
Arrivato sugli schermi italiani lo scorso 25 dicembre distribuito da Warner Bros Pictures Italia, Primavera di Damiano Michieletto è senza dubbio il miglior film italiano dell’anno appena trascorso, lo conferma la tenitura prolungata in molte sale dovuta a un serrato passaparola del pubblico, ancora e sempre lo strumento di promozione più efficace, tributato a un’opera di pregio, raffinata e toccante.
Repubblica di Venezia, 1716. Il Pio Ospedale della Pietà, il più grande istituto assistenziale dei quattro presenti sul territorio della Serenissima, fondato nel 1346 per accogliere la gran quantità di bambini che ogni giorno venivano abbandonati per strada, ha un attivo conservatorio femminile che educa alla musica insegnando fiati e archi; le ragazze vanno poi a costituire un’orchestra ormai nota e con un certo prestigio, i cui concerti domenicali nella chiesa adiacente sono fonte di sovvenzioni per l’istituto stesso. Relegate in uno spazio separato, invisibili al pubblico, le allieve restano sconosciute al mondo e hanno solo due prospettive per abbandonare la Pietà: il convento o le nozze. Solo le più dotate possono aspirare a rimanere lì per vivere di musica e tra loro un’appassionata violinista, la ventenne Cecilia, è promessa però in sposa all’ufficiale Andrea Sanfermo impegnato lontano nella guerra contro i turchi, perciò consapevole che col matrimonio dovrà rinunciare per sempre al suo talento. Un calo nelle donazioni delle famiglie nobili veneziane induce il Governatore Capo dell’istituto a sostituire don Giulio, il mediocre insegnante di musica, con il giovane Antonio Vivaldi, amareggiato per la fama da compositore inseguita in Europa e mai raggiunta. L’incontro col nuovo maestro cambierà, improvvisamente e per sempre, le prospettive di Cecilia e la sua vita.

Primavera è il primo lungometraggio per il cinema di Damiano Michieletto, affermato regista teatrale con una carriera ventennale nell’ambito dell’opera lirica; sfoggia una ricostruzione storica d’ambiente degna del miglior Milos Forman, anche se il regista ha orientato le maestranze – le costumiste Maria Rita Barbera e Gaia Calderone con lo scenografo Gaspare De Pascali – alla semplicità, puntando a vestiti e ambienti spogli, con una Venezia rurale che evitasse i rischi di un’estetica patinata da cartolina.

Liberamente ispirato a Stabat Mater di Tiziano Scarpa, vincitore del Premio Strega, in realtà strutturato come romanzo epistolare con le lettere che la protagonista scrive alla madre sconosciuta che l’ha abbandonata alla nascita, il film – sceneggiato da Ludovica Rampoldi, una delle penne migliori del nostro cinema – ci racconta un Vivaldi segnato dalla malattia respiratoria congenita di cui soffriva, ambientando la storia nel periodo di furore creativo in cui immaginava già Le quattro stagioni, il capolavoro che lo renderà immortale. Michele Riondino incarna il tormento di un uomo / artista con la brama del successo.

Già vincitrice del David di Donatello come attrice protagonista per L’arte della gioia di Valeria Golino, la giovane Tecla Insolia conferma la promessa trasformandosi in certezza e nei panni di Cecilia offre un’altra bellissima interpretazione, con un nuovo personaggio che coltiva ribellione verso la società oppressiva del suo tempo. Ottime prove degne di nota anche quelle di Andrea Pennacchi e Fabrizia Sacchi, rispettivamente Governatore e Priora alla Pietà, con i cameo di Stefano Accorsi e Valentina Bellè nei brevi ruoli di Sanfermo ed Elisabetta Parolin.

Filologicamente molto rigoroso, a partire anche dagli strumenti musicali inseriti nel film compatibili con quel preciso momento storico, Primavera di Damiano Michieletto è un’opera raffinata che meriterebbe il trionfo ai prossimi David, tanto da poter sperare in un ritorno su grande schermo, ancora e sempre la fruizione migliore. In ogni caso e comunque, un’opera da non perdere.