Da un’idea di Vittorio Sgarbi e Lorenzo Zichichi, curata da Victoria Noel-Johnson, al Mart di Rovereto prosegue fino al 18 aprile “Luciano Ventrone. La grande illusione” concepita con le sue diciotto opere tematiche come un focus nell’ambito dell’esposizione “Caravaggio. Il contemporaneo” con cui il Presidente del Mart ha voluto porre attenzione sull’assoluta attualità di Michelangelo Merisi per gli artisti e le società contemporanee, oltre a offrire un’occasione più appropriata per indagare questo singolare rapporto. Da osservare attentamente le distinzioni nell’approccio di luce e colore tra Caravaggio e Ventrone: da un lato l’uso drammatico, teatrale, emotivo dell’illuminazione, dall’altro la luce immanente in cui Ventrone immerge i suoi frutti e fiori, luce interna e irradiata verso l’esterno per divenire sostanza integrante di ciò che illumina.

Luciano Ventrone nasce nel 1942 a Roma, dove vive e lavora. Frequenta il liceo artistico e dopo il diploma conseguito nel 1964 si iscrive alla facoltà di architettura che frequenterà sino al 1968; in quell’anno, decide di abbandonare gli studi per dedicarsi interamente alla pittura. Nel 1983, un articolo di Antonello Trombadori pubblicato su l’Europeo induce lo storico dell’arte Federico Zeri ad interessarsi dell’artista suggerendogli di affrontare il tema delle nature morte; è qui che inizia la lunga e ancora incompleta ricerca sui vari aspetti della natura, catturando particolari sempre più dettagliati e quasi invisibili. Nell’introduzione in catalogo, Sgarbi spiega chiaramente: «Ventrone è un artista contemporaneo che realizza opere che le persone vanno a vedere perché vogliono meravigliarsi.

Ha saputo affermarsi come grande maestro nella figurazione, con un virtuosismo eccezionale. L’artista sembra cercare un assoluto, una essenza, una entelechia che, nell’opera, fa crescere la realtà, non si limita a riprodurla. È di più. Ventrone è il pittore dell’iperbole. E iperboliche, esagerate, barocche appunto, sono le sue opere, piuttosto che iperrealistiche. Una grande illusione. Ventrone esagera, perfeziona il reale, anche nelle sue imperfezioni. E ci costringe a fare i conti con immagini che non ci avrebbero, al di fu ori della sua interpretazione, interessato.

La luce si mette al servizio dell’oggetto e, attraverso il riflesso, diventa materia, diventa sostanza integrante di ciò che illumina. È la luce immanente, luce che sta dentro le cose, che proviene da esse. È la luce-materia che rimanda alle origini dell’arte italiana prospettica, a Piero della Francesca, ovvero al concetto neoplatonico di luce come emanazione, come contenuto della forma-idea, come fattore strutturale e decisivo della harmonia mundi
».

Sempre secondo Sgarbi, per comprendere chi giudica Ventrone “illustrativo” o “fotografico, occorre retrocedere a un pregiudizio estetico, dentro il quale gli strumenti di comprensione si riducono fino ad annullarsi, così da lasciare gli scettici ai margini di un deserto di cui non conoscono l’estensione, e che è più ampio dello schema elementare antico/moderno.
Aggiungendo: «Il difetto di prospettiva storica non fa riflettere sulla natura dell’arte che, da sempre, si ripiega su se stessa per trovare nuove energie. Da qui deriva l’essenza stessa del Rinascimento e del neo-classico. Così come, più tardi, del Post-moderno».

Riflessioni ancora più interessanti per la giustapposizione dell’Allegoria della Primavera considerata opera a quattro mani del Maestro di Hartford e di Carlo Saraceni (inizi del Diciassettesimo secolo), ma negli anni Settanta attribuita dallo stesso Zeri, con un’ipotesi rivoluzionaria, a un giovane Caravaggio. Se l’identificazione proposta dal grande critico è stata ormai abbandonata, rimane immutato il valore della sua teoria, ovvero l’individuazione del momento germinale della natura morta in Italia, in un’epoca e in un contesto vicinissimi a Caravaggio; ed è proprio su questo tema che l’arte di Ventrone è stata chiamata a cimentarsi in questi anni, in relazione al grande artista seicentesco.

Le assonanze e i richiami a Caravaggio non mancano, come il richiamo puramente compositivo e stilistico di talune nature morte esposte al Mart – Solo per caso (2010), Il dono di Bacco (2011) e Strani compagni ( 2012) al “Canestro di frutta” di Caravaggio – ma l’artista mira a bilanciare questi richiami sviluppando, come rileva la curatrice sempre in catalogo,  «un tipo di natura morta altamente unico, che vede l’applicazione di luce e colore come fulcro catalitico in grado di convertire gli apparentemente ordinari soggetti della tela in una visione impressionante di “non vero” metafisico».

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Luciano Ventrone
    Il dono di Bacco, 2011
    Olio su tecnica mista su tela di lino
  2. Luciano Ventrone
    Solleone, 2013
    Olio su tecnica mista su tela di lino
  3. Luciano Ventrone
    Ancora tu, 2010-2017
    Olio su tecnica mista su tela di lino
  4. Luciano Ventrone
    Grani corallini, 2012-2014
    Olio su tecnica mista su tela di lino
  5. Carlo Saraceni e il Maestro di Hartford (attribuito a)
    Allegoria della Primavera, inizio XVII secolo
    Olio su tela
  6. Luciano Ventrone all’opera nel suo studio

 

In copertina
Luciano Ventrone
Linea di pensiero, 2013-2014
Olio su tecnica mista su tela di lino

 

 

 

catalogo edito da Il Cigno GG Edizioni, Roma

Sito web:

Dove e quando

Evento: Mart - Museo di arte moderna e contemporanea - Corso Bettini, 43 - Rovereto

Indirizzo:
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Fino al: 18 April, 2021