
«Ho sempre pensato e constatato che i luoghi di ricordi, quando vengono sollecitati da presenze amiche, si risvegliano ed emanano come un sospiro. Questo avviene soprattutto per ambienti un po’ isolati e dimenticati perché conservano qualcosa della personalità di chi li ha occupati. Il pellegrinaggio che i curatori delle sale Severini hanno voluto compiere sulle tracce di mio padre, per la guida curata da Daniela Fonti, ha permesso di recuperare, con tenacia e un po’ di fortuna, tasselli di memoria giunti dai vecchi abitanti, anche sollecitati dai loro nipoti e pronipoti.
Si sono potute ricostruire le parti mancanti dei percorsi di vita di mio padre, sia i primi, dalla nascita e adolescenza, forse i più difficili man mano che le persone coeve di quell’epoca sparivano, sia quelli più recenti, che comprendono i periodi estivi dei suoi ultimi anni. Mi sono riconosciuta in questa caccia perché, quando ne ho avuto il tempo, ho sempre amato ritrovare e appropriarmi dei luoghi di cui sentivo parlare in famiglia senza mai approfondire. Quando vi fu l’opportunità di parlarne più dettagliatamente, mio padre, ancora presente, era già anziano e stanco, e in fondo il suo cenacolo al bar Signorelli gli dava ogni soddisfazione. Malgrado questo, non potendo, non sapendo stare senza programmare qualche lavoro da sviluppare poi nel suo studio parigino, i cortonesi amici – ed erano tanti – lo aiutarono a trovare un locale, del quale si è rinvenuta traccia. Qui ha potuto elaborare e anche costruire delle ultime e curiose opere molto moderne, che danno prova della sua vitalità che vinceva sulla stanchezza.
Ringrazio le persone che hanno permesso questo arricchimento di conoscenze nell’amata città nativa di mio padre, dalla quale si è sentito riabbracciato. E ringrazio Daniela Fonti che, insieme ad Andrea Mandara, si è appassionata nell’annodare in un racconto, condotto sul filo della grafica sapiente di Francesca Pavese, tutti gli elementi che rinviano a una commovente ricostruzione delle ultime estati di una vita così varia e sorprendente.»

Così scrive Romana Severini Brunori, all’inizio di “La mia Cortona: la città di Gino Severini” un prezioso volumetto (Moebius Editore) curato da Daniela Fonti che prende per mano, e accompagna, in un itinerario nella città natale del grande artista, riannodando i fili della sua presenza tra luoghi, opere e ricordi.
Insieme alla guida – arricchita con una grafica accattivante, mappe e un ricchissimo apparato di foto attuali e d’epoca – una raffinata segnaletica urbana per offrire, al percorso di valorizzazione, anche nuova comprensione dell’artista.
Chi visiterà la mostra Gino Severini. Modernità come dialogo non può rinunciare a seguire quell’itinerario dettagliato, con descrizioni storico artistiche, realizzato su iniziativa del Comune di Cortona con la collaborazione del MAEC e dell’Accademia Etrusca di Cortona con l’organizzazione di Villaggio Globale International.

In ottantotto pagine la proposta di sei tappe, attraverso la città lasciata dal futuro artista a sedici anni a seguito di “un infortunio scolastico”, ma che volle riabbracciare in età matura e in cui scelse di essere sepolto:
- 1) Le sale Severini al MAEC. Un maestro cortonese nel panorama europeo
- 2) Il Museo Diocesano e il Duomo
- 3) Il Mosaico di San Marco
- 4) La via Crucis
- 5) La Chiesa di San Nicolò
- 6) La Bottega, il Caffè Signorelli, il Cimitero della Misericordia.
Le puntuali descrizioni storico-artistiche delle opere e dei siti, evidenziati attraverso grandi lenti che aiutano il visitatore nel percorso, lasciano spazio – nei testi – a curiosità, note personali, pensieri, frequentazioni e abitudini raccolte da testimoni locali, rintracciate in materiali d’archivio o negli scritti dello stesso Severini, riannodate attraverso i ricordi della secondogenita Romana che ha ottenuto la cittadinanza onoraria cortonese e tanto sta facendo per contribuire alla ricostruzione del rapporto artistico, affettivo e identitario con la terra d’origine del padre.