
Deliziosa commedia, parodia degli eccessi con cui la massa abusa delle tecnologie – anche se almeno col multiverso la maggioranza non ha aderito alla creazione di un avatar personale che si muovesse in un mondo artificiale parallelo, decretando presto la fine di quel progetto perverso ancora prima di un vero inizio – Un mondo meraviglioso segna l’esordio nel lungometraggio del cineasta parigino Giulio Callegari.
In un futuro non troppo lontano la società ha sempre più delegato ai robot la gestione di tutta una serie di attività umane, dall’assistenza sanitaria negli ospedali ai ruoli da impiegati in enti pubblici fino all’insegnamento scolastico, ed è ormai fin troppo comune incontrare in strada esseri meccanici che guidano per mano umani con addosso visori di realtà virtuale. In questo scenario si muove Max, un’insegnante disoccupata che vive di espedienti con la complicità della figlia Paula di nove anni, un modo per stare ostinatamente fuori dalle regole in una sorta di battaglia etica, il rifiuto a conformarsi e integrarsi in un Sistema che ritiene sempre più disumanizzante. Un giorno madre e figlia si introducono in una residenza per anziani fingendo la visita a un degente e ne rapiscono il robot che lo assiste, un modello T-0 un po’ antiquato con protocollo assistenziale, che si fa chiamare Théo. L’intento è venderlo per realizzare un guadagno, ma il ricettatore, dopo aver rimosso il dispositivo di localizzazione, si rifiuta di prenderlo perché ne ha già altri invenduti e lamenta l’assenza di spazio per tenerlo in deposito. Paula, che lo percepisce come un giocattolo, è molto felice di questo ‘contrattempo’ perché aveva già tentato di convincere la madre a tenerlo per sé, Max sarà costretta a interagire, per la prima volta, in modo prolungato e reiterato, con uno degli automi che rifiuta nel modo più assoluto.

Ispirandosi a classici del passato, tra cui Gloria di John Cassavetes per il ritratto della donna in fuga e Paper Moon di Peter Bogdanovich per la complicità truffaldina tra genitore e figlia, Giulio Callegari ha strutturato la storia organizzandola sui contrasti comici tra un personaggio ribelle e fuori dagli schemi come Max e la programmazione di Théo improntata al rispetto di ogni regola, pedissequamente senza deroghe. …salvo apprendere qualche ‘lezione’ fuori norma dalla sua compagna umana di avventure.

Nel ruolo di Max una commediante di razza come Blanche Gardin, che in Italia abbiamo avuto modo di apprezzare anche in Imprevisti digitali della coppia Benoît Delépine & Gustave Kervern, affiancata alla giovanissima Laly Mercier nei panni di Paula, mentre nel costume del robot T-0 Théo si avvicendavano Angélique Flaugère e Lucie Guien, scelte per la corporatura mingherlina che ben si adattava al personaggio; sul set molti passanti si chiedevano se fosse un vero automa, a conferma di un’estetica molto azzeccata.

Costruita su una predominanza cromatica tra i blu e i grigi, grazie alla complicità della scenografa Anne-Sophie Delseries e della costumista Anne-Sophie Gledhill, insieme al direttore della fotografia Aurélien Marra, l’estetica delle immagini è improntata a evocare atmosfere tipiche di tanta fantascienza, mentre il film sceglie un’ambientazione a basso contenuto tecnologico, proprio per rappresentare un’epoca che in fondo è già qui, con piccoli tocchi qua e là a suggerire un mondo diverso sempre attuale.

Un mondo meraviglioso di Giulio Callegari è una commedia estremamente divertente, che ironizza su un delegare troppo alla tecnologia a scapito dell’umanità. Sarà nelle sale italiane il 10 settembre distribuito da Wanted Cinema.