A Genona, nei saloni dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale, prosegue fino al 1° aprile 2024, la mostra curata da Costantino D’Orazio e Anna Orlando che si focalizza su “Coraggio e passione” di una donna che, già nel nome, aveva un preciso indizio di ciò che sarebbe stata.

Come Artemide, infatti, fu coraggiosa, intraprendente, “alfiera” di un’attività tipicamente maschile eppure, proprio come la dea della caccia, legata per sempre alla sua femminilità. Se la violenza subita è fatto noto e, a parere di chi scrive, nell’ultimo ventennio, abusato e sfruttato anche in modo becero, resta quell’atto brutale esattamente come lo è oggi nei confronti di tutte le donne che lo subiscono. Ma se ognuna di loro è molto oltre rispetto a quei miserabili relitti umani, è molto altro anche Artemisia Gentileschi (Roma, 1593 – Napoli, post 31 gennaio 1654), un’artista complessa e appassionata, moderna e innovatrice per la forza della sua vita.

Il continuo riferimento autobiografico, l’ossessiva riproduzione del suo volto, non solo in autoritratti, ma nelle immagini di sante, di figure mitologiche e di allegorie, rende la sua pittura presente, coinvolgente, sempre attuale.

In lei la vita prevale sulla forma e la mostra genovese la indaga attraverso il confronto con il padre, pittore importante per le vicende artistiche della citta della lanterna, ma dal punto di vista umano, un omino piccolo piccolo, genitore oppressivo incapace di gestire i rapporti con una figlia dotata di talento artistico maggiore del suo, in quanto alimentato da un coraggio inaudito per l’epoca.

È come se tra i due, all’improvviso, tra le sale di Palazzo Ducale, si fosse acceso un fitto colloquio in cui le opere sono parole, ora sussurrate, ora urlate e il visitatore non può sottrarsi all’osservazione e all’ascolto di quelle “grida”.

Evento eccezionale sarà l’Allegoria dell’Inclinazione, dipinto realizzato da Artemisia per Casa Buonarroti (l’opera arriverà a Genova l’8 gennaio 2024 perché attualmente esposta a Firenze, nello splendido allestimento Artemisia nel museo di Michelangelo di cui vi ha riferito Elisabetta lo scorso 21 novembre): un autoritratto senza veli – che solo successivamente verrà coperto da un drappo dipinto e in cui la pittrice si rappresenta come l’ispirazione che ha guidato l’intera opera di Michelangelo. La tela, esposta dal 1616 sul soffitto di una delle sale di Casa Buonarroti, sarà per la prima volta in una mostra fuori dalla sua sede naturale e potrà essere ammirata da vicino, per apprezzare uno dei momenti più alti della tecnica di Artemisia, genio assoluto della pittura barocca.

Accompagna l’evento espositivo il catalogo, pubblicato da Skira, con saggi di Pietrangelo Buttafuoco, Costantino D’Orazio, Riccardo Lattuada, Anna Orlando, Yuri Primarosa, Claudio Strinati.

Dettagli

Le dieci sezioni del percorso espositivo

(courtesy Arhemisia)

  • La prima sala offre al pubblico la possibilità di abbracciare in uno sguardo l’intero percorso artistico di Artemisia, dagli esordi alla maturità, attraverso il confronto tra due capolavori realizzati in fasi diverse della sua vita: la Susanna e i vecchioni (1610) delle Kunstsammlungen Graf von Schönborn di Pommersfelden, prima opera documentata, datata e firmata da Artemisia, dove si può rintracciare ancora l’intervento di suo padre Orazio, e la Susanna e i vecchioni (1649 circa) della Moravská Galerie di Brno in Repubblica Ceca, dipinto dalla sola Artemisia trent’anni dopo, quando la protagonista della scena manifesta un’espressione più consapevole e capace di opporsi alla colpevole seduzione maschile. A partire da questo paragone decisivo, la mostra racconterà l’intero percorso creativo della pittrice romana, dall’emancipazione nei confronti dello stile del padre all’acquisizione di un ruolo prestigioso nel contesto italiano e internazionale.
  • La mostra continua con una finestra (seconda sala) aperta sulla scena artistica femminile dell’epoca, un approfondito sguardo sulle pittrici del suo tempo, spesso figlie di artisti o grandi collezionisti, che si nutrono di pittura e scultura fin dalla propria infanzia. Sono esposti i ritratti di Properzia de’ Rossi, Lavinia Fontana, Angelica Kaufmann, Giovanna Garzoni, Rosalba Carriera e due magnifici autoritratti di Sofonisba Anguissola, tra cui l’Autoritratto alla spinetta del Museo di Capodimonte.
    Padre e figlia sono raccontati d’ora in avanti attraverso confronti serrati tra tele con lo stesso soggetto, così da capire come la ragazza sia stata capace di sviluppare per talento e maestria un proprio linguaggio, che l’ha resa la pittrice più famosa del suo tempo, tanto da essere ammessa, prima donna in assoluto, all’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze (1616).
  • La terza sezione è totalmente dedicata al rapporto tra Artemisia e il padre. Ossessivo, controverso, simbiotico e ambiguo, comunque fonte di ispirazione reciproca come dimostrano i numerosi capolavori che Orazio Gentileschi ha dipinto, usando Artemisia come modella: tra gli altri, in mostra saranno esposti la Madonna con bambino dei Musei di Strada Nuova di Genova, dove vediamo un’Artemisia neonata, la Santa Cecilia della Galleria Nazionale dell’Umbria, dove Orazio ricorda il volto di Artemisia a circa dieci anni, e la Sibilla del Museum of Fine Arts di Houston, dove Artemisia è una ragazza ormai matura.
  • La quarta sala offre ai visitatori un’esperienza inedita: la ricostruzione virtuale e immersiva di un raro gioiello d’arte, mai aperto al pubblico. Un luogo segreto di Roma, una dimora ancora oggi privata: il Casino delle Muse di Palazzo Pallavicini Rospigliosi, voluto sul Quirinale dal Cardinal Scipione Borghese nel 1611. Affrescato a quattro mani da Orazio Gentileschi e Agostino Tassi, vede la presenza speciale e insospettabile di Artemisia. Il primo pittore, specializzato nelle figure, il secondo nelle quadrature, realizzano un vero capolavoro d’arte barocca. La scena rappresentata è un vivace concerto, la cui orchestra è composta da sole donne: un fatto assai raro all’epoca, quando la musica, come l’arte, è una questione soprattutto maschile. Ancor più strana, la presenza di una giovinetta che nulla ha a che vedere con le suonatrici. Viso rotondo, capelli raccolti a mala pena, posa civettuola: in quel volto Orazio avrebbe ritratto la sua amata figlia Artemisia. Qui, la sua presenza potrebbe assumere un significato preciso perché pochi mesi prima di questo affresco, Agostino si è macchiato della terribile violenza su Artemisia. Oggi può sembrarci strano, ma mentre sta lavorando fianco a fianco con lui al Casino, Orazio spera ancora che Tassi sposi la ragazza per riparare all’oltraggio. La sua immagine su questo soffitto potrebbe costituire un messaggio rivolto al giovane collega. Sappiamo bene come finirà la vicenda, ma il sospetto che su quel ponteggio si sia discusso della questione è forte e rende più affascinante questo capolavoro.
  • La “questione” è la relazione ambigua e controversa tra Artemisia e Agostino che sfocia nella violenza, subita in casa propria dalla donna il 4 maggio 1611.
    Artemisia e Agostino si conoscono grazie a Orazio, che affianca il giovane pittore alla figlia come maestro di prospettiva. È questo l’argomento raccontato a partire dalla quinta sezione della mostra, dove sono esposti alcuni dipinti del Tassi, marine e capricci architettonici in cui la meticolosità pittorica nel rendere le prospettive di paesaggi ed edifici è così incisiva da giustificare la scelta di Orazio Gentileschi di nominarlo maestro di Artemisia, che a sedici anni già dimostra un innato e stupefacente talento.
    L’incontro tra i due sfocerà terribilmente nello stupro della ragazza da parte del Tassi e condizionerà traumaticamente la vita della pittrice, provocando dramma e dolori da cui lei saprà riscattarsi soprattutto grazie alla sua arte.
  • Il percorso prosegue attraverso una sala, dove il visitatore trova esposti gli Atti originali del processo per stupro del 1612, eccezionalmente concessi dall’Archivio di Stato di Roma, e potrà ricostruire tutte le fasi della vicenda attraverso l’ascolto e la lettura dai fogli antichi delle parole di Artemisia, la difesa di Agostino e i racconti dei testimoni, in un ambiente dove si respirerà l’atmosfera di una città percorsa dal pettegolezzo.
  • Si giunge poi nella settima sala, dove sono esposti due dei capolavori della pittrice, Giuditta e Oloferne, della Fondazione Carit di Terni, e Giuditta e la sua ancella con la testa di Oloferne, del Museo di Capodimonte, entrambi accostati e messi a confronto con la famosa Giuditta e Oloferne del padre Orazio Gentileschi, proveniente dai Musei Vaticani.
    Nella Giuditta ed Oloferne, opera di grande violenza, c’è chi legge il desiderio di vendetta della donna contro il suo stupratore. In Giuditta e la sua ancella si può invece trovare la sua delusione per il tradimento della governante Tuzia che assecondò la violenza e accusò in tribunale Artemisia di aver provocato le attenzioni di Agostino. Questi dipinti portano la testimonianza bruciante di un personale percorso di rivincita, sono il campo di battaglia in cui questa donna-artista combatte gli uomini che hanno provato ad annientarla. La sentenza che conclude il processo, pur riconoscendo Agostino colpevole della violenza, non contribuiscono a migliorare una reputazione ormai compromessa, che Artemisia riuscirà a migliorare soltanto grazie al suo eccezionale talento e alla forza d’animo che guiderà la sua carriera, costretta a continuare fuori da Roma.
  • L’ottava sezione – a cura di Anna Orlando – è dedicata alla scena genovese dei primi del Seicento. Sono passati quattrocento anni da quando l’arrivo di Orazio Gentileschi a Genova provoca un cambiamento epocale nello stile degli artisti del territorio, che assorbono i contrasti di luce caravaggeschi e si dedicano al racconto di soggetti drammatici molto frequentati da Artemisia, come Giuditta che decapita Oloferne. Quadri di Domenico Fiasella, Bernardo Strozzi, Gioacchino Assereto sono solo alcuni dei protagonisti della generazione che ha cambiato la storia della pittura genovese in quegli anni.
  • Dopo il celebre processo, per oltre quarant’anni Artemisia dipinge soprattutto figure femminili protagoniste di eventi storici e biblici senza sosta: Giuditta, Cleopatra, Minerva, Maddalena, Dalila, Susanna sono le sue eroine, forti, a volte violente, indipendenti, sicure di sé, sensuali. In realtà, molte si ispirano a sè stessa. Le sue caratteristiche fisiche compaiono in molti dei suoi personaggi, come tanti storici hanno voluto riconoscere nel tempo.
    Le ultime sale della mostra sono dedicate a queste donne straordinarie, alle loro storie e alle scene, spesso macabre, altre volte esaltanti, che Artemisia dipinge conservando e superando lo stile di Orazio; quadri come il Suicidio di Cleopatra, il Trionfo di Minerva della Galleria degli Uffizi, la Supplica di Maddalena di Palazzo Pitti o la Maddalena della Collezione Sursock di Beirut: sono esempio di un’arte che innova con grande talento la visione della donna, dandole quella dignità di protagonista assoluta, che Artemisia rivendica anche per sé.

Didascalie immagini

  1. Artemisia Gentileschi, Susanna e i vecchioni, 1610
    olio su tela, cm. 170×119 © Pommersfelden, Kunstsammlungen Graf vonSchönbor
  2. Artemisia Gentileschi, Sansone e Dalila,1620-1625
    olio su tela, cm.164×200 Collezione privata
  3. Artemisia Gentileschi, L’Aurora, 1625-1627 circa
    olio su tela, cm. 218×146 Roma, collezione Alessandra Masu
  4. Orazio Gentileschi, Giuditta e l’ancella conla testa di Oloferne,1622 circa
    olio su tela, cm. 123×142 Città del Vaticano, Musei Vaticani
  5. Artemisia Gentileschi, Giuditta e Abra con la testa di Oloferne, 1640-1645
    olio su tela, cm. 115×116,5 Terni, Fondazione Cassa di Risparmiodi Terni e Narni, Collezione d’Arte
  6. Artemisia Gentileschi, Maddalena, 1630-1635
    olio su tela, cm. 108×78,5 Beirut (Libano), Sursock Palace Collection

In copertina
Artemisia Gentileschi, La morte di Cleopatra, 1620 circa
olio su tela, cm. 114×75 Collezione privata, courtesy Jean-François Heim, Basel
(particolare del volto)

 

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Appartamento del Doge di Palazzo Ducale - Piazza Giacomo Matteotti, 9 - Genova
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Fino al: 01 Aprile, 2024