
The contractor in apparenza può sembrare uno dei tanti film d’azione a stelle e strisce grondanti retorica patriottica; scene ad alto contenuto di adrenalina, protagonista nel corpo dei Marines interpretato da una star come Chris Pine, noto per aver dato corpo e volto al giovane Capitano Kirk nell’ultima saga cinematografica di Star Trek, il manifesto con la bandiera degli Stati Uniti d’America in bella vista, perfino il titolo che mantenendo anche in Italia l’anglicismo originale sembra strumentale a far dimenticare ogni valenza negativa del corrispondente termine italiano: mercenario.
…invece no, e non poteva essere diversamente – a meno di compromessi economici o di carriera legati al richiamo di Hollywood – perché dietro la macchina da presa c’è Tarik Saleh, giunto qui all’ottavo lungometraggio, che ha già dato nella variegata molteplicità di temi e generi della sua filmografia, un’impronta ben precisa e decisa all’essenza stessa del suo Cinema.
Cittadino svedese nato a Stoccolma da padre egiziano, il cineasta ha vissuto a lungo nel Paese paterno all’inizio degli anni ’90 frequentando l’istituto d’arte, tornando poi nella città natale dove ha esordito alla regia, realizzando due documentari per la televisione firmati a quattro mani con Erik Gandini: Sacrificio: chi ha tradito Che Guevara e Gitmo – Le nuove regole della guerra. Due titoli dedicati rispettivamente a un’indagine sull’uccisione del guerrigliero argentino da parte della C.I.A. e alla vicenda di Mehdi Ghezali, cittadino svedese detenuto a Guantanamo sulla base di semplici sospetti, nell’ottica dell’ignobile politica messa in atto dopo l’11 settembre 2001, che ha calpestato i diritti individuali delle persone, nelle modalità di arresto e di detenzione in cui è stato fatto largo uso delle ormai note tecniche di tortura.

Successivamente Saleh ha diretto il lungometraggio animato Metropia, ambientato in un futuro distopico in cui le persone sono soggette a uno stretto regime di sorveglianza, e il giallo The Nile Hilton incident ambientato in Egitto che mette a nudo corruzione e connivenze intorno alla Primavera Araba del 2011, bellissimo, arrivato in Italia col titolo Omicidio al Cairo. Con una tale filmografia non erano ipotizzabili cedimenti politici strumentali ad alcuna fazione.

Da una sceneggiatura originale di J.P. Davis The contractor è la storia del Sergente di Prima Classe James Harper che, dopo anni di servizio in diversi teatri di guerra nel mondo, è congedato dai Marines per abuso di antidolorifici dovuto a una brutta lesione procurata sul campo. La perdita di ogni assistenza correlata al ruolo sprofonda l’ex militare in gravi difficoltà economiche, che lo spingono ad accettare, fidandosi di un amico fraterno, una missione dai contorni poco definiti.

Ascrivibile al sottogenere col protagonista braccato e in fuga – che ha antesignani classici come Intrigo internazionale di Alfred Hitchcock, ma capostipite in I tre giorni del Condor di Sidney Pollack, primo a denunciare meccanismi segreti del Sistema – The contractor racconta una realtà più che plausibile, in cui le forze più o meno ‘ufficiali’ degli Stati Uniti sono avvezze a infrangere regole e territori di stati sovrani alleati, trattati impunemente con inqualificabile subalternità.

Il cast vanta comprimari di gran classe: Ben Foster nel ruolo del sodale Mike, Kiefer Sutherland impegnato a dare ambiguità al suo Rusty Jennings, un grande caratterista sempre efficace come Eddie Marsan nel ruolo di Virgil – indimenticabile lo ricordiamo in Still life di Uberto Pasolini – e Fares Fares nei panni di Salim Mohsin; l’attore libanese naturalizzato svedese ha dimostrato grande versatilità nella commedia Jalla! Jalla! e nel noir Omicidio al Cairo di cui era protagonista.

In attesa di poter vedere sugli schermi Boy from heaven, ultimo film scritto e diretto da Tarik Saleh premiato a Cannes per la sceneggiatura, adesso The contractor è disponibile in Italia su una delle più note piattaforme di streaming.