Dopo il trionfo veneziano arriva finalmente nelle sale per confrontarsi col pubblico, dal prossimo 24 novembre, È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, un film bellissimo, onesto e sincero, forse quello più autobiografico dell’intera carriera del cineasta partenopeo, che rappresenta il suo ritorno a Napoli a vent’anni dall’esordio con L’uomo in più.
Anni ottanta del Novecento, il tumulto di una città come Napoli già sempre viva ed esuberante di per sé è amplificato dall’entusiasmo per l’arrivo nella squadra locale di Diego Armando Maradona, vera e propria divinità per i tifosi del calcio; l’adolescente Fabio Schisa, per tutti Fabietto, viene presto a sapere dal padre Saverio direttore al Banco di Napoli dell’acquisto del grande goleador prima che la notizia sia di pubblico dominio.
È l’apice di un momento magico per il ragazzo, cresciuto fin dall’infanzia al centro di una famiglia piena di affetto grazie all’affiatamento dei genitori, mai scalfito dalle reiterate infedeltà paterne e da un’inclinazione alla burla anche pesante della madre Maria. Tra un fratello che sogna di diventare attore di cinema e una sorella costantemente barricata in bagno, la vita di Fabietto procede scandita dalle tavolate con il resto dei parenti tra cui emerge la dirompente sensualità della zia Patrizia, che accende timori e insicurezze per le pulsioni che naturalmente emergono verso l’altro sesso.
Ormai prossimo alla Maturità Classica il ragazzo è incerto sulla strada da intraprendere dopo il diploma, ma il destino come sempre accade ha in serbo eventi imprevedibili, spesso dolorosi, capaci di annientare qualsiasi progetto, davanti ai quali ci sono soltanto due soluzioni possibili: sopravvivere o soccombere. Fabietto sarà costretto a prendere in mano la sua vita, diventando molto velocemente Fabio per trovare il suo posto nel mondo.

L’esultanza di una città intera per le imprese di Maradona

Onirico e barocco lo stile di Paolo Sorrentino si mostra in tutta la sua capacità evocativa fin dalla sequenza di apertura, una ripresa aerea dal mare alla costa che segue poi una misteriosa auto nera di altri tempi, con tendine scure serrate e un ‘miracoloso’ passeggero a bordo; incipit magistrale per un’opera che dichiara il debito verso l’universo felliniano, qui soprattutto Amarcord, anche evocando la presenza vocale dello stesso Federico Fellini impegnato nelle sue celebri sedute di selezione attori.

Atmosfere quasi fantastiche cariche di magia

Quasi all’esordio lo sconosciuto Filippo Scotti, vincitore a Venezia del Marcello Mastroianni all’attore emergente, offre una prova di straordinaria intensità come alter ego del regista nel ruolo centrale di Fabietto, mentre un grande Toni Servillo, che al Lido era presente anche in altri due ottimi film come Ariaferma di Leonardo Di Costanzo e Qui rido io di Mario Martone, indossa i panni del padre Saverio, regalandoci una prova davvero esilarante ricca di quella scanzonata simpatia tipicamente napoletana.

Filippo Scotti e Toni Servillo sono Fabietto e suo padre Saverio

Come la vita sa intrecciare gioia e dolore così È stata la mano di Dio si popola di personaggi e battute memorabili che provocano risate, ma sa indurre anche commozione per la rassegnazione imposta dalla tragedia, facendo affiorare l’inesorabile malinconia che accompagna il passare del tempo. La sincerità di Sorrentino, nel mettersi coraggiosamente a nudo come mai prima d’ora, riesce a rappresentare il senso di perdita senza risarcimento proprio del lutto in modo davvero universale.

Gioie e dolori indissolubilmente intrecciate

Citando la risposta di Maradona alle contestazioni in moviola per cui avrebbe fatto un goal di mano, il titolo del film assume qui un significato più ampio perché proprio andare allo stadio a vedere il Napoli ha salvato un Paolo Sorrentino adolescente dalla morte. L’affiatato gruppo di splendidi attori comprende presenze importanti anche nei ruoli minori, da Massimiliano Gallo a Lino Musella, con Teresa Saponangelo nei panni della madre e una sensuale Luisa Ranieri nel ruolo di zia Patrizia.

Un grande cast con Teresa Saponangelo e Luisa Ranieri, la madre Maria e zia Patrizia

Il finale diluito in un eccesso di metafore è forse l’unico punto debole di un film emozionante che è anche omaggio al Cinema come strumento di salvezza e rifugio nei momenti più bui, esplicato da battute destinate a restare nella memoria collettiva come quel ‘la realtà è scadente!‘ pronunciata dal protagonista. Il ritratto di un momento particolare in una città particolare, dove fede e superstizione si intrecciano in modo indissolubile, anche trasformando il pibe de oro in oggetto di venerazione.

Paolo Sorrentino al lavoro sul set del film

Gran Premio della Giuria a Venezia78, È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino è candidato agli European Film Award come miglior film, regia e sceneggiatura, ma è stato anche selezionato per rappresentare l’Italia agli Oscar. Augurandogli la miglior fortuna possibile, in cuor mio ha già vinto.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. L’esultanza di una città intera per le imprese di Maradona
  3. Atmosfere quasi fantastiche cariche di magia
  4. Filippo Scotti e Toni Servillo sono Fabietto e suo padre Saverio
  5. Gioie e dolori indissolubilmente intrecciate
  6. Un grande cast con Teresa Saponangelo e Luisa Ranieri, la madre Maria e zia Patrizia
  7. Paolo Sorrentino al lavoro sul set del film
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    © 2021 Netflix

IN COPERTINA

Uno straordinario Filippo Scotti è Fabietto
© 2021 Netflix

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: È stata la mano di Dio
  • Regia: Paolo Sorrentino
  • Con: Filippo Scotti, Toni Servillo, Teresa Saponangelo, Marlon Joubert, Luisa Ranieri, Renato Carpentieri, Massimiliano Gallo, Betty Pedrazzi, Biagio Manna, Ciro Capano, Enzo Decaro, Lino Musella, Sofya Gershevich, Birte Berg, Alessandro Bressanello, Cherish Gaines, Lubomir Misak, Roberto Oliveri, Alfonso Perugini, Dora Romano
  • Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
  • Fotografia: Daria D’Antonio
  • Musica: Lele Marchitelli
  • Montaggio: Cristiano Travaglioli
  • Scenografia: Carmine Guarino
  • Costumi: Mariano Tufano
  • Produzione: Lorenzo Mieli e Paolo Sorrentino per The Apartment
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Italia
  • Durata: 130′ minuti