
Presentato in anteprima Mondiale al Sundance Film Festival, Sorry, baby di Eva Victor è ben presto diventato la sorpresa 2025 della manifestazione fondata nello Utah dal compianto Robert Redford, conquistando il Waldo Salt Screenwriting Award, premio assegnato alla sceneggiatura che, come ribadito dalle motivazioni della giuria, vanta “una straordinaria onestà e un toccante senso dell’umorismo” per cui, nonostante il tema drammatico, si rivela commedia di leggera ironia.
Agnes Ward è la più giovane insegnante di ruolo dell’Università di Fairport, nello Stato di New York, lo stesso istituto dove si è formata e ha conseguito la laurea. I suoi corsi di letteratura del Novecento hanno il coraggio di affrontare ruvidi argomenti impopolari, capaci di creare disagio, con lo studio e la lettura in classe della Lolita di Vladimir Nobokov.
Ad Agnes è accaduto qualcosa di brutto e deve convivere con le sue conseguenze emozionali, un evento talmente traumatico da aver generato in lei un senso di lutto interiore per la perdita irreversibile della sé stessa immaginata nel futuro che, a causa degli eventi, non potrà mai realizzarsi, perché bloccata in una sorta di limbo che inibisce il cambiamento e il flusso naturale del vivere. La sua amica Lydie è sempre stata presente al suo fianco con fedeltà e supporto, prima della “cosa brutta” che ha cambiato tutto e anche adesso che si è trasferita lontano e torna solo ogni tanto a farle visita nella stessa casa che hanno condiviso negli anni di studio. Una presenza insostituibile nella sua vita, determinante anche per prendere consapevolezza, subito dopo il trauma, e capire cosa le è successo, perché la realtà è molto spesso incredibilmente complessa.

Quando il mondo era segregato in casa dalla farsa pandemica, l’attrice Eva Victor si è ritrovata isolata nel Maine e ha iniziato a scrivere Sorry, baby ispirata da emozioni contrastanti e riflessioni seguite a un’aggressione sessuale che ha subito. Il risultato che oggi si può vedere sullo schermo è notevole, per l’analisi profonda e sincera con cui racconta sentimenti complessi e contraddittori, non soltanto con le parole, ma soprattutto con omissioni e silenzi, nel timore di definire l’indicibile e con la scelta – azzeccatissima – di lasciare l’abuso invisibile fuori campo ad aleggiare come una sinistra presenza.

Un’opera onesta che, pur affrontando un tema tanto cavalcato da tossiche ideologie, si smarca del tutto da ogni strumentalizzazione militante, non partecipando a quella demonizzazione del maschio in quanto tale, in atto da tempo. Eva Victor su invito del produttore Barry Jenkins, autore dello splendido Moonlight, ha esordito alla regia di un lungometraggio vincendo ogni titubanza, oltre a interpretare il ruolo di Agnes. Accanto a lei Naomi Ackie veste i panni di Lydie, Lucas Hedges è il vicino di casa Gavin e John Carroll Lynch appare come il provvidenziale Pete, che le arriva in soccorso per fronteggiare un attacco di panico.

Sorry, baby di Eva Victor è una storia di guarigione, il percorso di un’anima spezzata per convivere con una brutta esperienza che non può essere cancellata, strutturata in cinque capitoli, e racconta questa rinascita senza le censure del politicamente corretto. È appena uscito nelle sale italiane distribuito da I Wonder Pictures.