È evidenza indiscutibile il fatto che i film abbiano bisogno anche di riscontro economico, al di là del valore artistico, necessario a compensare i costi elevati per metterne in piedi la produzione, soprattutto quando il progetto prevede di portare sullo schermo qualcosa di magico molto distante dalla realtà.
Un’esigenza diventata fin troppo chiara nel corso del tempo a un cineasta di talento come Ridley Scott, che da anni ormai sforna giganteschi blockbuster privi della potenza creativa degli esordi, nonostante un’incontestabile alta qualità visiva; persino Il gladiatore, che personalmente ritengo un romanzone imbarazzante, è arricchito nella parte iniziale da sequenze di guerra corpo a corpo davvero straordinarie.

Il regista inglese dopo l’esordio con I duellanti e il grande successo di Alien, imprescindibile nel suo fondere fantascienza e horror, realizza quello che resta il suo capolavoro: Blade Runner. Tratto da un racconto di Philip K. Dick, a causa di travagliate controversie esistono tre diverse versioni del film, dalla prima pesantemente rimaneggiata dai produttori alla definitiva Final cut, e lo stesso è capitato poi a Legend, il progetto successivo, liquidato ingiustamente dalla critica troppo frettolosamente.

Fiaba inconsueta con rimandi estetici alla pittura dei Preraffaelliti, prodotto nel Regno Unito da Arnon Milchan, Legend all’esordio sugli schermi europei distribuito da 20th Century Fox ottenne incassi modesti, così la Universal per distribuirlo negli USA ne rimaneggiò il montaggio e sostituì la colonna sonora sinfonica di Jerry Goldsmith con la musica elettronica di Eric Allaman dei Tangerine Dream, creando una versione nettamente diversa e peggiorativa del risultato finale.

L’insuccesso commerciale fu notevole a causa dell’aumento dei costi di produzione, dovuto anche a un incendio nei Pinewood Studios di Londra che distrusse la foresta incantata del film. Bisogna però riconoscere i difetti di un montaggio troppo rapido che in alcuni momenti rende i passaggi narrativi di non facile comprensione e adesso che Ridley Scott ha reso disponibile il suo Director’s cut [la terza versione, ‘nascosta’ negli extra del blue-ray] questa criticità della prima edizione è ancora più palese.

Le major americane sono solite decidere il destino di un film in base al gradimento in proiezioni di prova, con pubblico scelto cui attribuire valore di oracolo infallibile, e così Legend fu tagliato dei circa venti minuti finalmente visibili nella Director’s cut; più o meno la stessa durata tolta da Stanley Kubrick al suo Shining uscito negli Stati Uniti, un alleggerimento in questo caso voluto dall’autore che ha reso migliore – ora che ci è possibile il confronto – la versione ridotta che circola in Europa.

Destino contrario ha avuto Legend, un’opera già di per sé sfuggente a codici definiti, che da questi tagli è stata fortemente penalizzata, perdendo poesia e sfumature nel ritratto dei personaggi venute così meno; la sfera per misurare il tempo, il pericoloso impaccio di Jack nell’affrontare la terribile Meg Tuttossa, ma anche il confronto tra la principessa Lili e il malvagio Tenebra, oltre allo scontro finale più articolato e comprensibile, sono tutti piccoli dettagli che arricchiscono e amplificano il fascino del film.

Con le scenografie di Assheton Gorton – già al lavoro con Michelangelo Antonioni in Blow-up – e la fotografia di Alex Thomson – autore di tante magiche visioni, da Excalibur di John Boorman a Labyrinth di Jim Henson – Legend è un’opera di eccezionale impatto visivo. Il cast guidato dal giovane Tom Cruise, in cui spiccano il Gump dello straordinario David Bennent e la potenza di Tim Curry nel ruolo di Tenebra, nonostante l’invasivo trucco prostetico di Rob Bottin, offre valide interpretazioni.

E proprio il trucco che ha creato l’iconico demone scarlatto ha ricevuto l’unica candidatura all’Oscar assegnata a Legend, un gioiello passato ingiustamente inosservato all’uscita sugli schermi che negli anni è diventato oggetto di culto per molti appassionati. Una magica visione da vedere e rivedere, preferibilmente nell’ultima versione più lunga Director’s cut.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Ridley Scott sul set di Blade Runner con i suoi attori Harrison Ford e Rutger Hauer
  2. Locandina originale di Legend
  3. Mia Sara è la principessa Lili, nella foresta con Jack inconsapevole esca di purezza per gli unicorni
  4. I folletti al servizio del Male / Oscure presenze degli inferi / Tom Cruise è Jack
  5. David Bennent è Gump / L’oscurità corrompe l’innocenza / Cork Hubbert è Brown Tom
  6. Pericolose titubanze davanti agli artigli di Meg Tuttossa / Prigionieri nelle segrete / Regina del Male
  7. Un magnetico Tim Curry è Tenebra / La possanza del diavolo / Gump in azione

© 1985 Legend Production Company / Embassy International Pictures

IN COPERTINA
La principessa Lili e l’unicorno
© 1985 Legend Production Company / Embassy International Pictures

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Legend
  • Regia: Ridley Scott
  • Con: Tom Cruise, Mia Sara, Tim Curry, David Bennent, Alice Playten, Billy Barty, Cork Hubbert, Peter O'Farrell, Kiran Shah, Annabelle Lanyon, Robert Picardo, Tina Martin, Ian Longmur, Michael Crane, Liz Gilbert, Eddie Powell, Ian Stewart, Jeff Davies, Sally Dewhurst, Jane Devonshire, Amanda Rose, Joey Baxter, Sharon Brown, Nicky Dewhurst, Debbie Greenwell, Helene Holland, Anna Kipling, Samantha Newbury, Belinda Payne, Gabriel Piatrowski, Jerome Sax
  • Sceneggiatura: William Hjortsberg
  • Fotografia: Alex Thomson
  • Musica: Jerry Goldsmith
                  [edizione europea / Director’s cut]
                  Tangerine Dream [edizione americana]
  • Montaggio: Terry Rawlings
  • Scenografia: Assheton Gorton
  • Costumi: Charles Knode
  • Produzione: Arnon Milchan in coproduzione con Tim Hampton e in associazione con Joseph P. Grace per Legend Production Company e Embassy International Pictures
  • Genere: Fiabesco
  • Origine: Regno Unito, 1985
  • Durata: 94' minuti [edizione europea]
                 89' minuti [edizione americana]
               113' minuti [Director’s cut]

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