
Vincitore a Cannes 78 del premio alla regia e alla miglior interpretazione maschile, oltre al FIPRESCI assegnato dalla Federazione della Stampa Internazionale presente al Festival, L’agente segreto del brasiliano Kleber Mendonça Filho è un meraviglioso thriller anomalo che, più che seguire il disvelamento di un mistero o le indagini di un delitto, restituisce l’atmosfera minacciosa e cruenta di un contesto storico ben preciso, carico di molte analogie col presente. …più di quanto vorremmo ammettere.
Brasile, estate 1977. Marcelo Alves è un esperto di tecnologia che attraversa il Paese verso Nord, in un lungo viaggio per raggiungere la città di Recife, capitale dello Stato Pernambuco, dove risiedono i suoi affetti più cari e può contare su contatti affidabili per trovare la protezione in un luogo sicuro di cui ha bisogno.
Nella tesa sequenza di apertura lo vediamo sostare in una stazione di servizio, isolata in aperta campagna, per fare rifornimento di carburante, mentre il corpo senza vita di un uomo, coperto solo di cartoni e assediato da cani randagi, giace da un paio di giorni in mezzo alla polvere. È il periodo dell’anno in cui i festeggiamenti per il Carnevale assorbono, forse, ogni attenzione delle forze dell’ordine e un luogo remoto e isolato come quello, è esposto a situazioni in cui ognuno può farsi giustizia da sé. Senza mai raccontare in modo didascalico la situazione sotto il regime militare, ma evocandone la presenza ogni volta che la macchina da presa intercetta fugacemente i ritratti del dittatore appesi al muro, il film riesce a dare vita e verità alla tensione generata dal vivere in una società profondamente violenta, in cui la morte risultava molto più ‘esibita’ di oggi nella quotidianità di tutti i giorni.

Il regista Kleber Mendonça Filho da molto tempo aveva in mente di realizzare L’agente segreto, ma non riusciva a strutturare una narrazione coesa e abbastanza soddisfacente, poi sviluppi imprevisti della sceneggiatura – scritta da lui stesso – hanno portato al risultato finale, diviso in tre capitoli che, adottando punti di vista diversi sugli stessi eventi, ricreano il clima sociale di quello specifico anno fatale per la formazione del cineasta; nel 1977 problemi di salute della madre hanno spinto uno zio del piccolo Klever a portarlo ripetutamente al cinema, a vedere opere capitali come Guerre Stellari o Lo squalo.

Il film trasuda amore per la settima arte con inserti e rimandi, complici nel ricreare quel tempo lontano di cui – lo ha sottolineato il successo, lo scorso anno, del bellissimo Io sono ancora qui di Walter Salles – le nuove generazioni di giovani brasiliani non sanno quasi niente. Anche nella forma però L’agente segreto rende omaggio al cinema classico, con un occhio soprattutto al lessico cinematografico di Robert Alman e Brian De Palma, con l’utilizzo del formato Panavision anamorfico e specifiche inquadrature in cui è a fuoco lo sfondo come il primo piano, vera e propria citazione dell’autore di Carlito’s way.

La straordinaria prova attoriale del protagonista Wagner Moura, in un ruolo che diventano due, è stata premiata nel palmarès a Cannes, gli ha fatto conquistare il Golden Globe al Miglior Attore Drammatico, prima volta assoluta per un brasiliano, e la candidatura all’Oscar – una delle quattro ottenute dal film – lo pone tra i favoriti alla vittoria. Nel piccolo ruolo di Hans il film si fregia dell’ultima apparizione su grande schermo del veterano tedesco Udo Kier, scomparso a novembre, che in quasi sessant’anni di carriera ha attraversato il Cinema di autori come Rainer Werner Fassbinder e Lars von Trier.

Il titolo del film può sembrare fuorviante, ma diventa comprensibile cogliendo la chiave di lettura nelle parole del regista: “la situazione in Brasile è migliorata adesso, ma tra il 2016 e il 2022 le cose erano strane. Mi sono ritrovato sotto i riflettori come regista, con microfoni davanti e domande da affrontare. Ti senti come una specie di agente: interpreti il ruolo dell’artista che ha fatto un film e devi recitare la parte del diplomatico, le cui parole spesso non sono nemmeno apprezzate. Alcuni ti proteggono, atri ti attaccano. È da lì che sono nate alcune idee per il film, anche se è ambientato nel passato del 1977.”

Vincitore del Golden Globe anche come Miglior Film in Lingua non Inglese, L’agente segreto di Kleber Mendonça Filho è un oggetto multiforme, che sfugge ogni semplificazione di genere e si presta a molteplici letture; è adesso nelle sale italiane distribuito da Film Club Distribuzione con Minerva Pictures.