Benoit Delépine e Gustave Kervern, collaudata coppia di registi al nono progetto realizzato insieme, hanno sempre colto la scintilla creativa per tutti i loro film da spunti quotidiani di vita comune, non sfugge a questa regola la loro ultima creazione Imprevisti digitali, anche se la sceneggiatura questa volta è firmata da Cécile Rodolakis.
Il film racconta le disavventure tragicomiche di Marie, Bertrand e Christine, tre persone che si sono conosciute e hanno fatto amicizia prendendo parte alle dimostrazioni di piazza dei Gilet Gialli, tre individui inadeguati a convivere con la moderna tecnologia che si fa via via sempre più invadente anche nella vita privata di ogni cittadino in ogni società del globo.
I tre amici sono gente comune con limitate possibilità finanziarie, preda come tutti di promozioni con vendita rateale a tasso zero, assediati dall’insistenza di operatori telefonici scatenati per vendere tutto ciò che è possibile e il suo contrario, smarriti nei labirinti di alberi vocali in cui è difficile trovare la strada per parlare con una persona umana, ma soprattutto hanno in comune un problema di difficile soluzione nella realtà digitale di oggi: per motivi diversi tutti e tre devono cancellare o modificare qualcosa di molto personale che, finito da qualche parte nella rete, di fatto ormai non gli appartiene più. Realtà come Google o Facebook, pur così presenti nella quotidiana contemporaneità, capaci di condizionare in concreto la vita di ognuno, diventano improvvisamente entità inaccessibili quasi astratte, quando il singolo ha esigenza di contatto diretto per ottenere variazioni o rimozione dei propri dati. In un mondo a corto di valori morali, Dio è un pirata informatico che vive all’interno di una pala eolica e a lui dovranno rivolgere le loro suppliche di soccorso i nostri tre protagonisti.

Noti per l’ironia irriverente dei loro film, Delépine & Kervern con Imprevisti digitali pongono l’accento sulla disgregazione sociale di oggi, che toglie unità e – di conseguenza – grinta a ogni contestazione, inibendo una socializzazione che restituisca il senso della comunità; i personaggi sono vicini di casa che non si erano mai parlati. Non sempre però le situazioni sono comiche, il taglio di servizi ad esempio, tesi a ottimizzare profitti e mai attenti alle esigenze collettive, non possono indurre ilarità.

Imprevisti digitali mostra pratiche surreali con cui ci confrontiamo tutti i giorni, in un mondo reale sempre più condizionato da quello virtuale della rete, in cui verità e bugie hanno la stessa dignità rendendo difficile distinguerle. L’indiano in grado di procurare follower o like in gran quantità per dare così valore economico a profili social o il gradimento espresso in stelle a cui ogni servizio o persona è sottoposto, perennemente sotto esame, sono consolidate storture ormai di uso comune.

Confusi e depressi i tre protagonisti fanno della loro stupidità un tratto distintivo, forse per incarnare la complicità più o meno consapevole con i colossi digitali che in questa battaglia finiscono per essere il nemico. A questo proposito è estremamente interessante vedere il documentario The social dilemma di Jeff Orlowski, in cui gli stessi ingegneri informatici che hanno creato gli strumenti dei social network mettono in guardia dalle loro creazioni, capaci di evolvere in modi imprevisti.

La dittatura dell’algoritmo si sta sempre più consolidando, complici le aziende impegnate ad affidare sempre più mansioni a quella che comunemente chiamiamo ‘intelligenza artificiale’ riducendo in modo sensibile i posti di lavoro; una nuova rivoluzione industriale, forse inarrestabile, è già innescata e la disoccupazione è destinata a salire in modo esponenziale, non a caso il film mette in parallelo il lavoro umano con il dodo, uccello gigante delle Mauritius estinto con l’arrivo dei coloni sulle isole.

Perentorio, il titolo originale Effacer l’historique [cancella la cronologia] è un’intimazione calzante. Uscito il 15 ottobre nei cinema italiani distribuito da Officine Ubu, Imprevisti digitali di Benoit Delépine e Gustave Kervern, dopo l’Orso d’Argento speciale della 70ª Berlinale, ha vinto la Foglia d’Oro del 12° France Odeon e sarà di nuovo nel circuito alla riapertura delle sale.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. I tre protagonisti in ‘missione’ in cerca di Dio
  3. Gustave Kervern & Benoit Delépine maestri d’ironia irriverente
  4. Distorsioni contemporanee, tra bisogno di ‘stelle’ di gradimento e abuso di realtà virtuale
  5. Il grido e la lotta come antidoto alla frustrazione di essere sempre perdenti
  6. Il dodo estinto come inutile monito all’umanità e le trappole digitali

© 2020 Les Film du Worso / No Money Productions / France 3 Cinéma / Scope Pictures

IN COPERTINA
Christine, Bertrand e Marie sulla locandina italiana del film
[particolare]
© 2020 Les Film du Worso / No Money Productions / France 3 Cinéma / Scope Pictures

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Effacer l’historique
  • Regia: Benoit Delépine & Gustave Kervern
  • Con: Blanche Gardin, Denis Podalydès, Corinne Masiero, Vincent Lacoste, Benoît Poelvoorde, Bouli Lanners, Vincent Dedienne, Philippe Rebbot, Michel Houellebecq, Clémentine Peyricot, Lucas Mondher
  • Sceneggiatura: Cécile Rodolakis
  • Fotografia: Hugues Poulain
  • Montaggio: Stéphane Elmadjian
  • Scenografia: Madphil
  • Costumi: Agnès Noden
  • Produzione: Sylvie Pialat, Benoît Quainon, Benoît Delépine e Gustave Kervern in coproduzione con Geneviève Lemal per Les Film du Worso e No Money Productions in coproduzione con France 3 Cinéma, Scope Pictures e Pictanovo con il sostegno di Région Hauts-de-France con la partecipazione di Canal+, Ciné+ e France Télévisions in associazione con La Banque Postale Image 13, Cofinova 16, Cinécap 3, Cofimage 31, Cinémage 14, Cinéventure 5, Indéfilms 8, Sofitvcine 7 e Palatine Étoile 17
  • Genere: Commedia
  • Origine: Francia / Belgio, 2020
  • Durata: 105′ minuti