La Galleria dell’Accademia di Firenze si è fatta trovare, alla riapertura, con un nuovo percorso espositivo basato su un suggestivo allestimento capace di sorprendere anche chi conosce molto bene il museo.

Il lungo periodo di chiusura Covid è stato utilizzato con grandi cantieri di ristrutturazione che hanno richiesto la movimentazione di oltre seicento opere così, adesso, è visibile la sezione dedicata agli Strumenti Musicali che raccoglie rari pezzi unici collegata direttamente, tramite un nuovo varco, alle sale delle mostre temporanee, ambienti dove è possibile immergersi nella magia del Rinascimento, grazie ai dipinti che arrivano dalla Sala del Colosso (ancora inaccessibile per il restauro).

Infatti, entrando verso la Tribuna, dove campeggia il David, il visitatore viene accompagnato nel cammino tra I Prigioni di Michelangelo, da una folla di personaggi: sono i gessi di Lorenzo Bartolini, solitamente conservati nella Gipsoteca, collezione del Museo spesso non osservata con l’attenzione che merita.

“È stata un’impresa oserei dire ciclopica, ricollocare tutte queste opere” ha spiegato Cecilie Hollberg, direttore della Galleria. “I lavori che sistematicamente abbiamo iniziato per risolvere i numerosi problemi conservativi dell’edificio, ci hanno messo di fronte a una grande sfida: ripensare l’assetto espositivo del museo, nel rispetto delle sue collezioni. Sono molto felice del risultato, che ritengo molto accattivante, e di poterlo condividere con il nostro pubblico.”

Questo allestimento è finalizzato al periodo di durata dei diversi cantieri che interessano, oltre alla Sala del Colosso, sia la Gipsoteca che le sale Bizantine e il primo piano. Da giugno in avanti, avverranno aperture e cambiamenti continui per un museo interamente da riscoprire. A luglio termineranno i grandi lavori sull’impiantistica che coinvolgono tutto il museo e ci sarà finalmente un nuovo impianto di climatizzazione funzionante in ogni sala.

La Gipsoteca, che ricrea idealmente lo studio di Lorenzo Bartolini, uno dei più importanti scultori italiani a cavallo fra il Sette e l’Ottocento, ospitava circa quattrocentocinquanta opere tra busti ritratto, bassorilievi, sculture di varie dimensioni, tutte plasmate dall’artista, insieme ad alcuni esempi del suo allievo Luigi Pampaloni.

I busti, e alcune delle sculture che raffigurano personaggi, nobildonne e nobili, intellettuali e musicisti dell’epoca, nonché ninfe e figure mitologiche, abitualmente poco visibili perché su alte mensole, si trovano ora a ripopolare in maniera corale il nuovo percorso. Raggruppati per aree tematiche consentono, in questa visione ad altezza uomo, di godere di uno spaccato della moda dell’epoca, dalle acconciature agli abbigliamenti.

Il dipartimento degli Strumenti Musicali, inaugurato nel 2001, ospita la collezione del Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze con una cinquantina di pezzi provenienti dalle collezioni private dei granduchi di Toscana, i Medici e i Lorena, raccolti tra la seconda metà del Diciassettesimo secolo e la prima metà del Diciannovesimo. Vi spiccano la viola tenore e il violoncello di Antonio Stradivari (entrambi parte del quintetto realizzato nel 1690 per il Gran Principe Ferdinando de’ Medici), un violino Stradivari del 1716, un violoncello Nicolò Amati del 1650, una spinetta ovale e un clavicembalo in ebano, entrambi costruiti da Bartolomeo Cristofori. La raccolta conserva anche dipinti di autori come Anton Domenico Gabbiani e Bartolomeo Bimbi, che hanno rappresentato la vita musicale alla corte in quegli stessi anni.

Dalla sezione dedicata agli Strumenti Musicali inizia la visita al museo e, con la riapertura di un passaggio per dare al percorso circolarità, si accede direttamente agli ambienti delle ex-Fiorentine, solitamente destinati alle esposizioni temporanee, dove adesso sono allocati i dipinti che si trovavano nella Sala del Colosso. Una raccolta straordinaria, una vera e propria summa della pittura fiorentina del Quattrocento e del primo Cinquecento che, in questa sistemazione, grazie anche a una illuminazione più accurata, riacquista tutta la sua preziosità, facendo emergere particolari godibili solo con tali altezze.

A esempio, alla Tebaide, di Paolo Uccello, di cui possiamo osservare le delicate sfumature dei colori oppure la meraviglia del cosìdetto Cassone Adimari dello Scheggia, fratello del ben più celebre Masaccio, specialista nella decorazione di arredi domestici e di deschi da pasto.
Ancora: Sandro Botticelli, con la Pala del Trebbio, dal nome del Castello mediceo dal quale proviene oppure i mirabili esempi degli esponenti delle più importanti botteghe fiorentine del Rinascimento come, per citarne alcuni, Domenico Ghirlandaio, Lorenzo di Credi, Jacopo del Sellaio, Filippino Lippi e Mariotto Albertinelli.
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