ripassavo le parti, al pianoforte, accompagnavo senza guardare lo spartito. Io non volevo venir fuori, ma una corista di Parma, una certa signora Leoni, brutta come il peccato, mi supplicò di andare. Volevano che mi mettessi il frac. Dissi di no, non c’era tempo!

Erano le 21:21 del 30 giugno 1886. La magia di quella inattesa giovanile bacchetta, di quella musica, di quel cuore che batteva forte forte per essersi gravato di una così grande responsabilità, si sciolgono nella divina celeste melodia del preludio di Aida che placa, incanta, commuove il pubblico che abbraccia di scroscianti applausi il nuovo sorprendente direttore. Nessuno poteva immaginare, in quel momento che qui cominciava la storia di un mito della direzione d’orchestra, l’inizio di una carriera delle più favolose della storia della musica. Grazie alla corista di Parma “brutta come il peccato”, nasce la stella Toscanini! In realtà Arturo Toscanini aspirava a diventare un buon violoncellista per seguire quella delirante passione per la musica che, dal giorno in cui, a nove anni, era entrato nel conservatorio di Parma, al giorno della sua morte, quasi ottant’anni più tardi, lo coinvolse più di ogni altra cosa.

Da quel momento Arturo prese la bacchetta e non la lasciò più, per diffondere nel mondo, dall’Europa all’America, la sua “parola musicale”, la sua verità artistica piena di significati profondi, chiari, comprensibili da tutti. Ma quale era il segreto di questa bacchetta? “Il mio segreto è semplicissimo, consiste nel far eseguire la musica, nota per nota, quale fu scritta dall’autore.“ Così lo rivela Arturo Toscanini. In un momento, in un’epoca, in cui i cantanti si beavano dei loro infiniti gorgheggi, degli esagerati virtuosismi studiati solo per strappare applausi. Toscanini cancella tutto questo nella sua rigorosa direzione, richiamando all’esclusivo messaggio musicale dell’autore. Per lui, un’opera lirica, un concerto sinfonico, dovevano avere come unico fondamento la partitura originale.

Grazie a questo suo impegno filologico, unito al suo grande carisma di direttore, alla sua straordinaria preparazione, alla sua prodigiosa memoria, alla sua travolgente e coinvolgente passione per la musica, Toscanini permise alla Scala di Milano di rivaleggiare con i più importanti teatri del mondo. Toscanini grande direttore e servitore della musica, mai si servì della musica per fini personali. Democratico convinto. Ostile a tutte le dittature, dopo il 1935, si rifiutò di dirigere, nella Germania nazista, il Festival Wagneriano di Bayreuth, nonostante il legame di amicizia che lo legava alla famiglia del compositore tedesco. Con grande dolore e con nel cuore il Teatro alla Scala di Milano, che aveva diretto dal 1895, decise, nel 1938 di lasciare l’Italia, giurando di tornarvi solo alla fine della dittatura fascista. Ma negli Stati Uniti, dove si era trasferito, continuò a essere campione del genio italiano della musica, stimato, rispettato, ascoltato alla radio da milioni di americani ed applaudito nei più importanti teatri, onorando anche da lontano il nome del nostro Paese.

La mia Scala… ecco la voce della mia Scala” disse alzando la sua bacchetta, ridando vita al teatro che più di tutti aveva amato nella vita.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Teatro Pedro II Rio de Janeiro
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  2. Manifesto reinaugurazione Scala dopo distruzione
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  3. Arturo Toscanini all’epoca dell’esordio
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  4. Arturo Toscanini ritratto
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  5. Scala Milano distrutta bombardamenti
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  6. La Domenica del Corriere 19 maggio 1946: Toscanini dirige alla rinata Scala di Milano
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  7. Teatro alla Scala Milano oggi
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  8. Arturo Toscanini
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IN COPERTINA
La copertina de La Domenica del Corriere 19 maggio 1946: Toscanini dirige alla rinata Scala di Milano
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