Lo scorso 14 febbraio abbiamo ampiamente presentato “Guercino. Il mestiere del pittore” allestita alle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino fino a domenica 28 luglio e, visitandola, le ottime premesse sono state tutte confermate per la peculiarità di una mostra davvero diversa, concepita come una pagina di storia sociale dell’arte dove, la vicenda umana e professionale del maestro di Cento, è di esempio per illustrare cosa volesse dire, e quanto convenisse, fare il pittore nel Seicento.

“Fu di statura competentemente alta, gracile, carne bianca e rossa, con subdominio di bile, temperamento buono, tirante al sanguigno. Natura piacevole, allegra, e di conversazione gustosissima, d’applicazione indefessa, sincerissimo, inimico della bugia, cortesissimo, umile, compassionevole, religioso, casto”. Un artista profondamente legato alla sua terra, che viaggiò pochissimo, ma le sue opere raggiunsero le principali committenze dell’epoca in base a quanto annotato nel “Libro dei Conti” dal 1629 al 1666.

Affascina il filo conduttore per il rimando tra la narrazione dell’arte del periodo svelata, di sala in sala, nelle le sue dinamiche: la rappresentazione iconografica, il bel colore e l’attento disegno, così che l’artista emerge nella dimensione umana passando dalla formazione stilistica ed evoluzione artistica, alle logiche del mercato committente.

Al di là dei luoghi comuni e la visione del Terzo Millennio sugli artisti del passato, il percorso offre la concreta possibilità di comprendere, in quel Diciassettesimo secolo, il mestiere dell’arte nel contesto storico, culturale, scientifico e socioeconomico nella penisola italica.

Brave le curatrici, Annamaria Bava e Gelsomina Spione, che con un comitato scientifico di prestigio, hanno osato realizzare un progetto così ambizioso di cui, il catalogo edito da Skira è strumento prezioso per approfondire gli infiniti spunti tra confronti, parallelismi, testimonianze di un percorso espositivo di oltre cento opere del maestro emiliano e di artisti coevi come i Carracci, Guido Reni e Domenichino.

Tra i prestiti la monumentale pala della “Madonna del Rosario” – metri 3,78 x 2,55 – realizzata nel 1637 per la chiesa torinese di San Domenico dove, la collocazione a circa quattro metri da terra, rende difficile la visione dei particolari e la qualità dell’opera in cui la Vergine abbraccia il Bambino e porge il Rosario a san Domenico, affiancato da santa Caterina, dietro la quale si apre un ampio arco da cui fa capolino una folla di astanti. Nella parte superiore del dipinto tre angeli si confrontano sull’intonazione del canto, nello stesso momento in cui un quarto angelo sembra planare sulla scena accompagnato da due puttini.

Per l’occasione è stata sottoposta a un intervento conservativo del “Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale” direttamente nella sala espositiva. Costò alla Confraternita del Santissimo Rosario ben seicento ducatoni e fu il marchese Amedeo Dal Pozzo di Voghera a prendere contatti, per conto della stessa, attraverso Ludovico Mastri, intermediario che avrebbe poi gestito l’incarico e i pagamenti all’artista.

È lo spettacolo barocco della devozione capace di suscitare emozione e ammirazione, un’opera dalla teatrale impaginazione che conferma la potenza scenografica della pittura di Guercino a dimostrazione della fama, e fortuna, di cui si avvalse a Torino e presso la corte sabauda. Infatti, già prima del 1623, il cardinale Alessandro Ludovisi – nunzio apostolico presso lo stato sabaudo – aveva omaggiato il duca Carlo Emanuele I di Savoia con il “Ritorno del figliol prodigo” che Guercino gli aveva consegnato nel 1617 (un’altra opera dell’artista emiliano raffigurante la Samaritana era elencata nell’inventario delle collezioni sabaude del 1635).

Collegato alla mostra, un calendario di eventi e iniziative per approfondire e integrare la conoscenza del pittore e del suo tempo. Tutti i fine settimana saranno organizzate visite tematiche e performative con la possibilità di ammirare i capolavori esposti anche in orari serali.
Inoltre, al pubblico delle scuole ed alle famiglie, sono dedicate proposte didattiche mirate con linguaggi e approcci specifici per ciascuna tipologia di destinatario, oltre alla fruizione di workshop e laboratori creativi curati da giovani artisti.