«Se dunque il presente, per essere tempo, deve tradursi in passato, come possiamo dire anche di esso che esiste, se la ragione per cui esiste è che non esisterà? Quindi non possiamo parlare con verità di esistenza del tempo, se non in quanto tende a non esistere.»
                                                                                                            S. Agostino, Le Confessioni, XI, 14, 17.

L’essenza del tempo al Cinema sono solo quei pochi secondi che dura un’inquadratura.
                                                                                                                           Bernardo Bertolucci

Il tempo non esiste secondo Sant’Agostino, è solo una dimensione dell’anima che ne fa esperienza quando ricorda il passato, percepisce il presente o vive nell’attesa del futuro; una riflessione che ben si sposa con Novecento di Bernardo Bertolucci, che il 16 aprile torna nelle sale italiane restaurato in 4K e distribuito dalla Cineteca di Bologna; alta definizione digitale per riscoprirne tutta la bellezza offuscata dalla polvere del tempo.
Un’opera sul tempo per stessa ammissione dell’autore, che attraverso le vite parallele di due bambini – poi ragazzi e infine uomini – nati lo stesso giorno come parti contrapposte di un unico essere, tenta di riappropriarsi di quella memoria del mondo contadino vissuto nell’infanzia dal cineasta parmense, cercando di abbattere tutti i filtri letterari che hanno condizionato lo sguardo del bambino di allora, mai davvero innocente per l’impossibilità a rendersi immune dall’attività poetica del padre Attilio.
Un passato personale rielaborato che diventa collettivo, quando le vicende di Alfredo Berlinghieri e Olmo Dalcò – rispettivamente figlio dei proprietari del cascinale e di paesani che vi lavorano – incarnano una ricostruzione ideologica della Storia d’Italia, da inizio Novecento alla fine della seconda guerra mondiale, con lo scontro tra i contadini in miseria uniti nella nascente Lega Socialista Rivoluzionaria e il potere fascista in ascesa, strumento di difesa del capitale al servizio dei padroni, con la complicità della Chiesa che temeva l’affermazione popolare di un comunismo senza Dio.

Racconto epico strutturato sul succedersi delle stagioni che scandiscono la vita contadina, qui caricate di valore metaforico – con l’estate nella spensierata luminosità dell’infanzia, l’autunno con la caduta dell’innocenza all’ingresso dell’età adulta, l’inverno cupo della violenta dittatura fascista e la primavera di speranza per la rinascita democratica della Liberazione – Novecento è uno di quei progetti a lungo meditati, frutto di una lunga gestazione già in fase di scrittura, cui con fatica l’autore è riuscito a porre fine dopo un’interminabile lavorazione durata undici mesi di riprese.

Da una sceneggiatura scritta dallo stesso Bernardo col fratello Giuseppe e firmata anche da Franco ‘Kim’ Arcalli autore del montaggio, prodotto da Alberto Grimaldi in una coproduzione italo-franco-tedesca con il coinvolgimento di 20th Century Fox e Paramount Pictures, Novecento segue il successo planetario di Ultimo tango a Parigi che ha dato al regista il credito per realizzare un progetto così imponente. In piena Guerra Fredda poi le major furono interdette dalle bandiere rosse nel film e tagliarono l’edizione finale, già uscita con successo in Italia divisa in due atti, decretandone il fallimento economico negli USA; analoga sorte spetterà pochi anni dopo, con risultati disastrosi, anche a C’era una volta in America di Sergio Leone.

Affresco storico che abbraccia tre generazioni, Novecento vanta attori di prima grandezza: Burt Lancaster – di nuovo in Italia tredici anni dopo Il gattopardo di Luchino Visconti – e Sterling Hayden sono i nonni Berlinghieri e Dalcò, Romolo Valli è il padre di Alfredo – quello di Olmo è noto solo alla Rosina, sua madre – mentre Robert De Niro e Gérard Depardieu sono Alfredo e Olmo adulti. Completano il cast internazionale Donald Sutherland – di lì a poco Casanova per Federico Fellini – nel ruolo del sadico fattore fascista Attila e Laura Betti in quello della sua compagna Regina, Stefania Sandrelli e Dominique Sanda – Anita e Ada, mogli dei due protagonisti – ancora insieme dirette da Bernardo Bertolucci dopo Il conformista, la diva del muto Francesca Bertini è la zia suor Desolata e Alida Valli la signora Pioppi.

L’inizio della storia con il gobbo Rigoletto Dalcò ubriaco che piange la morte di Giuseppe Verdi palesa l’aspirazione al melodramma di Novecento, girato nei luoghi verdiani vicino a Busseto, e costruito su contrapposizioni formali – ma anche ideali e narrative – apparentemente inconciliabili. Nella scelta di assemblare un gruppo di attori così eterogeneo, l’introspezione esasperata di De Niro che costruisce il personaggio scavando in ogni dettaglio convive con la selvaggia istintualità di Gérard Depardieu; nell’esigenza di avvicinare la grandiosità di Hollywood al linguaggio documentario, Bertolucci utilizza gru e carrelli che danno ampio respiro al racconto, insieme alla macchina da presa a spalla che cattura la verità sui volti contadini cui il film è dedicato fin dai titoli di testa.

Premeditazione e casualità si fondono nel Cinema di Bernardo Bertolucci, pronto ad accogliere idee e improvvisazioni estranee al testo, ma anche a usare l’imponderabile a proprio vantaggio come occasione per dare una scintilla di vita in più alla finzione. Apporti decisivi come la fotografia di Vittorio Storaro, che cita la tradizione pittorica italiana da Caravaggio in poi, o la colonna sonora di Ennio Morricone contribuiscono alla creazione di un’opera dichiaratamente politica, che nella messa in scena utopica e rituale del processo al padrone arrivò a preoccupare i vertici del PCI, anche trent’anni dopo la fine della guerra.

Novecento esprime la contrapposizione storica tra classi che ancora nutre il fossato sotterraneo – forse più sentimentale che ideologico, oggi che il consumismo ha livellato la società – che continua a dividere il popolo italiano ostacolando un sentimento vero di coesione nazionale; un titolo fondamentale per la storia del cinema italiano, da scoprire o riscoprire.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana dell’edizione restaurata
  2. Il cascinale della famiglia Berlinghieri / Il piccolo Olmo sulla tavola dei paesani / Bernardo Bertolucci sul set con i suoi attori
  3. Roberto Maccanti è Olmo bambino / Amici sodali di gioventù / Robert De Niro, un maturo Alfredo sotto il trucco di Giannetto De Rossi
  4. Romolo Valli è Giovanni Berlinghieri, padre di Alfredo / Bandiere rosse in lotta / Il duro lavoro nei campi
  5. Burt Lancaster è il patriarca Alfredo Berlinghieri / Sterling Hayden è il vecchio Leo Dalcò / Dominique Sanda è Ada
  6. Un’amicizia che è quasi amore / Gérard Depardieu è Olmo Dalcò / Stefania Sandrelli è Anita
  7. Laura Betti è Regina / Festa paesana / Donald Sutherland è Attila, incarnazione della violenza fascista

© 1976 PEA - Produzioni Europee Associate (Roma)

IN COPERTINA
Locandina della versione restaurata / Robert De Niro e Gérard Depardieu sono Alfredo e Olmo adulti
© 1976 PEA - Produzioni Europee Associate (Roma)

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Novecento
  • Regia: Bernardo Bertolucci
  • Con: Robert De Niro, Gérard Depardieu, Dominique Sanda, Francesca Bertini, Laura Betti, Werner Bruhns, Stefania Casini, Sterling Hayden, Anna Henkel, Ellen Schwiers, Alida Valli, Romolo Valli, Stefania Sandrelli, Donald Sutherland, Burt Lancaster, Bianca Magliacca, Giacomo Rizzo, Pippo Campanini, Paolo Pavesi, Roberto Maccanti, Antonio Piovanelli, Paolo Branco, Liù Bosisio, Maria Monti, Anna Maria Gherardi, Demesio Lusardi, Pietro Longari Ponzoni, Angelo Pellegrino, José Quaglio, Clara Colosimo, Mario Meniconi, Carlotta Barilli, Odoardo Dall’Aglio, Piero Vida, Vittorio Fanfoni, Alessandro Bosio, Sergio Serafini, Patrizia De Clara, Edda Ferronao, Winni Riva, Fabio Garriba, Nazzareno Natale, Katerina Kosak
  • Soggetto e Sceneggiatura: Franco Arcalli, Giuseppe Bertolucci, Bernardo Bertolucci
  • Fotografia: Vittorio Storaro
  • Musica: Ennio Morricone
  • Montaggio: Franco Arcalli
  • Scene: Ezio Frigerio
  • Ambientazione: Maria Paola Maino
  • Scenografia: Gianni Quaranta
  • Arredamento: Gianni Silvestri
  • Costumi: Gitt Magrini
  • Produzione: Alberto Grimaldi per PEA - Produzioni Europee Associate (Roma) con Les Productions Artistes Associes S.A. (Parigi) e Artemis Film Gmbh (Berlino)
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Italia / Francia / Germania, 1976
  • Durata: 317' minuti