
A sette anni dal bellissimo Un lungo viaggio nella notte il cineasta cinese Bi Gan torna sul grande schermo con il suo terzo lungometraggio Resurrection, una splendida visione complessa e stratificata che elude ogni catalogazione possibile, premiata con il Premio Speciale al 78° Festival di Cannes dove ha esordito in concorso.
“In un’epoca selvaggia e crudele, l’umanità scoprì che il segreto dell’immortalità è nell’assenza di sogni! Gli umani che non sognano sono come candele che non si consumano, continuando a vivere per sempre!” Con questa premessa inizia il flusso narrativo del film che attraverso un secolo intero di storia dell’umanità, senza tuttavia collocarsi in un momento storico definito, segue il percorso di un uomo che non vuole arrendersi a vivere senza sogni, morendo e rinascendo così ogni volta in una diversa identità, di epoca in epoca, attraversando il tempo.
Con uno stile raffinato e affascinante, fatto di immagini di una bellezza che lascia senza fiato, questo nuovo film di Bi Gan segue i percorsi esistenziali di un’anima che incarna lo spirito stesso del sogno per eccellenza, creato e poi sviluppato nel Novecento: il Cinema!
Ecco allora che le sei parti che costituiscono l’intero percorso narrativo del film, corrispondente ad altrettante vite incarnate del ‘delirante’ – come viene definito l’Essere protagonista, per l’attitudine al sogno che ostinatamente coltiva – sono raccontate con ritmi ed estetica visiva ogni volta diversa, con differenti formati dello schermo perfino, ripercorrendo l’evoluzione tecnica della Settima Arte, per cui il frammento iniziale è fatto di musica e didascalie tipiche del muto con un evidente rimando – anche scenografico – all’espressionismo tedesco degli anni venti del secolo scorso, in un sublime spettacolo che non è assolutamente sterile esercizio di stile.

Un poliedrico Jackson Yee – già protagonista del magnifico Better days di Derek Tsang e straordinario in Big world (Xiao xiao de wo) di Lina Yang, inedito in Italia, che con la sua interpretazione ha cambiato la percezione stessa della disabilità in Cina – con Resurrection si cimenta in cinque ruoli ben diversi, che definisce in modo particolare con mimetismo estremo cambiando postura, movimenti dei suoi personaggi, rendendosi irriconoscibile da un’incarnazione all’altra, in un gioco attoriale di alto livello.

Scritto dallo stesso Bi Gan, il film è frutto di un approccio personalissimo che il cineasta ha con la sua ispirazione, fatta di un accurato lavoro preliminare di costruzione per accumulo di ogni più piccolo dettaglio, prontamente gettato alle ortiche senza esitazioni se sul set il regista, girando, non trova alcuna emozione in quello che ha così strutturato con tanta fatica. Come lui stesso ha avuto occasione di ammettere “il processo dinamico del creare una storia è il nucleo della creazione, non lo scopo.”

Aiutato dal fatto di cambiare registro ogni volta da una ‘vita’ all’altra, il processo di lavorazione si è svolto in tre cicli distinti intervallati da lunghi periodi intermedi che hanno consentito a Bi Gan di poter ripensare ogni cosa, anche alla luce del necessario compromesso tra ciò che si era immaginato e ciò che si è realizzato sul piano tangibile. Questo genera intuizioni spesso difficilmente codificabili con la razionalità, che rappresentano però un valore aggiunto al vero e proprio ritratto spirituale che il film vuole rappresentare.

Questo inseguire i sogni come ragione di vita del ‘delirante’ protagonista, rivela in fondo la natura effimera di ogni cosa, perché questo intero mondo che ci ostiniamo a credere reale in verità è pura illusione; gli antichi iniziati lo sapevano bene. In questo ‘teatrino’ di percezioni ogni frammento del film è riconducibile a uno dei cinque sensi, strumenti con cui in queste vite si fa esperienza della materia, fino a un finale che chiudendo il cerchio in qualche modo trascende tutto, in un’astrazione di sublime eleganza.

Resurrection di Bi Gan sarà finalmente nelle sale italiane dal prossimo 23 aprile distribuito da I Wonder Pictures, se ne consiglia la visione su grande schermo per assaporare la magnificenza delle sue immagini. Semplicemente meraviglioso.