Al Palazzo Reale di Palermo è in mostra il Cristo risorto portacroce Giustiniani, a cura della Fondazione Federico II. L’opera giunge dal Padiglione Italia dell’Expo di Osaka, poiché dal momento della sua definitiva attribuzione a Michelangelo è in giro per il mondo, dalla Germania, al Messico, al Giappone; è infatti, come afferma Gaetano Galvagno, presidente della Fondazione, “un’opera rappresentativa della scultura rinascimentale, un capolavoro che descrive a pieno il legame profondo tra la storia culturale italiana e la spiritualità universale”. Il Cristo peraltro si raccorda con i tratti rinascimentali del Palazzo Reale, come notiamo osservando i portici e le logge del cortile Maqueda.

La sede abituale è una cappella del Santuario al Volto Santo a Bassano Romano, in provincia di Viterbo. Duverly Berckus Goma, priore conventuale del monastero San Vincenzo Bassano, racconta che nel secondo dopoguerra la congregazione ricevette in donazione un terreno di cinque ettari, in cui si trovava una chiesa abbandonata. Mentre i monaci lavoravano per riparare la chiesa emerse da una foresta di rovi una statua in marmo di Cristo nudo, che fu posta dunque sopra l’altare maggiore. Tramite una ricerca negli archivi del romano Palazzo Giustiniani si scoprì l’inventario della collezione d’arte del marchese Vincenzo Giustiniani e ciò portò ad attribuire l’opera a Michelangelo. L’attribuzione fu confermata da un intervento di pulitura dei primi anni del Duemila, che rivelò una venatura nera sul volto di Cristo, come quella che descrisse lo studioso Ulisse Aldrovandi nel 1556. Si trattava proprio del Cristo risorto portacroce scolpito da Michelangelo tra il 1514 e il 1516.

La vena nera, in realtà un naturale difetto del marmo, non piacque per nulla a Michelangelo, che la vide come un’imperfezione così inaccettabile da non voler più completare l’opera e donarla per un puledro allo stesso committente, Metello Vari, che la collocò nel giardino della propria residenza a Roma. Si sostiene infatti che a completarla fu Gianlorenzo Bernini: il Cristo infatti fu presente nel mercato dell’arte, tanto che nel 1638 Vincenzo Giustiniani volle acquistarlo e farla completare all’artista barocco, suo scultore di fiducia. Coincidenza volle quindi che a lavorare su quel marmo fossero due grandi protagonisti della storia dell’arte.
E Gabriele Accornero, advisor della Fondazione, ci informa che “l’attribuzione dell’opera a Michelangelo si deve soprattutto a Irene Baldriga, che basandosi sul controllo incrociato di elementi stilistici, materiali e documentari, la collegò ad una lettera di Metello Vari a Michelangelo del 1521, nella quale è ricordata la decisione dello scultore di abbandonare la lavorazione di un marmo: la lettera non lascia dubbi nell’identificare nella statua la prima versione del Cristo risorto commissionato a Michelangelo dal Vari nel 1514”. La seconda versione è infatti un altro Cristo realizzato dal Buonarroti sempre su commissione di Metello Vari per la chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma.

Per lungo tempo, come afferma lo storico dell’arte Pierluigi Carofano, si era pensato che l’opera fosse stata realizzata da un anonimo scultore del XVII secolo che si era ispirato al Cristo di Santa Maria sopra Minerva e molti sono stati i dibattiti e le ipotesi che hanno animato gli studiosi: alla luce di ciò le ultime attribuzioni sono importanti e dirimenti.
Si tratta di un Cristo neoplatonico: ideale dal punto di vista estetico, una figura di una perfezione quasi ultraterrena, che il difetto sul volto non scalfisce e anzi valorizza, avvicinando maggiormente Gesù alla miserabilità e alla costernazione umana. La sua radiosità, la corposità plastica e la bellezza ideale, armoniosa, quasi da “mondo delle idee”, sembra anche vogliano lasciare all’umanità un messaggio di speranza, di luce e di guarigione dalle ferite.
Imponente è infatti la scultura in marmo di Carrara, che nella fattispecie rappresenta Gesù dopo la resurrezione. Oggi l’opera è per la prima volta in Sicilia, con un allestimento apposito, in una cornice altrettanto preziosa come il Palazzo Reale.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Cristo portacroce in mostra
  2. Cristo portacroce in mostra, particolare
  3. Cristo portacroce in mostra, mezzo busto
  4. Cristo portacroce, particolare della venatura sul volto

© Ufficio stampa Fondazione Federico II

IN COPERTINA

Cristo portacroce in mostra
© Ufficio stampa Fondazione Federico II

Orari

08:30 – 16:30 (ultimo ingresso)
lunedì, giovedì, venerdì e sabato;
08:30 – 12:30 (ultimo ingresso)
domenica e festivi;
chiuso 25 dicembre e 1° gennaio

Sito web: https://www.federicosecondo.org/un-michelangelo-a-palazzo-reale-di-palermo/

Dove e quando

Evento: Un Michelangelo al Palazzo Reale di Palermo

Indirizzo: Palazzo Reale, Piazza del Parlamento - Palermo
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Fino al: 30 Aprile, 2026