Non combatteremo il razzismo con il razzismo, ma combatteremo il razzismo con la solidarietà.
Fred Hampton
1968, Stati Uniti d’America. Una vera e propria guerra civile non dichiarata è in corso tra l’FBI guidata dall’onnipotente J. Edgar Hoover – che ha istituito un regime di sorveglianza incontrastato, consolidato in oltre quarant’anni al vertice dell’intelligence federale – e la popolazione afroamericana decisa a rivendicare i propri diritti, opponendosi alla discriminazione ancora diffusa nonostante l’abolizione ‘ufficiale’ per Legge della segregazione razziale. Seriamente preoccupato dall’avvento di un ipotetico Messia Nero capace di coalizzare le masse contro l’ordine costituito, Hoover vede nel giovane Fred Hampton, appena ventenne e già leader delle Pantere Nere dell’Illinois, la figura che dà corpo alle sue paure più profonde.
Nato appena due anni prima e in forte ascesa su tutto il territorio degli Stati Uniti, il partito delle Pantere Nere svolge attività di assistenza agli strati più poveri della popolazione, facendo proseliti e coltivando l’idea della necessità di una rivoluzione, che non può essere quella pacifica di Martin Luther King se si vogliono ottenere risultati concreti. Ispirato dai discorsi di Malcolm X il carismatico Fred Hampton riesce a unire afroamericani e portoricani di Chicago, ma anche bianchi delle fasce sociali più disagiate, superando ogni pregiudizio reciproco per rivendicare tutti uniti maggior equità e condizioni di vita più dignitose, negate da un sistema capitalistico fondato sul profitto.

In questo clima surriscaldato s’inserisce la vicenda di Bill O’Neal, ladruncolo nero di auto con falso distintivo per spacciarsi agente dell’FBI, arrestato dai federali e costretto con ricatti e intimidazioni a infiltrarsi tra le Pantere Nere, avvicinando Fred Hampton fino a conquistarne la fiducia. Questa la storia, basata su fatti reali, raccontata dal bellissimo Judas and the Black Messiah di Shaka King candidato a sei premi Oscar che da oggi è disponibile anche in Italia sulle principali piattaforme.

Partendo dall’unica intervista rilasciata da O’Neal al programma televisivo Eyes on the prize II, il film ricostruisce in modo esemplare le tensioni di quegli anni, rendendo evidente tutta la violenza manipolatoria e coercitiva esercitata dalle autorità su un ragazzo di strada; senza volerne ridurre le responsabilità, Judas and the Black Messiah omette deliberatamente di mostrare azioni che non sono storicamente accertate, lasciando comunque aperte possibilità che costituirebbero aggravante.

Privo di intenti agiografici nei confronti del potenziale Messia Nero, il film presenta una figura di Fred Hampton con tutta la carica di violenza senza compromessi dei suoi discorsi pubblici, ma anche con l’altruismo del giovane idealista pronto ad affrontare il carcere pur di non accettare denaro utile alla fuga, inevitabilmente sottratto al sostegno della povera gente. Un ritratto storico di grande accuratezza, anche grazie al lavoro straordinario di un cast di attori eterogeneo e di alto livello.

L’inglese Daniel Kaluuya – vincitore di un Golden Globe per questo film – e il californiano Lakeith Stanfield, impegnati rispettivamente a incarnare l’idealismo senza paura di Fred Hampton e il conflitto interiore di Bill O’Neal costretto dalla paura a fare la spia, ingaggiano una gara di tale bravura che è una gioia ammirarne il confronto sullo schermo; entrambi sono giustamente candidati all’Oscar, curiosamente insieme come attori non protagonisti, ed è impossibile preferirne uno o l’altro.

La sceneggiatura firmata da Will Berson col regista Shaka King, anch’essa candidata per la statuetta al miglior script originale, è ricca di molti personaggi, secondari solo per il tempo ridotto in cui occupano la scena: un sempre più bravo Jesse Plemons è l’agente federale Roy Mitchell ambiguo manipolatore, Dominique Fishback restituisce forza e tenerezza di Deborah Johnson la compagna di Fred Hampton, il veterano Martin Sheen col suo J. Edgar Hoover è l’incarnazione del Potere.

Come nelle più famose tragedie shakespeariane anche Judas and the Black Messiah di Shaka King fa entrare nell’universo dei personaggi, avvicinandoci e facendoceli amare, rendendo più difficile assistere agli eventi che poi li travolgono; personalmente lo vorrei incoronato con l’Oscar al miglior film dell’anno.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina originale
  2. Fred Hampton era il Messia Nero negli incubi di J. Edgar Hoover, interpretato da Martin Sheen
  3. Lakeith Stanfield straordinario nel ruolo di William 'Bill' O’Neal, il personaggio reale in una foto segnaletica del 1973
  4. Daniel Kaluuya è Fred Hampton, capo delle Pantere Nere dell’Illinois; il vero Hampton nelle immagini d'epoca sui titoli di coda del film
  5. L’impegno delle Pantere Nere tra parole violente e cura dei più deboli
  6. La splendida gara di bravura tra Daniel Kaluuya e Lakeith Stanfield
  7. Dominique Fishback è Deborah / Jesse Plemons è Roy Mitchell / La pericolosa forza di Fred Hampton: la capacità di coalizzare le proteste delle fasce più fragili senza divisioni di colore o etnia

© 2021 Warner Bros. Entertainment Inc. / Macro JWMH Llc / Participant Media Llc / Bron Creative USA

IN COPERTINA
Daniel Kaluuya è Fred Hampton, sulla sinistra in secondo piano Lakeith Stanfield è Bill O’Neal
© 2021 Warner Bros. Entertainment Inc. / Macro JWMH Llc / Participant Media Llc / Bron Creative USA

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Judas and the Black Messiah
  • Regia: Shaka King
  • Con: Daniel Kaluuya, Lakeith Stanfield, Jesse Plemons, Dominique Fishback, Ashton Sanders, Algee Smith, Darrell Britt-Gibson, Lil Rel Howery, Dominique Thorne, Martin Sheen, Amari Cheatom, Khris Davis, Ian Duff, Caleb Eberhardt, Robert Longstreet, Amber Chardae Robinson, Ikechukwu Ufomadu, James Udom, Nick Fink, Mell Bowser, Alysia Joy Powell, Nicholas Velez, Aj Carr, Tommy Lafitte, Terayle Hill, China Shavers, Crystal Lee Brown, Graham Lutes, Jonathan Scialabba, Adam Ratcliffe, RayJonaldy Rodriguez, Tyra Joy Smith, Deonte Stubbs, Cliff Weissman, Tone Tank, James Bruner, Winston Haynes, Raymond Seay, Latjuan Wells, Michael 'Mick' Harrity, Will F. Moore, Ken Bolden, Maggie Callahan, Michael Buonomo, Aaron Kleiber, Brian Bowman, Cooper Bucha
  • Soggetto: Will Berson & Shaka King e Kenny Lucas & Keith Lucas
  • Sceneggiatura: Will Berson & Shaka King
  • Fotografia: Sean Bobbitt
  • Musica: Craig Harris e Mark Isham
  • Montaggio: Kristan Sprague
  • Scenografia: Sam Lisenco
  • Costumi: Charlese Antoinette Jones
  • Produzione: Ryan Coogler, Charles D. King e Shaka King in coproduzione con Will Berson, Kenny Lucas e Keith Lucas per Macro Medie / Proximity Media e Warner Bros. Pictures in associazione con Macro, Participant e Bron Creative
  • Genere: Drammatico
  • Origine: USA, 2021
  • Durata: 125' minuti

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