“Terracqueo” è la frontiera tra la terra e il mare, lì dove una finisce e l’altro inizia, lambendola e rendendo il confine mobile, in divenire. La terraferma, dunque, non esisterebbe, né muterebbe, senza il mare. Ed è a uno di quei mari, tra i più esplorati e vissuti, crocevia di popoli e storie, che la Fondazione Federico II dedica una mostra presso il Palazzo Reale di Palermo; quel mare è il Mediterraneo, di cui si racconta tramite una narrative exhibition articolata in otto sezioni, dalle indagini sulla geologia alle vicende commerciali, belliche, alle navigazioni e all’archeologia subacquea.

Il visitatore diventa viaggiatore nel tempo e nello spazio marittimo e terrestre, grazie anche a installazioni multimediali dal carattere immersivo e sensoriale. Ecco gli otto “step” narrativi che lo attendono: “Un mare di storia”, “Un mare di migrazioni”, “Un mare di commerci”, “Un mare di guerra”, “Un mare da navigare”, “Un mare di risorse”, “Archeologia subacquea: passato e presente” e “Il Mediterraneo. Oggi”. Attraverso le Sale Duca di Montalto si dipana quindi un racconto condotto attraverso trecentoventiquattro reperti e coordinato dalla Fondazione Federico II con la collaborazione di prestigiose istituzioni come il Mann di Napoli, i Musei Capitolini, il Museo Etrusco di Volterra e altri.
Tra gli oggetti esposti riconosciamo rostri, elmi, monete, ancore e anfore, tutte tracce preziose della presenza umana e della sua storia. Di richiamo internazionale, ad esempio, l’Atlante Farnese, risalente al II secolo d.C. e realizzato prendendo spunto da una scultura del periodo ellenistico. Si sceglie di iniziare il percorso espositivo con l’Atlante per il suo valore emblematico: egli infatti sorregge il globo, il “terracqueo”; come canta Omero nell’Odissea, “del mare intero conosce gli abissi e regge le grandi colonne su cui poggiano, dai due lati, la terra e il cielo”. La scultura rappresenta anche una mirabile sintesi di arte e astronomia, poiché sul globo figurano fedelmente costellazioni, equinozi, meridiani e paralleli.

Tra i reperti ammiriamo anche la Nereide su Pistrice, proveniente dal Museo archeologico di Napoli e risalente ai primi decenni del I secolo d.C.; essa venne ritrovata nella villa che il ricco cavaliere romano Publio Vedio Pollione fece costruire sulla collina di Pausilypon (oggi Posillipo). Scopriamo poi un reperto subacqueo, il Louterion ritrovato nel relitto di Panarea III, che documenta la presenza sull’imbarcazione di altari utilizzati per riti propiziatori legati alla navigazione e che assurge dunque a preziosa testimonianza di vita, ricordandoci peraltro come l’uomo tenda a rivolgersi alla spiritualità nei momenti più incerti e insidiosi.
Nell’area “Un mare di commerci” ricca la collezione di anfore prodotte in tutta l’area mediterranea, rinvenute numerosissime lungo le coste siciliane e dunque comprovanti come l’isola fosse il fulcro di una rete commerciale che coinvolgeva l’intero bacino del Mediterraneo, una sorta di tappa obbligata per la posizione centrale. Peraltro le anfore sono importanti fossili guida, che informano dei rapporti economici degli insediamenti isolani e della circolazione dei traffici marittimi.
Testimonianza dei commerci antichi è ad esempio il Cratere del venditore di tonno, databile alla prima metà del IV sec. a.C. in un’area presumibilmente siciliana; un pescivendolo sta tagliando del tonno davanti a un possibile acquirente, provvisto infatti di una moneta, e la scena è anche attuale perché possiamo ritrovarla in tanti mercati rionali di oggi, a testimonianza di come molte tradizioni, sebbene remote, vengano perpetuate nel tempo.

“Terracqueo” ambisce a far cogliere l’anima sottesa al concetto di Mediterraneo, che evoca afflati di vite trascorse, tempi perduti eppure presenti, civiltà passate che hanno plasmato la società attuale e i suoi costumi.
Obiettivo dichiarato è infatti donare al visitatore una chiave di lettura dell’antichità che si leghi alla comprensione del presente: sapere cos’era il Mediterraneo ieri fa capire com’è mutato oggi e come al contempo quel passato lo determini. Quindi una sezione della mostra, l’ultima, è intitolata “Il Mediterraneo. Oggi”, ed è un reportage nudo, senza orpelli, della fotografa Lucia Casamassima e del giornalista Carlo Vulpio, che parla del Mediterraneo e della sua interculturalità definendolo “il più grande condominio del mondo”, costituito da “tante identità”, in cui “ognuno considera gelosamente nostrum la fetta di mare da cui è bagnato”. Ecco dunque una mostra nella mostra, il racconto di un viaggio di otto mesi in diciassette Paesi del mondo, che il visitatore può assaporare attraverso due pareti fotografiche animate che lo trasportano sui litorali o sulle aree interne di Africa, Asia ed Europa balcanica. Scopo della fondazione è infatti coinvolgere il visitatore in un’esperienza totale e immersiva; ecco perché nel corridoio di ingresso egli ha la possibilità di “nuotare” virtualmente nei fondali marini grazie a una coinvolgente installazione multimediale e può comprendere come la Terra è nata, come tutto ha avuto inizio, grazie a un “solido interattivo” che mostra la collisione giurassica di due placche tettoniche, con cui si è originato il mar Mediterraneo.

L’installazione si presta anche a farsi portavoce del tema molto attuale del naufragio, evocato dalle immagini raffigurate nel Cratere del naufragio, appunto, ritrovato nella tomba di una necropoli ad Ischia nell’VIII sec. a.C. Affiora dunque alla mente il carattere dualistico del rapporto tra l’uomo e il mare, che è il luogo di speranza per l’approdo a un mondo nuovo, foriero di un futuro migliore, ma anche luogo di ignoti recessi, ove il viaggiatore può disperdersi e perdersi.
Ecco quindi come, a ragione, partendo dalla conoscenza dello “scrigno” mediterraneo, siamo coinvolti in un lavoro corale, che stimola riflessioni e prese di coscienza per i visitatori di qualsiasi cultura e nazione, accomunati dall’appartenenza allo stesso mondo e dalle medesime questioni sociali ed esistenziali, di ieri come di oggi. Come ha detto Mimmo Paladino: “mai come oggi, pur vivendo in contesti sempre più dilatati, nei quali i contatti sono velocissimi, per resistere non dobbiamo mai abbandonare le nostre radici. Per diventare internazionali, dobbiamo appartenere a un Paese. Quel Paese, per me, è il Mediterraneo, che è sterminato patrimonio di culture e di visioni”.

Didascalie immagini

  1. Ceuta (Spagna), costa del Marocco
    © Lucia Casamassima
  2. Atlante Farnese, II sec. d. C.
  3. Cratere del venditore di tonno, lato A
  4. Installazioni multimediali in mostra

IN COPERTINA
Ceuta (Spagna), costa del Marocco
© Lucia Casamassima
[particolare]

Luogo: Palazzo Reale, Piazza del Parlamento 1, 90134, Palermo

Dove e quando

Evento: Terracqueo
  • Fino al: – 30 January, 2021
  • Sito web