Presso il Palazzo della Cultura, a Catania, più di cento autori raccontano con la fotografia il mondo ai tempi del Coronavirus, insieme a un contributo inedito di Michelangelo Pistoletto.
La sconfitta del morbo appare lontana, senza un giorno stabilito: sine die, appunto, ove la locuzione latina moderna e cancelleresca in questione si riferisce infatti a un tempo indeterminato, che sembra quasi irraggiungibile e nel caso del virus preceduto dall’immobilità di un lockdown. L’espressione sine die, dunque, utilizzata nella lingua italiana dalla fine del XIX secolo e calzante con i nostri tempi, viene assunta a titolo della mostra catanese.

Il progetto è promosso e realizzato da Fondazione Oelle Mediterraneo Antico e prevede anche una mostra virtuale di fotografie affiancate da testi con le riflessioni sui cambiamenti del mondo odierno nel tempo della pandemia da parte di vari autori italiani e internazionali, come artisti, scienziati, manager e giornalisti. La piattaforma online si arricchisce costantemente di contributi provenienti da ogni angolo del globo e diventerà un archivio permanente della memoria a partire dal momento in cui inizierà la distribuzione del vaccino per il Covid-19.
Nel giorno di Ferragosto la mostra si è arricchita dello scatto di Michelangelo Pistoletto, Il ruolo dell’arte nella pandemia è la sensibilità, che ritrae l’artista, egli stesso colpito e guarito dal Covid-19, mentre appone il suo autografo su una delle cartoline “L’arte della Cura” che hanno accompagnato l’operazione “Centomila mascherine” per la Croce Rossa Italiana. La foto è accompagnata da un link e un QR Code che riportano al sito pandemopraxia.org, appena lanciato dallo stesso autore. Ivi ciascun visitatore attraverso il suo smartphone può far sentire la propria voce, scrivendo come agire in modo più responsabile e sostenibile, come colmare il senso di perdizione e vuoto dinanzi al quale la natura ci ha posto, o come può essere avviato o proseguito un cambiamento relativo al modus vivendi di ciascuno e alla società in generale.

Pistoletto auspica l’inizio di una terza fase dell’umanità, un “Terzo Paradiso” in cui natura e artificio coesistono armonicamente e in cui l’arte diviene modello di cambiamento; il ruolo dell’arte infatti è caratterizzato dalla sensibilità, che la porta a rinnovare e rinnovarsi ma al contempo ad affiancare la situazione problematica senza irruenza, come il torero fa un passo di fianco rispetto al toro che invece va dritto contro il mantello rosso. L’arte sa muoversi, sa procedere verso il problema mettendolo in discussione ma senza operare distruzione.
Carmelo Nicosia, direttore della Fondazione Oelle, ha selezionato centoventitre fotografie da esporre durante l’evento, stampate in formato 50×70 cm e abbinate a un testo. Ogni autore, infatti, è in mostra sia con una fotografia che con un suo scritto, come una poesia, un pensiero, un saggio breve, ispirato dal periodo di sospensione e riflessione del lockdown. Gli autori coinvolti, tra cui anche artisti professionisti, hanno realizzato lavori che oltrepassano le dimensioni tradizionali per sfociare in sperimentazioni e sguardi trasversali sull’esistenza. Osserviamo ad esempio la testimonianza bergamasca Minumun. Io, l’arte e mia nipote al tempo della pandemia del maestro Mario Cresci, che ha reinventato la fotografia confermandola sempre più come arte visiva; la sua immagine è tratta da una serie nata durante i giorni del Coronavirus, “quando stavamo tutti a casa e lo sguardo si posava sulle piccole cose che normalmente non vedevamo o davamo per scontate. Gli oggetti in particolare dentro al nostro spazio quotidiano hanno iniziato ad animarsi, a muoversi, ruotando su sé stessi, oppure moltiplicandosi o specchiandosi con altri[1].

Lo scatto del noto fotoreporter americano del National Geographic, Michael Christopher Brown, è dedicato alla figlia Poppy, con cui lui trascorreva ogni giorno durante il blocco; durante una delle passeggiate quotidiane per le vie del quartiere notò l’ombra della piccola per la prima volta, prendendo consapevolezza di come proprio le limitazioni possono indurre a compiere riflessioni esistenziali in cui generalmente non si è soliti avventurarsi nella frettolosa quotidianità della vita ordinaria.

E non possiamo evitare di notare lo stridore con cui le parole “la bellezza salverà il mondo” campeggiano sulla rappresentazione ingrandita delle cellule virali, scandite da colori espressivi, nell’immagine proposta da Alfredo Pirri, in cui il virus, come scrive Luciano Marucci, “evidenzia il suo inarrestabile potere autogenerativo per espandersi ovunque, sfidando perfino la scienza. Ha l’aspetto di un corpo umanoide dal lato pittorico-plastico seducente e, a un tempo, malefico […] Siamo di fronte a un enigmatico soggetto virtuale performativo che tende a interagire con i fruitori contaminandoli mortalmente”.
Lo scatto di Federica Chiara racconta senza perifrasi di un’individualità solitaria, scialba, malinconica, che sceglie l’inattività in mancanza di un obiettivo e di un orizzonte di senso, quell’individualità di cui ciascuno di noi potrebbe aver rivestito i panni durante il lockdown.

E ancora, Futura Tittaferrante pone a confronto due mondi, quello della natura, vasta e maestosa, e dell’uomo, che alla natura vuole porre dei limiti dimenticando altresì la ricerca di un equilibrio che ridimensioni le sue pretese di onnipotenza e che lo aiuti a riporre fiducia nei confronti di una natura dalla quale spesso si sente sovrastato.
Vediamo dunque come la città etnea, nonostante la riduzione di offerte culturali a causa dell’emergenza sanitaria in atto, continui ad accogliere turisti e visitatori proponendo l’arte come simbolo di speranza e consegnando ai posteri le memorie di un momento storico denso di significati, criticità, interrogativi.


[1] Mario Cresci,  https://www.fondazioneoelle.com/sinedie/2020/05/20/mario-cresci/

 

Didascalie immagini

  1. Giuliano Severini, Intervallum, 2020
  2. Michelangelo Pistoletto, Il ruolo dell’arte nella pandemia è la sensibilità, 2020
  3. Micheal Christopher Brown, 2020
  4. Alfredo Pirri, 2020
  5. Federica Chiara, Senza titolo, 2020

IN COPERTINA
Giuliano Severini, Intervallum, 2020
[particolare]

Luogo:
Palazzo della Cultura,
Via Vittorio Emanuele II, 121,
Catania

Orari:
da martedì a domenica,
10:00-13:00 e 16:00-19:00

 

Dove e quando

Evento: Sine Die: Il mondo ai tempi del Coronavirus
  • Fino al: – 04 October, 2020
  • Sito web