Dopo un film praticamente perfetto come il bellissimo L’ultima notte di Amore, il cineasta Andrea Di Stefano con Il Maestro cambia completamente atmosfera portando sullo schermo una storia originale scritta con Ludovica Rampoldi, un racconto di formazione con sfumature autobiografiche.
Estate 1979, il tredicenne Felice Milella è impegnato da anni, con duri allenamenti e regole ferree, nei tornei locali di tennis, allenato con fervente passione da un padre pronto a ogni sacrificio, per coltivare quel futuro da professionista che sogna per suo figlio. A questo scopo cancella anche le vacanze già fissate di tutta la famiglia, tra il malcontento di sua moglie e le proteste della figlia più grande, per impiegare ogni risorsa economica nel progetto. L’idea quasi ossessiva di coltivare un potenziale campione futuro, spinge il genitore a mettere un annuncio sul giornale: cerca un vero Maestro di tennis qualificato, che possa assicurare al ragazzino quel ‘salto’ ai tornei nazionali che lui – ingegnere gestionale della Sip, la compagnia telefonica statale – non ha le competenze tecniche per realizzare.
Così il padre di Felice ingaggia Raul Gatti, passata promessa del tennis professionista – che vanta addirittura un ottavo di finale negli internazionali d’Italia al Foro Italico – a cui affida suo figlio, il denaro per le spese della trasferta e un fitto calendario di appuntamenti agonistici in vari tornei a giro per l’Italia. Due estranei: il ragazzino che si affaccia all’adolescenza schiacciato dalle aspettative paterne, tutto proteso al fulgido futuro, e l’adulto che su molti fronti non ha ancora fatto i conti con i suoi fallimenti, così vincolato a un doloroso passato; insieme dovranno trovare sistema e strumenti per affrontare il presente, l’unico tempo reale e che conta davvero, perché il solo che è dato di vivere.

Il Maestro si apre con una dedica firmata Andrea Di Stefano che ha una punta d’ironia e, concludendosi con un “Capito papà?” rivela intime tracce di materiale personale, perché il regista romano ha avuto il padre che lo allenava a tennis e ha incontrato un insegnante, imperfetto e pieno di umane contraddizioni, che ha saputo dirgli però quella cosa fondamentale che ha cambiato la sua vita. In una società che celebra soltanto i vincenti, unici ad aver diritto di esistere, il film esalta la vita nella dignità della sconfitta.

Pierfrancesco Favino nel ruolo di Raul Gatti affronta un carattere per lui abbastanza inedito, fragile e inaffidabile, totamente vinto rispetto ai modelli classici della nostra commedia – si pensi a titoli come La grande guerra di Monicelli o Il generale Della Rovere di Rossellini, ad esempio, in cui personaggi vili e meschini hanno un moto d’orgoglio o di riscatto davanti al destino – e tuttavia capace d’impartire all’allievo lezioni determinanti, per affrontare l’iniquità del mondo e le tempeste esistenziali.

Il giovanissimo Tiziano Menichelli offre un’ottima prova improntata a spontaneità e naturalezza nei panni del protagonista Felice, un ragazzino che scopre a sue spese come la vita non abbia regole ben definite, che mettano al sicuro dalla sconfitta, e che spesso è come ci poniamo davanti agli eventi a fare la differenza. Tra i due personaggi s’instaura un’empatia che il padre, uno straordinario Giovanni Ludeno, non riesce ad esprimere per costituzione congenita o, forse, per fedeltà a un errato modello maschile.

Sul catalogo dell’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia, dove ha esordito fuori concorso, la nota del regista che accompagna il film recita: “è un omaggio ai mentori imperfetti, feriti ma pieni di cuore. È un viaggio attraverso il dolore della crescita, la potenza dell’insegnamento e la bellezza dei legami umani; una commedia all’italiana per chiunque creda ancora che il mondo possa essere migliore, una lezione alla volta.” Un omaggio ai più alti sentimenti umani, intriso di profonda intima gratitudine.

Il Maestro di Andrea Di Stefano celebra la ricerca dell’armonia interiore, elemento basilare di ogni felice evoluzione esistenziale, è un racconto comico e amaro in egual misura, adesso nelle sale italiane con Vision Distribuzione.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. La famiglia Milella / Felice e il suo Maestro
  3. L’empatia che trasforma due estranei in sodali
  4. Pierfrancesco Favino è Raul Gatti
  5. Tiziano Menichelli è Felice Milella
  6. Giovanni Ludeno è il padre, Pietro Milella / Valentina Bellè è Claudia / Dora Romano è Wilma
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    © 2025 Indiana Production SpA / Indigo Film Srl / Vision Production SpA

IN COPERTINA

Pierfrancesco Favino è “il Maestro” Raul Gatti
foto © Katia Zavaglia
© 2025 Indiana Production SpA / Indigo Film Srl / Vision Production SpA

cortesy Ufficio stampa Fosforo press

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Il Maestro
  • Regia: Andrea Di Stefano
  • Con: Pierfrancesco Favino, Tiziano Menichelli, Giovanni Ludeno, Dora Romano, Valentina Bellè, Astrid Meloni, Chiara Bassermann, Paolo Briguglia, Roberto Zibetti, Edwige Fenech, Donatella Bartoli, Emiliano Brioschi, Fabrizio Careddu, Matilde Piana
  • Sceneggiatura: Andrea Di Stefano, Ludovica Rampoldi
  • Fotografia: Matteo Cocco
  • Musica: Bartosz Szpak
  • Montaggio: Giogiò Franchini
  • Scenografia: Carmine Guarino
  • Costumi: Mariano Tufano
  • Produzione: Marco Cohen, Benedetto Habib, Fabrizio Donvito e Daniel Campos Pavoncelli per Indiana Production con Nicola Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Valori e Viola Prestieri per indigo Film in collaborazione con Vision Distribution, Francesco Melzi d’Eril per Memo Films, Sky e Playtime con il supporto del MiC Ministero della Cultura, della Regione Marche e dal Marche Film Commission
  • Genere: Commedia
  • Origine: Italia, 2025
  • Durata: 120′ minuti