«I Giganti, le Streghe e i Fantasmi di Albione
danzano con Thor e Frigga.
E le Fate guidano la Luna
lungo la Valle dei Cherubini».
William Blake, Jerusalem: The Emanation of The Giant Albion, Londra c. 1804-1820
Dopo le mostre dedicate negli anni scorsi a John Constable. Paesaggi dell’anima e a William Turner. Paesaggi della Mitologia, dal 31 ottobre 2024 al 2 febbraio 2025 le Sale delle Arti nella Reggia di Venaria Reale, presso Torino, ospitano Blake e la sua epoca. Viaggi nel tempo del sogno, che presenta oltre cento opere provenienti dalla Tate Britain di Londra. Si conclude così la trilogia delle esposizioni che la Venaria Reale ha dedicato ai principali esponenti dell’arte britannica nell’età romantica.

William Blake (1757-1827), autore di poemi che pubblicò illustrandoli con le sue magistrali incisioni – pietra miliare nella grafica di tutti i tempi – è uno dei protagonisti dell’arte e della letteratura britanniche tra la fine del Settecento e i primi decenni del XIX secolo. Praticamente ignorato dai contemporanei, ha rappresentato un punto di riferimento per le generazioni successive, che nelle sue opere visionarie hanno riconosciuto la testimonianza di un’epoca caratterizzata da una radicale trasformazione delle idee sull’arte e sull’immaginazione: dal rifiuto delle dottrine illuministiche e dal desiderio di andare oltre la ragione, nasceva la volontà di scoprire le profondità dell’animo umano addentrandosi nelle regioni inesplorate dell’inconscio.

Il trattato di estetica Un’indagine filosofica sull’origine delle nostre idee di Sublime e Bello, pubblicato da Edmund Burke nel 1757, segna il momento in cui al concetto armonioso di Bello, elemento fondamentale dell’arte neoclassica, subentra la poetica del Sublime, propria del movimento Romantico: è il senso di timore provocato dalle manifestazioni estreme della natura, a governare la creatività dell’artista. Una caratteristica, questa, che tocca i suoi vertici nell’opera di William Turner, e che si esprime nella rappresentazione di tempeste marine e vette impervie flagellate dai venti.

La mostra presso la Venaria Reale affronta temi e soggetti scaturiti dall’immaginazione creativa di William Blake, confrontandone le opere con quelle di altri artisti del suo tempo, secondo un percorso articolato in sezioni tematiche: Incantesimi, Creature fantastiche, Orrore e Pericolo, Il Gotico, Uno sguardo romantico al Passato, Satana e gli Inferi. Blake, infatti, non fu il solo a volgersi verso l’irrazionale e l’emotivo, alla ricerca di una rinnovata spiritualità o di una via di fuga dal rapido sviluppo tecnologico e industriale che caratterizzava l’Inghilterra di fine Settecento. Negli stessi anni, al di là della Manica, la Rivoluzione Francese sovvertiva l’ordine e i valori su cui si era fondata fino a quel momento la società.

Le arti figurative si andavano popolando di immagini del soprannaturale e del fantastico, del sorprendente e del mostruoso: queste creature scaturite dall’immaginazione degli artisti soddisfacevano il nuovo gusto per l’irrazionale, l’ultraterreno e il terrificante, che apriva orizzonti sconfinati alla fantasia creativa. Si diceva che i mostri di Blake gli apparissero in visioni, mentre altri artisti si rivolsero alle apparizioni, alle streghe e alla letteratura, affrontando anche personaggi di Shakespeare – che fu riscoperto proprio in questi anni – e della tragedia greca.

Le immagini e le storie del passato potevano ispirare un senso di identità e di orgoglio: le lingue celtiche e nordiche, il folklore, l’arte e l’architettura acquistarono un nuovo fascino, così come la campagna inglese, con le rovine e le chiese immerse nel verde, si caricarono di un nuovo significato. Il regno delle fate e degli spiriti offriva una fonte d’ispirazione inesauribile ad artisti come William Blake e Heinrich Füssli (1741 – 1825). Quest’ultimo, letterato e pittore di origine svizzera, svolse gran parte della sua attività in Gran Bretagna, traendo numerosi soggetti dalle tragedie shakespeariane, nelle quali prediligeva i temi più visionari, ricchi di fascino e di immaginazione a tinte fosche, teatro di gesti violenti e atmosfere magiche.

Con lui, per la prima volta, si apre la porta del subconscio, gli spiriti e i fantasmi della notte assumono l’aspetto di presenze spaventose che emergono dall’oscurità. La cupezza dei contenuti viene però espressa attraverso composizioni e pose equilibrate di tipo classicheggiante, e questa caratteristica che accomuna i due artisti, rende ancora più straniante l’immersione in un mondo onirico e visionario, così perturbante e perturbato.

Una sezione della mostra è dedicata all’influenza che il Gotico esercitò su Blake e sull’arte dell’età romantica, un’epoca in cui il revival del Medioevo ebbe enorme fortuna, alimentata e sancita dai poemi – come il celebre ciclo di Ossian, creazione in stile “medioevale” del poeta James Macpherson (1736-1796) – e dai romanzi storici di Sir Walter Scott, primo fra tutti Ivanhoe. Per Blake il gotico rappresentava un’arte spirituale, un ideale fuori dal tempo, coerentemente con il suo concetto della “visione“, che definiva “il mio elemento, la mia eterna dimora“.

In questo contesto si collocano le raffigurazioni dei gironi infernali danteschi che costituirono uno dei soggetti principali della produzione di Blake negli anni più tardi della sua vita: eseguiti come illustrazione della Divina Commedia su commissione di John Linnel, che in questo modo cercava di dare una mano all’artista in gravi difficoltà economiche, gli acquerelli mostrano una grande potenza espressiva, toccando il culmine nella rappresentazione di quella “bufera infernal che mai non resta” che travolge nel suo eterno vorticare le anime di Paolo e Francesca. Per William Blake “Il mondo dell’immaginazione è il mondo dell’eternità…. In quel mondo eterno esistono realtà eterne di tutte le cose, e noi ne vediamo il riflesso in questo specchio vegetale che è la natura“.