Durante la notte del 12 novembre 2019 un’eccezionale Acqua Granda colpì gravemente Venezia e, tra i numerosi danni subiti, anche quelli al piano terra del gotico Palazzo Pesaro degli Orfei affacciato su campo San Beneto e abitato, dal 1898 fino al 1956, dagli ultimi proprietari: la famiglia Fortuny y Madrazo. La precisa data di costruzione del Palazzo Pesaro non è documentabile e le ricerche d’archivio eseguite non hanno dato alcun risultato sicuro. Lo studio stilistico e il raffronto con altri palazzi veneziani fanno ipotizzare l’avvio della costruzione tra il 1460 e il 1480.

I lunghi e complessi lavori di risanamento, partiti all’inizio del 2020, hanno subito continue interruzioni a causa dell’emergenza sanitaria, ma finalmente, martedì 8 marzo scorso, grazie a un importante contributo Art Bonus erogato dal marchio Pam Panorama, è stata restituita alla città – con il nuovo nome Museo Fortuny – quella che fu la casa-laboratorio dell’eclettico Mariano Fortuny y Madrazo (Granada, 11 maggio 1871 – Venezia, 3 maggio 1949 di cui si sono celebrati i centocinquanta anni dalla nascita nel 2021) e della sua musa, la moglie Henriette Nigrin, luogo di riferimento agli inizi del Novecento dell’élite intellettuale europea e centro produttivo nella cosmopolita e industriosa città lagunare.

Un riallestimento complessivo del maestro Pier Luigi Pizzi – regista, scenografo e architetto – con Gabriella Belli, Chiara Squarcina e il supporto di Massimo Gasparon per le complesse scelte illuminotecniche, offre al visitatore, non più lo spazio espositivo temporaneo, ma un museo permanente in cui tornano protagonisti Mariano e il suo universo dove si mescolano, e contaminano, cultura e lavoro. Da giugno il percorso si completerà in quanto diverranno visitabili anche il laboratorio di stoffe e la biblioteca.
Oltre il novanta per cento dei materiali relativi a Mariano Fortuny, di proprietà delle collezioni civiche veneziane o custoditi in comodato, sono esposti tutti insieme per un ripensamento in senso filologico volto a restituire le sale alla memoria con la riapertura, ai piani nobili, delle meravigliose polifore il punto focale dell’architettura del Palazzo da cui, ora, arriva la luce naturale modulata in base alle necessità.

Il risultato è un percorso espositivo di immersione, testimoniato dalle tantissime immagini d’epoca che hanno immortalato alcuni ambienti, presenze, accostamenti, rimandi e relazioni tra personaggi, oggetti, creazioni, arti e saperi.
Retroterra moresco, cultura classica, influenze orientali, mito e mondo wagneriano uniti ai molteplici interessi e passioni di Mariano con dipinti suoi e del padre, scenografie teatrali e invenzioni illuminotecniche, meravigliosi abiti e geniali tessuti, archivi fotografici, opere della collezione
personale, documenti e brevetti, testimonianze degli artisti e degli amici convivono e trovano nuova luce nella simbiosi.

Nettissima la forza creativa di un artista multiforme, instancabile, un talentuoso ingegno aperto alla modernità e alle innovazioni e, al contempo, abile imprenditore capace di porre la propria creatività nelle diverse discipline. Mariano inventò processi produttivi, nuovi materiali, progettò strumenti di cui deposita marchi e brevetti.

Con l’artificio del trompe l’oeil, sorprende il ciclo parietale di ben centoquaranta metri, scenario di probabili incontri mondani con cui Mariano, aveva dato vita a un illusorio giardino incantato, con figure allegoriche, satiri e animali esotici.

Allo stesso modo si può ammirare, contestualizzato tra due pareti di suoi bozzetti di scena e alcune copie da Tiepolo, il modello del Teatro delle Feste progettato da Fortuny – mai realizzato – per l’Esplanade des Invalides nel 1910, con la collaborazione di Gabriele d’Annunzio e l’Architetto francese Lucien Hesse.

Un universo dove si mescolano influssi, idee e materiali portati a nuova vita nell’edificio donato nel 1956, dalla vedova Henriette al Comune di Venezia e, nell’atto notarile, si legge che avrebbe dovuto essere: “utilizzato perpetuamente come centro di cultura in rapporto con l’arte; il salone centrale al primo piano dovrà conservare le caratteristiche di ciò che fu lo studio preferito di Mariano Fortuny y Madrazo, con le opere, i mobili e gli oggetti che vi si trovano attualmente; l’immobile dovrà essere denominato Palazzo Pesaro Fortuny”.

Il nuovo percorso permanente, e sede espositiva di mostre temporanee dedicate alla contemporaneità, da scoprire lentamente predisposti a chiudere gli occhi e immaginare.