Van Gogh. Esplorare la sua stanza e scoprire la sua travagliata esistenza sino ad avere la sensazione di poter affondare le dita tra le dense pennellate delle sue opere? È possibile oggi, a Palermo, grazie a una mostra multimediale che catapulta lo spettatore nelle immagini dell’artista olandese grazie a un’app realizzata in esclusiva per l’evento, che tra schermi e totem ne fa percepire tridimensionalmente ogni particolare figurativo e cromatico. L’evento è curato dalla docente Giovanna Strano, che ha studiato e condotto a lungo scrupolose ricerche sui luoghi del grande maestro (ove si è recata personalmente), e da Maria Rosso.
La mostra, ora nel capoluogo siciliano dopo il successo delle esposizioni a Torino e a Parma, racconta esperienze e opere di Van Gogh negli ultimi dieci anni di vita, cercando anche di decifrarne i pensieri, i sentimenti e gli stati mentali durante il tempo trascorso negli ambienti che hanno dato i natali a capolavori senza tempo, come Arles, Saint Rémy e Auvers-sur-Oise.

Il percorso prevede la suddivisione in aree tematiche concernenti periodi, luoghi e opere raggruppate per tecnica (acquerelli, disegni), tipologia (ritratti, autoritratti, etc.), soggetti particolarmente cari (ad es. fiori, girasoli). I video delle opere sono presentati su grandi monitor, che circondano lo spettatore da ogni lato, e accompagnati da informazioni in italiano e inglese. Le caratteristiche principali dei lavori, più di duemilacinquecento e mostrati in larga scala, sono visibili attraverso dettagli ad altissima definizione, in sincronia con le note musicali del pianoforte che fanno da armonico sfondo.
Ammiriamo soprattutto la ricostruzione della Camera di Vincent ad Arles, dipinto del 1889, molto caro all’artista e più volte replicato con piccole variazioni. La camera da letto è quella della “casa gialla” di Arles, che egli ricorda piacevolmente mentre è ricoverato al manicomio di Saint-Rémy-de-Provence; in quella stanza infatti aveva vissuto e sperato di stabilirvi un atelier di pittori all’avanguardia. È curioso girovagare nell’ordinaria quotidianità di una mattina arlesiana accanto al letto di legno rimesso a destra dopo il riposo notturno, all’attaccapanni collocato dietro la spalliera, con sopra alcuni indumenti e un cappello di paglia, mentre poco più in alto ci sentiamo osservati dal pittore autoritrattosi e da una sconosciuta, proprio sopra le stampe giapponesi di cui Van Gogh era affamato.

foto © Andrea Saluti
Nella seconda parte della mostra, intitolata “Vincent: il lavoro dell’anima”, le proiezioni delle opere sono accompagnate dalla lettura, da parte di una voce narrante, delle lettere di Vincent al fratello Theo, dispiegando così anche le sfumature più sensibili della personalità dell’artista, che risoluto e caparbio seguì esclusivamente i suoi moti interiori. Perché infatti oltre quella miriade di colori materici e vorticosi, al di là di quei campi di grano dorato e quei manti erbosi, si cela un’anima da scandagliare. Dunque in questo spazio espositivo le immagini, i suoni e le parole accostano il visitatore, mediante ventitre videoproiettori, alla dimensione umana dell’artista, indagata tramite il focus su alcuni temi essenziali: l’autoritratto, concepito anche come specchio dell’anima in “Io Vincent”, il lavoro contadino e artigiano degli umili che affascinarono il maestro in “Il lavoro dell’uomo”, i ritratti dei modelli in “Lo specchio dell’essere”, i fiori in “La fioritura della vita”, le quiete campagne olandesi e francesi in “Il riflesso della natura”, l’attrazione per l’Oriente in “Influssi onirici orientali”, le tribolazioni in “Il buio dell’anima”, gli ambienti di vita in “I luoghi di Vincent”, gli echi del giorno che volge al termine in “I colori del tramonto e della notte”.

Per i visitatori della mostra è prevista anche un’esperienza immersiva con simulatore virtuale dell’Inferno di Dante, giacché nel 2021 ricorrono i settecento anni della morte del “sommo poeta”; il visitatore dovrà seguire proprio i suoi consigli per trovare una via d’uscita e sfuggire a terribili creature e luoghi spaventosi.
Vediamo dunque come il ricorso a vari linguaggi tecnologici e sensoriali avvolge lo spettatore in un viaggio virtuale immersivo e coinvolgente, che amplifica la trasmissione dei contenuti e la conoscenza di uno dei più grandi artisti di ogni tempo, assolvendo quindi con innegabile forza comunicativa a una missione anche educativa e didattica.