Ultimi giorni per visitare, al Palazzo del Governatore di Parma, la mostra celebrativa del cinquantesimo compleanno del film Novecento di Bernardo Bertolucci. Un modo scenografico che, anche attraverso i soggetti dei quadri esposti, celebra un’opera capace di segnare profondamente la storia del cinema moderno e, ancora oggi, rappresenta una chiave di lettura universale della storia sociale, politica e culturale del nostro Paese. Un evento espositivo che permette di affrontare, in modo originale, anche una riflessione sul Novecento come secolo: il socialismo, il fascismo, la Resistenza e il sogno di un futuro diverso nato da questa, che ha nutrito la generazione di Bertolucci e il lungo Sessantotto. Il periodo storico in cui il mondo della civiltà contadina, vecchio di diecimila anni, vide in Occidente la sua fine tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, appena in tempo per essere immortalato da Bertolucci.

La rassegna è anche un tributo al territorio, al genius loci di Parma e della sua provincia, terra natale di una famiglia non comune: da San Prospero Parmense, che aveva dato i natali al padre di Bernardo, Attilio, poeta e intellettuale del nostro Novecento, al Convitto nazionale Maria Luigia, dove Attilio incontrò un altro futuro artista capitale, Cesare Zavattini, fino ai luoghi del centro di Parma – inclusi il Liceo classico Romagnosi e l’Università – che coronarono l’unione con la moglie Ninetta Giovanardi, mamma di Bernardo.

Il film, presentato per la prima volta al 29° Festival di Cannes – 21 maggio del 1976 – e in sala dal settembre successivo, fin da subito, assunse la veste di “classico contemporaneo” e, per questo, oggetto di polemiche, dibattiti, interpretazioni, dispute che ne fecero, non solo in Italia, una delle opere maggiormente discusse degli anni Settanta, decennio questo, che, insieme al racconto sul film, è entrato nella narrazione della mostra per attraversare la febbrile atmosfera intellettuale del periodo e tutte le utopie del secolo breve.

Tra le pellicole più lunghe di sempre (317′ minuti nella sua versione originale), racconta mezzo secolo di storia italiana attraverso i destini paralleli di Olmo Dalcò e Alfredo Berlinghieri, da quella mattina dell’anno 1900 – in cui il bastardo del clan dei mezzadri e il rampollo del padrone nascono nella stessa corte della Bassa Padana, regione natale del regista – fino al 25 aprile 1945, giorno della Liberazione. Straordinari cast e troupe: Robert De Niro, Gérard Depardieu, Alida Valli, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Burt Lancaster, Donald Sutherland, Laura Betti, Stefania Casini e Sterling Hayden i più famosi. E ancora, il direttore della fotografia, Vittorio Storaro; la colonna sonora di Ennio Morricone, il montaggio di Kim Arcalli.
Tutte figure ricordate in mostra da fotografie scattate durante la lavorazione, testimonianze video, appunti e scritti di Bertolucci, insieme alla sceneggiatura originale.

La vastissima esposizione, curata da Gabriele Pedullà, si sviluppa in venticinque stanze ed è suddivisa in quattro macro-sezioni:
- il contesto:
gli anni Settanta e l’Emilia dei Bertolucci, con manifesti originali, prime edizioni di libri e dischi storici, fotografie, giornali, poster delle grandi battaglie di un’epoca mossa dal gigantismo, accanto a memorie e reperti privati, intimi, della famiglia Bertolucci e della loro terra natale; - le riprese:
con video inediti, materiali di scena, mappe a illustrare la vita inimitabile di una troupe che lavora insieme per un anno intero, inclusa la “mitica” partita di calcio giocata a Parma il 16 marzo del 1975, che oppose la squadra di Salò e le centoventi giornate di Sodoma, diretto da Pier Paolo Pasolini, a quella di Novecento - il film:
restituito attraverso un dialogo innovativo tra significative opere d’arte (Pellizza da Volpedo, Covili, Butti e altri) e installazioni, al fine di raccontare anche il seminale intreccio “a spirale” tra tempo ciclico e tempo lineare elaborato da Bertolucci nella pellicola. Nelle campagne niente pare irreversibile: a una alternanza stagionale ne segue, inevitabilmente, un’altra, ed è per questo che si può parlare di tempo ciclico. Accanto a questo tempo ciclico in Novecento si affaccia anche il tempo lineare della grande Storia, che irrompe nella pellicola prima sotto forma delle nuove macchine agricole, poi degli scioperi e del socialismo, poi ancora della Grande guerra e infine del fascismo - la ricezione:
inaugurata dal vero e proprio “trionfo” pittorico della mostra sotto il segno delle bandiere rosse – con alcuni dei maggiori artisti del Novecento italiano – e seguita poi dalla vivace, accesa, appassionata critica mondiale “pro o contro” il film Novecento.

Una mostra che ogni spettatore ha modo di leggere secondo la propria sensibilità, ma anche di essere guidato nella genesi del film e nella sua eredità artistica, attraverso materiali inediti, con centinaia di foto mai viste e materiali di lavoro, testimonianze d’epoca e capolavori pittorici, tra cui opere di Lucio Fontana, Mario Schifano, Franco Mulas, Renato Guttuso, Salvo, Franco Angeli, Giulio Turcato, Alighiero Boetti. Tutti riuniti in una sola sala, insieme, a ricordare la bandiera rossa della scena finale: la più grande bandiera rossa che si sia mai vista in un film, composta con dozzine di drappi e vessilli più piccoli e dalle sfumature più varie.

Un capitolo a sé è dedicato alle dimore dei Bertolucci presso Baccanelli, dove Bernardo ha trascorso la sua infanzia, e presso Casarola, dove si trova la casa di famiglia, di proprietà della Fondazione Bernardo Bertolucci e parte di un parco letterario consacrato ai legami d’arte, oltre che di sangue, di una gens fondamentale per le sorti delle arti italiane del Ventesimo secolo. Luoghi e paesaggi sostrato per l’invenzione di un film epico sul mondo contadino quale è Novecento, rappresentato iconicamente nei titoli di testa dal dipinto Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, artista che apre la mostra.

Il catalogo, di Electa editore, riunisce storici, narratori, poeti, filosofi, registi per raccontare in maniera unica, inaspettata, il film e i suoi primi cinquant’anni di vita.