“La penna è il bisturi dell’arte, è strumento acuto e difficile come il violino (…)
La mia penna è, a seconda dei casi, forte come un bulino e leggera come una piuma”

Così Alberto Martini annota nella propria biografia e, pur dedicandosi fin dagli anni Dieci anche al pastello e alla pittura, raggiunse fama italiana ed europea con i disegni, il mezzo preferito per esprimere un impulso creativo dirompente e per seguire la personale vocazione al macabro e allo humor. Un gusto decadente, al tempo stesso teatrale, in cui dosa satira e malinconia, a volte segnate da una sottile perversione, ma sempre connotate da precisione virtuosistica.

Un’arte enigmatica, visionaria, carica di simboli e onirica che si nutre di un immaginario di morte, ma anche di una sensualità tardo-romantica, per poi inoltrarsi nel mondo dell’inconscio non abbandonando mai il sogno.

Capace di stupire per l’invenzione, e per una fantasia inquieta, come anticipato da Elena in estate (a cui si rimanda per non ripetere quando già pubblicato), lo scorso 27 settembre, a Oderzo, ha aperto al pubblico “Le storie straordinarie. Alberto Martini ed Edgar Allan Poe”.

Un percorso espositivo pensato e realizzato dai curatori per accedere a quel suo personalissimo linguaggio e seguirne il processo evolutivo. Infatti, prima di avventurarsi tra le illustrazioni dei Racconti straordinari, spiega gli esordi da autodidatta e della maturazione di atmosfere e temi che lo renderanno sensibile e visionario interprete del letterato statunitense.

La selezione di disegni dei diversi racconti riuniti per la prima volta in così alto numero – tanto da rendere difficilmente ripetibile tale evento – propone un’immersione totale nella poetica nata dall’incontro tra i due autori: operazione resa ancora più significativa dall’aver riproposto, in molti casi, l’abbinamento tra tavola maggiore e minore del medesimo soggetto.

La mostra è accompagnata da una short guide con testi dei curatori edita da Dario Cimorelli Editore, come il volume di studi complessivo su Alberto Martini che accompagnerà le celebrazioni la cui uscita è prevista entro fine novembre.

Scriveva Martini “L’arte è vivo sogno – estasi sublime – cieco chi non la sente – impotente, morto (…)” e ancora, in “Vita d’artista”, rivolgendosi direttamente al lettore: “(…) Ricordati che vero è solo la nostra arbitraria visione della vita (…) pensa e ripensa che ogni uomo fatalmente vede ogni cosa in modo diverso, poiché ogni cosa è come uno specchio dove si riflette la nostra anima, e le nostre anime sono tutte differenti”.

Le proposte della Fondazione Oderzo Cultura non si esauriscono con l’esposizione “Le storie straordinarie” ma proseguono al piano nobile di Palazzo Foscolo con ulteriori due percorsi. Il primo, “Alberto Martini artista dell’Onirico” con la curatela di Roberto Costella e Carlo Sala, è una selezione di importanti lavori, grafici e pittorici della Pinacoteca Martini riservata ai Misteri, al Tetiteatro e ai Ritratti femminili focalizzati su la moglie Maria Petringa, soggetto di molte opere, cui si deve la conservazione della memoria dell’artista: il dono a Oderzo del famoso Autoritratto del 1911 ha gettato le basi per la costituzione successiva della Pinacoteca e dell’Archivio.
Andando in ordine, il best of della Pinacoteca inizia con il ciclo grafico dei Misteri, realizzato tra il 1914 e il 1915 e celebrato anche da Gabriele D’Annunzio. Nelle sei calligrafiche litografie titolate Nascita – Il dolore umano, Sogno – La misteriosa visione, Amore – Sorgente di fiamma viva, Follia – Tragedia delle Passioni, Infinito – La Madonna dell’infinito, Alberto Martini si libera da intenti illustrativi – quindi da suggestioni letterarie – e affronta le grandi questioni esistenziali, interpretando l’esistenza come condizione oscura, incomprensibile e irrisolvibile, soggetta all’incombenza del tragico.
La sala successiva è dedicata al Tetiteatro, un singolare progetto architettonico del 1923 che, in sintonia con l’idea di arte totale wagneriana, aspira a creare un luogo dove poesia e musica, pittura e architettura possano coesistere, comporsi e sublimarsi.
La terza sala è introdotta da alcune immagini pittoriche del periodo parigino (1928-1934) che integrano paesaggi e figure, spazi reali e virtuali, e presenta poi una serie di ritratti a pastello del 1925-1926 di Maria Petringa, che risulta diversamente atteggiata e abbigliata, sempre esteticamente trasfigurata.

Il secondo percorso, Concerning Dante di Jacopo Valentini, è un progetto fotografico legato all’immaginario dantesco che ripercorre, lungo l’Italia, i viaggi reali compiuti dal poeta e quelli letterari attraverso il suo capolavoro. La ricerca si snoda attorno a tre luoghi simbolici interpretati come i varchi che conducono rispettivamente a Inferno, Purgatorio e Paradiso, veri e propri punti di contatto tra la narrazione della Commedia e la realtà del territorio.
Il primo, le bocche vulcaniche dei Campi Flegrei, era per gli antichi romani l’antro di Caronte, il traghettatore delle anime dei morti al di là del fiume dell’Ade. La Pietra di Bismantova è ritratta dall’artista a simboleggiare il Purgatorio, seguendo un esplicito richiamo del testo nel Canto IV. Il delta del Po è invece la figurazione del Paradiso: un luogo che non presenta un legame filologico, ma è stato adottato come pretesto visivo capace di evocare le suggestioni del poema mediante il suo caratteristico paesaggio sospeso e atemporale.
Uno degli aspetti preminenti della ricerca di Valentini tende a far emergere la percezione dei luoghi per l’ampia mole di figurazioni del poema succedutesi nei secoli e a cui il fotografo si è approcciato ritraendo, con la tecnica dello still life, lavori di importanti autori del passato. Ogni opera autoriale fotografata dall’artista è una ‘cellula’ di quel complesso universo visivo, in perenne mutazione, che forma l’immaginario dantesco e appare come una cartina tornasole dell’evoluzione della società e del suo rapporto con aspetti cruciali quali la morale, la religione e il potere.

Dettagli

(cortesy Villaggio Globale International)

Le sezioni della mostra

(cortesy Villaggio Globale International)

  • Sezione 1
    NASCITA E FORMAZIONE DI UN ARTISTA EUROPEO
    “Il cammino della mia anima cominciò nella ridente e gaia città di Treviso. Treviso!
    Non scorderò mai il tuo Sile, le vaste e silenziose paludi fiorite, le grigie barche nascoste fra
    i canneti, le mie intricate navigazioni verso le solitarie sorgenti dei tuoi piccoli fiumi, con il
    carico dei miei lavori. E quando andavo con la penna a studiare, come dicevo, “l’anatomia” del
    tuo paesaggio!… Al ricordo sento come un dolce desiderio di pianto. Attraverso la madreperla
    trasparente del cielo guardavo i miei sogni.” (Alberto Martini, Vita d’artista)
    La produzione giovanile di Alberto Martini vanta, accanto ad un nutrito corpus di disegni, un’attività pittorica di oli, tempere, acquerelli ispirati alla campagna trevigiana, al lavoro agricolo, a figure di contadini per lo più d’intonazione populistica ed umanitaria, secondo la tradizione tardo ottocentesca italiana ed europea. A queste tematiche si affiancano presto i prediletti cicli grafici di ispirazione letteraria, tra i quali Morgante Maggiore di Luigi Pulci, La secchia rapita di Alessandro Tassoni, quindi a tematiche di propria invenzione come Le corti dei miracoli e Poema del lavoro.
    Nel 1898, a Torino, avviene l’incontro determinante di Martini con il critico e letterato napoletano Vittorio Pica, che diverrà il più agguerrito sostenitore dell’opera dell’artista in Italia e in Europa.
    Grazie all’influenza del critico, evocato nello splendido olio Allegoria del genio della Poesia o dell’Arte, si assisterà ad una decisa svolta simbolista dell’artista con i sontuosi dipinti dalle straordinarie cornici ad encausto finemente decorate Nel sonno, Notturno e Diavolessa per la Sala l’Arte del Sogno della Biennale del 1907, trionfo del cosmopolitismo simbolista.
    Apparterranno a questo felicissimo periodo il ciclo grafico La parabola dei celibi, e opere sconvolgenti come La bellezza della donna o il ciclo Lotta per l’amore, a dimostrazione dell’aggiornamento dell’artista sulle tematiche allora in voga, nonché le illustrazioni per Petits poèmes en prose di Stéphane Mallarmé, insieme a Il castello del sogno di Enrico Annibale Butti con Amleto e Macbeth di Shakespeare.
  • Sezione 2
    STORIE STRAORDINARIE. POE, ALBERTO MARTINI E ALTRI INTERPRETI
    Dopo le esperienze consumate con La Secchia Rapita di Alessandro Tassoni e la Divina Commedia di Dante, Alberto Martini si accinge, a partire dal 1905, alla realizzazione di un nuovo ciclo grafico dedicato ai Racconti straordinari di Edgar Allan Poe. Una rivelazione, verso la letteratura dello scrittore americano, che lo vedrà disegnare oltre cento tavole in totale, realizzate lungo un periodo di oltre trent’anni. Immaginando una possibile destinazione editoriale per il suo ciclo, Martini esegue sia disegni di grande formato, impostati verticalmente come tavole fuori testo, che illustrazioni di formato minore, pensate molto probabilmente per essere intercalate nel corpo del testo o inserite al fondo del racconto. Rese note soltanto a partire dal 1908, le tavole varcano ben presto i confini italiani per approdare in Europa e negli Stati Uniti, ottenendo il plauso unanime di pubblico e critica. Presentate a Venezia nel 1909, a Roma e Bruxelles nel 1910, i disegni per il Poe ottengono un grande successo a Londra, nel 1914, dove Martini viene ribattezzato “Italian penand-ink genius”. Il ciclo non rappresenta che l’apice di una tradizione grafica ormai consolidata. I racconti di Poe trovano infatti raffinati interpreti sia in Europa che in Italia. Artisti come Édouard Manet, James Ensor e Gaetano Previati realizzano in tempi diversi opere dedicate ai suoi racconti e ai suoi poemi, attratti, anche loro, dalla letteratura straordinaria del narratore statunitense.
  • Sezione 3
    L’IO E IL SUO DOPPIO
    Nel 1928 Martini è a Parigi per i contrasti sorti in Italia con il gruppo di Novecento e Margherita Sarfatti. Qui frequenta sia l’ambiente bohémien dei letterati, dei critici, degli artisti italiani, sia dei grandi mecenati e dei salotti aristocratici. “Vissi per parecchi anni a Montparnasse, il quartiere degli artisti, in un atelier ultimo stile […] Lavorai moltissimo in quella strana dimora; vi inventai la pittura a la maniera nera e la pittura con i colori del cielo...”. L’artista lavora, infatti, febbrilmente, con un’intensità pari all’urgenza della sua inventiva sperimentatrice, e numerosissimi sono gli oli e i disegni in puntuale riscontro con la propria rivoluzione pittorica elaborando quella linea, appunto, surrealista di cui si sente precursore e antesignano, nonostante le divergenze con il movimento di Breton. Nella sua rappresentazione di sé, l’artista passa dai pacati criteri di trattenuta verosimiglianza dei ritratti dei primi anni Venti, permeati comunque da un particolare senso di sospensione che rimanda ad un certo Realismo Magico, alle atmosfere magnetiche, metempsicotiche, dal profondo sapore surrealista, degli autoritratti realizzati tra il 1928 e il 1929, tra i quali gli enigmatici e misteriosi L’uomo che crea, Conversation avec mes fantômes e L’esprit travaille. Nel 1952 Martini espone alla XXVI Biennale di Venezia La finestra di Psiche nella casa del poeta, l’ultimo autoritratto e l’ultima opera di grande respiro, nonché testamento spirituale dell’artista.

BIOGRAFIA ALBERTO MARTINI

1876 – Alberto Giacomo Spiridione nasce il 24 novembre 1876 a Oderzo (Treviso) da Maria dei conti Spineda de Cattaneis, antica famiglia nobile trevigiana, e da Giorgio Martini, pittore naturalista e professore di disegno.
1879 – Si trasferisce con la famiglia a Treviso dove il padre insegna disegno all’Istituto Tecnico Riccati.
1895 – Durante gli anni della formazione, Martini rivela subito una particolare predilezione per la grafica. Pur dedicandosi alle matite grasse, realizza anche oli, acquerelli e tempere di piccolo formato grazie ai quali, superato il mero esercizio scolastico, raggiunge i primi validi risultati. Inizia la prima serie di illustrazioni a penna in inchiostro di china per il Morgante Maggiore di Luigi Pulci, che, tuttavia, presto abbandona per dedicarsi ai disegni per La Secchia Rapita di Alessandro Tassoni, continuati sino al 1903 ed esposti alla IV e alla V Biennale di Venezia.
1896/98 – Esegue la serie di trenta disegni a penna in inchiostro di china, che intitola La corte dei miracoli. Ne espone quattordici alla II Biennale di Venezia nel 1897 e l’anno successivo li presenta a Monaco e all’Esposizione Internazionale di Torino insieme ai disegni per Il Poema del lavoro che esporrà alla III Biennale di Venezia, poi a Monaco e Berlino nel 1899. Tra il 1894 e il 1896 realizza le quattordici chine acquerellate dell’Albo della Morte, rivelando suggestioni culturali di matrice nordica.
1898 – Quello stesso anno, soggiorna a Monaco e lavora come illustratore per le riviste “Dekorative Kunst” e “Jugend”; in primavera incontra il critico napoletano Vittorio Pica che lo sosterrà proponendo la sua arte in ambito italiano ed europeo. Inizia così a collaborare come illustratore alla rivista “Emporium” e ai fascicoli “Attraverso gli Albi e le Cartelle”.
1901 – Esegue il primo ciclo di diciannove disegni a penna acquerellati per l’edizione illustrata della Divina Commedia, promossa dal concorso Alinari di Firenze, qualificandosi tra i più originali interpreti dell’Alighieri. Su questa serie lavorerà a più riprese fra il 1922 e il 1944. Partecipa alla IV Biennale di con i disegni per La Secchia Rapita: trentotto vengono acquistati dalla Galleria d’Arte Moderna di Roma.
1904/05 – Si dedica a un altro ciclo, quello della Lotta per l’amore (in totale ottantasei disegni), e inizia le illustrazioni per la Parabola dei Celibi. Nello stesso periodo realizza le prime tavole per i racconti di Edgar Allan Poe, cui lavorerà fin oltre il 1909. In questo periodo conosce e frequenta l’avvocato Cesare Sarfatti e la moglie di questi, Margherita, attiva nel campo della critica d’arte. I rapporti saranno frequenti fino al 1910, come testimoniano le lettere scambiate, poi si interromperanno per la polemica di Martini verso il ruolo della Sarfatti all’interno del movimento artistico Novecento.
1907 – In occasione di una mostra personale presso la Leicester Gallery, si reca a Londra ove conosce il celebre editore William Heinemann; con il suo aiuto, nel 1914, Martini organizzerà nella capitale inglese una mostra personale alla Galleria Goupil. Partecipa alla VII Biennale di Venezia esponendo, nella sala “L’arte del sogno”, gli splendidi oli simbolisti intitolati La Diavolessa, Notturno, Nel sonno e alcuni disegni tra i quali La bellezza della donna.
1908 – In autunno, partecipa alla Mostra di Belle Arti di Faenza, nella sezione “Bianco e nero”, esponendo alcuni disegni della Parabola dei Celibi, delle illustrazioni per Poe e altre opere ispirate a Venezia. Presso l’editore londinese Heinemann, viene pubblicato un volume di novelle di Perceval Landon, Raw Edges – Studies and Stories of These Days, contenente quattro illustrazioni di Martini.
1909 – Espone all’VIII Biennale di Venezia, tra le altre, otto illustrazioni per le Storie Straordinarie di Poe. Esegue una serie di disegni per l’opera di Mallarmé Poemetti in prosa e le prime tavole per il Macbeth di Shakespeare, cui l’artista lavorerà sicuramente sino al 1911.
1910/11 – Esegue le tavole illustrative per il poema tragico di E.A. Butti Il castello del sogno (1910), edito dai Fratelli Treves di Milano. In seguito alla morte del padre, avvenuta il 28 ottobre 1910, Martini si trasferisce con la madre a S. Zeno, nella campagna di Treviso. A questo periodo risalgono le illustrazioni più significative eseguite per l’Amleto di Shakespeare, il ciclo grafico per le poesie di Paul Verlaine (cinquantacinque disegni a penna colorati a pastelli) e una serie di puntesecche quali La sirena dormiente, Le figlie di Leda, La sirena e il mostro.
1912 – Incoraggiato da Pica, Martini si dedica alla produzione pittorica, facendo uso soprattutto della tecnica del pastello. Esegue le Sinfonie del sole (L’Aurora, La notte, I fiumi) e il pastello Farfalla gialla, esempio delle numerose opere di questi anni caratterizzate dal tema della donna-farfalla. Il medesimo soggetto ricomparirà nel 1915, in una serie di litografie intitolata Farfalle. Partecipa alla X Biennale di Venezia con i disegni a penna in inchiostro di china Autoritratto, Vittorio Pica, Hans St. Lerche.
1914 – É presente alla XI Biennale di Venezia dove espone, insieme ai ritratti della marchesa Luisa Casati e della contessa Revedin, il pastello Arlecchino. Allo scoppio del primo conflitto mondiale, esegue cinquantaquattro litografie intitolate Danza Macabra, tramite le quali rivela il suo sentimento antitedesco. Stampate in formato cartolina, vengono distribuite tra gli alleati quale propaganda contro l’impero austroungarico. L’artista inizia anche una serie di litografie, terminate nel 1915, per il poema grafico Misteri, contenente sei illustrazioni (Amore, Morte, Infinito, Follia, Sogno, Nascita). L’opera, preceduta da un commento di Emanuele di Castelbarco, verrà pubblicata dalla casa editrice Bottega di Poesia nel 1923.
1916 – In maggio, alla Leicester Gallery di Londra, espone quattro serie della Danza Macabra, Gli Orrori della guerra, sei disegni per Poe e la litografia Avanti Italia. In settembre, a Liverpool, partecipa a una mostra collettiva organizzata sempre dalla Leicester Gallery: in questa sede, oltre alle opere esposte a Londra, presenta le serie litografiche Farfalle e Bocche.
1917/18 – A Bologna, in attesa di partire per il fronte, Martini inizia a miniare, con inchiostro di china e acquerelli colorati, le ballate Les Orientales di V. Hugo, portate a termine nel gennaio dell’anno successivo.
1919 – Nel mese di gennaio, si inaugura la mostra personale presso la galleria di Lino Pesaro a Milano. Agli anni 1919-20 risale l’interesse di Martini per il teatro. Realizza infatti ottantaquattro disegni a penna e acquerello colorato e sei tavole a tempera per i costumi del balletto Il cuore di cera; in tale occasione l’artista si occupa anche della coreografia e del canovaccio letterario.
1920 – Martini inizia il ciclo grafico di Trentun fantasie bizzarre e crudeli che, completato nel 1922, verrà pubblicato nel 1924.
1922 – Partecipa alla XIII Biennale di Venezia con il disegno a penna Ritratto del marchese G.F.P., alcuni pastelli e tredici opere del ciclo Trentun fantasie bizzarre e crudeli.
1923 – Alla primavera risale l’idea del Tetiteatro, un teatro sull’acqua dedicato, come dice il nome, alla dea del mare Teti, un’opera totale nella globalità degli accadimenti fisici e psichici. Martini, ispirandosi a opere teatrali o musicali di Wagner, Strauss, Eschilo, Wilde e altri, esegue una serie di disegni e scenografie. Tali illustrazioni verranno pubblicate nel volume Il Tetiteatro ovvero il teatro sull’acqua di Alberto Martini, testo di Emanuele di Castelbarco, edito nel 1924 da Bottega di Poesia.
1924 – Espone alla XIV Biennale di Venezia il pastello A Venezia, nel quale ritrae Maria Petringa, sua futura moglie, che sarà per Martini fonte di ispirazione per numerose opere, come testimonia la serie di ritratti a lei dedicati.
1927 – Martini esegue disegni e dipinti per illustrare il numero di novembre-dicembre della rivista “L’Eroica”. Decide di fondare, insieme ad altri, un comitato per le onorificenze a Vittorio Pica: aderiscono a tale iniziativa numerosi artisti italiani e stranieri.
1928 – Deluso e amareggiato dall’ostilità e dal disinteresse dei critici italiani verso i suoi lavori, si trasferisce a Parigi ove trova amicizie altolocate e numerosi estimatori della sua arte. Inizia a dipingere “alla maniera nera”, ne sono esempio gli oli Conversazione con i miei fantasmi, Fiore dello scoglio, La prigione sotterranea, opere di impostazione prettamente surrealista. A Parigi, Martini rimarrà sino al 1934, a eccezione di qualche breve soggiorno in Italia e un viaggio a Berlino nel 1932.
1929/30 – In questo periodo parigino, Martini produce una cospicua serie di opere pittoriche “alla maniera chiara” che alternerà a quella “nera”. La “pittura poliedrica” rappresenta quindi una sorta di sintesi della maniera “nera” e di quella “chiara”. Martini torna a dedicarsi all’illustrazione in bianco e nero di numerosi testi; esegue infatti disegni a penna e acquerelli colorati per Une saison en enfer di Rimbaud, Les fleurs du mal di Baudelaire, Poèmes di Mallarmé, L’homme qui rit di Victor Hugo, La croix de bois di Dorgelès, La danse macabre di M. Orland, Les destinées di Alfred de Vigny. Nel 1930 partecipa alla XVII Biennale di Venezia con l’olio L’uomo che crea.
1932 – Si dedica in particolar modo alle arti applicate: disegna una serie di progetti per piccole sculture in vetro ispirandosi ai canoni stilistici dell’art déco e del Novecento e una cinquantina di illustrazioni per stoffe o carte da parati, probabilmente commissionate dall’industriale tessile Adolfo Bogoncelli.
1934/40 – Deve tornare a Milano a causa della precaria situazione finanziaria. Qui, in occasione della Triennale milanese, esegue il bozzetto per il trittico Battaglia d’uomini e demoni; con quest’opera si impegna a esaltare le conquiste del regime. Allo stesso tempo però, soprattutto tra il 1935 e il 1936, rivela il suo acceso antinovecentismo tramite la pubblicazione sulla rivista “Perseo” con disegni, didascalie e vignette caratterizzati da una pungente vena satirica. Continua le illustrazioni iniziate a Parigi nel 1929 per l’Aurelia di G. de Nerval, che terminerà nel 1944; realizza un disegno a penna in inchiostro di china per i Fioretti di S. Francesco, le tavole illustrative per il libro Cuore di E. De Amicis (1936) e una serie di disegni per la tragedia di Guido Stacchini Il Titano liberato.
1941/52 – Illustra, con una serie litografica a colori, La vita della Vergine e altre poesie di R.M. Rilke ed esegue un ciclo grafico per La vita di Cristo (1943-1944).
1947 – Esegue dodici puntesecche raccolte sotto il titolo Poema mitografico. In questi anni Martini continua a dedicarsi anche all’attività pittorica alternando a opere naturaliste pitture a olio più interessanti: Anime gemelle (1945), Corteo di Venere ( 1949), La valle di Cleopatra (1950).
1952 – Espone alla XXVI Biennale di Venezia i disegni a penna in inchiostro di china colorati a pastello, dal titolo La realtà e i sogni di gloria e La finestra di Psiche nella casa del Poeta.
1954 – Realizza ventinove illustrazioni per Pinocchio di Collodi.
L’8 novembre muore a Milano. Lascia un testamento spirituale, auspicando l’istituzione di un museo dove custodire le memorie e i documenti del surrealismo italiano.

Didascalie immagini opere Alberto Martini

(cortesy Ufficio stampa Villaggio Globale International)

  1. Autoritratto, 1911
    carboncino, carta nocciola chiaro, Pinacoteca Alberto Martini, Fondazione Oderzo Cultura
  2. – a sinistra: Antica gualchiera trevigiana (bozzetto), 1891, olio su cartone, 380 x 480 mm, Collezione privata (foto Manuel Silvestri)
    – a destra: Antica gualchiera trevigiana, 1895, olio su tela, 135 x 185 cm, Collezione di Gaetano e Pietro Marzotto (foto Manuel Silvestri)
  3. Notturno, 1907
    olio su tela, 96 x 96 cm, Collezione privata
  4. ll volto della folla, 1899, litografia colorata, 237 x 359 mm, Pinacoteca Alberto Martini, Fondazione Oderzo Cultura
  5. L’homme des foules, 1906, china su carta, 250 x 180 mm, collezione privata
  6. Donna-farfalla con ali a forma di maschere, 1914-15, litografia colorata a mano, 92 x 112 mm, Verona, Biblioteca Civica
  7. La finestra di Psiche nella casa del poeta, 1954, tecniche miste su carta, 242 x 127,5 cm,  Oderzo, Pinacoteca Alberto Martini, Fondazione Oderzo Cultura
  8. Jacopo Valentini, uno scatto di “Concerning Dante”

In copertina un particolare di
Autoritratto a pastello, 1920, pastello su cartone, 580 x 580 mm, Collezione Armando e Claudia Sutor, foto Manuel Silvestri

 

Mostra prorogata a lunedì 21 aprile 2025

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Palazzo Foscolo - via Garibaldi, 25 - Oderzo
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Fino al: 21 Aprile, 2025